14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Mentre continuano i raid Usa, condannati da Mosca

Libia, il premier al Serraj annuncia una visita in Russia. Altro punto per Putin?

Nonostante la vicinanza di Mosca alla fazione del generale Haftar, e l'estemporaneo intervento Usa in Libia, il premier Serraj ha annunciato una visita in Russia. Cosa ne penserà Washington?

TRIPOLI - Mentre gli Stati Uniti continuano a bombardare target dello Stato islamico nell'area di Sirte, il premier del governo di accordo nazionale libico Faez al Serraj annuncia che presto effettuerà una visita in Russia. «Alti responsabili libici hanno visitato la Russia di recente e potrei visitare Mosca presto con il volere di Allah», ha affermato al Serraj, rispondendo ad una domanda dell'agenzia russa «Sputnik» su una eventuale visita a Mosca. «La Libia è legata alla Russia con buone relazioni e cerchiamo di cooperare con loro (i russi) in numerosi settori ed in precedenza ho incontrato l'ambasciatore russo in Libia con il quale abbiamo discusso i settori di collaborazione e la riapertura dell'ambasciata russa», ha aggiunto il capo del governo riconosciuto dalle Nazioni unite.

Guai a escludere la Russia
Il premier libico ha d'altro canto sottolineato che i bombardamenti americani continueranno, anche se per un periodo di tempo definito. Bombardamenti che in realtà Mosca ha condannato, ricordando come l'intervento non fosse autorizzato dal Consiglio di sicurezza Onu. Una puntualizzazione che è suonata, più che altro, come un monito rivolto all'improvviso attivismo di Obama nella regione, dopo il disastroso intervento del 2011. Da un lato, Putin ha ricordato a Washington che, per perseguire una seria lotta al terrorismo islamico, è necessario l'impegno e la cooperazione di tutte le potenze in campo. Come a dire: guai a escludere la Russia. Dall'altro lato, Mosca sembra sempre più determinata a non limitarsi al teatro siriano, soprattutto quando si tratta di sfidare la prepotente supremazia di Washington.

La posizione di Mosca in Libia
D'altra parte, la posizione della Russia in Libia è quantomai ambigua. A giugno, l'esecutivo del premier al Serraj aveva chiesto a Mosca il suo appoggio per porre fine all'embargo di armi e al congelamento del fondo sovrano libico. Ma è anche nota la familiarità che il generale Haftar, di cui il governo rivale di Tobruk è espressione, ha con la Russia. Governo che avrebbe provveduto a distribuire qualche mese fa 4 miliardi di dinari libici stampati proprio in Russia. Del resto, secondo alcuni think-tank americani, Mosca avrebbe già provveduto a rifornire di armi il generale Haftar, nel contesto della guerra contro l'Isis.

Quel filo rosso che lega la Russia ad Haftar
Tra l'altro, l'uomo forte della Cirenaica è stato di recente avvistato in Russia, forse nel tentativo di trovare supporto economico, politico e militare visti i buoni rapporti tra Mosca e Il Cairo, che lo sostiene. Già nel febbraio del 2015, Vladimir Churkin, capo della missione russa alle Nazioni Unite, dichiarò ai giornalisti che Mosca stava prendendo in considerazione di fornire sostegno al governo di Tobruk anche con le armi e, se necessario, di imporre un blocco navale sulla Libia per impedire la consegna di rinforzi ai jihadisti via mare. Ad ottobre, fu lo stesso generale cirenaico a parlare apertamente del sostegno militare che Mosca gli aveva promesso. C'è da dire che, ai tempi, il governo dell’est libico godeva di un più ampio riconoscimento internazionale rispetto ai rivali tripolitani, poiché il suo Parlamento (HoR) esprimeva una effettiva rappresentanza elettorale: è proprio per questo che gli accordi arrivati a dicembre sul percorso di formazione del Gna (Governament of national accord) prevedevano che fosse proprio l’HoR a votare la fiducia per costituire definitivamente il nuovo esecutivo. Una fiducia che, però, nei fatti non è mai arrivata.

Interessi economici
Dopo l'insediamento di Fayez al Serraj, il premier scelto sotto l'egida Onu, e a seguito del grande vertice di Vienna sulla Libia, presieduto da Stati Uniti e Italia, l’ambasciatore russo Ivan Molotkov ha annunciato un riallineamento con la comunità internazionale, dichiarando che l'eventuale fornitura di armamenti sarebbe stata diretta a Tripoli. Ufficialmente, Mosca non è contraria al governo di unità nazionale di Serraj, almeno qualora giungesse la fiducia di Tobruk. Dal punto di vista economico, l'influenza russa sul sistema di sicurezza e difesa libico è storica, e dura da decenni: nel 2008, la Russia annullò il debito libico in cambio di una firma per una fornitura di armamenti da 4 miliardi di dollari: nel 2011, poco prima della caduta, il rais Muammar Gheddafi, aumentò il commercio a 10 miliardi, ma la risoluzione Onu che dopo la fine del regime impedì il commercio di armamenti bloccò la commessa. Quanto all'energia, Putin non ha certo bisogno del gas e del petrolio dalla Libia, ma non disdegna di vendere know-how e tecnologie ai tanti impianti dei giacimenti da saggiare nell'Est ricchissimo di petrolio, che fa gola pure ai francesi e agli anglo-americani.

Interessi strategici
Mosca, però, in Libia vedrebbe interessi anche strategici. In particolare, quello del gigante nordafricano potrebbe essere un teatro privilegiato per tenere testa a Washington, che vi è intervenuta, tra le altre cose, per salvaguardare la propria politica di potenza, anche nei confronti di una Russia tornata sulla scena globale attraverso l'intervento in Siria. E in quest'ottica, le parole del premier al Serraj rappresentano, per Mosca, un successo diplomatico. E per Washington preannunciano un nuovo, possibile, scacco, perlomeno nell'ottica della sua missione - già clamorosamente fallita in Medio Oriente - di isolare e mortificare a livello globale la Russia.