Gli americani sono chiamati a scegliere

Se nel triangolo Putin-Trump-Clinton si scontrano due visioni opposte dell'America nel mondo

Le polemiche riguardanti i rapporti tra Trump e Putin innescate dalle accuse lanciate da Hillary Clinton non sono solo chiacchiere da campagna elettorale. Ecco perché dietro c'è molto di più

NEW YORK - Non c'è dubbio: Donald Trump ha già ampiamente dimostrato la sua abilità a sovvertire completamente le convenzioni a cui le precedenti campagne presidenziali americane ci avevano abituato, e continua imperterrito a darne prova. L'ultimissimo caso è avvenuto non molte ore fa, quando il tycoon è tornato sul caso delle e-mail che hanno svelato i giochetti del partito democratico per favorire Hillary Clinton rispetto a Bernie Sanders. Ne abbiamo già parlato: la «geniale» trovata dello staff della candidata è stata quella di accusare pubblicamente di hackeraggio la Russia di Vladimir Putin, astutamente spostando il focus dell’attenzione dalla vicenda in sé (che ha messo in serio imbarazzo l’establishment democratica) al «nemico» di sempre Vladimir Putin.

L'appello di Trump a Mosca
E qui arriva The Donald. Il quale, nel ribattere a quelle accuse, volte a rovesciare il pubblico biasimo sul rapporto di «simpatia» ventilato tra lui e il Presidente russo, invece che incaponirsi in rassicuranti ma forse poco autentiche smentite, ha finito per confermare (sarcasticamente) il cliché. E così, con la stampa occidentale impegnata a definirlo il «cagnolino di Putin», Trump si è lasciato andare a un appello a Mosca decisamente scandaloso per l’America: «Russia, se sei in ascolto, spero che sarai in grado tu di portare alla luce le 30.000 e-mail scomparse», ha dichiarato. «Penso che probabilmente la nostra stampa ti ringrazierà», ha aggiunto.

E così Donald conferma il cliché
Le e-mail a cui si riferiva Trump erano quelle che hanno messo nei guai Hillary Clinton per aver, da segretario di Stato, utilizzato un server privato anziché quello della Casa Bianca. E-mail delle quali, ovviamente, si sono perse le tracce. L’invito del candidato repubblicano ha fatto particolare scalpore non solo per la bizzarra richiesta indirizzata alla Russia, nemico ufficiale di Washington, ma anche perché giunge a pochi giorni di distanza da quando lo staff di Hillary Clinton ha pubblicamente accusato il Cremlino di aver hackerato i server del partito democratico per «favorire» lo stesso Trump.

Putin un leader migliore di Obama
Apriti cielo. Le reazioni alla boutade erano largamente prevedibili: Trump è anti-democratico, Trump vuole che il nemico spii l’America, Trump non potrà mai essere un Comandante in Capo credibile per l’America. Critiche prevedibili e nemmeno così peregrine, ma il tycoon – lo ha dimostrato più volte – non è uno da farsi intimorire dallo sdegno dei benpensanti. Così, ha deciso di rimanere saldo sulla sua linea. E, intervistato dalla Fox, non si è limitato a sottolineare che l’invito alla Russia a «spiare» la Clinton era «sarcastico». No. Trump ha sottolineato anche come, per lui, Vladimir Putin sia un leader migliore di Barack Obama, il quale leader non lo è mai stato. E ha ribadito che, a suo avviso, un reset con la Russia «sarebbe una cosa buona, non cattiva».

Quello che i media volevano sentirsi dire
Proprio quello che i media occidentali volevano sentirsi dire, insomma. Se da un lato il tycoon ha cercato di riportare l’attenzione sul tema per lui più rilevante – lo scandalo delle e-mail di Hillary Clinton e le «congiure» del Comitato nazionale democratico a suo favore –, l’accenno successivo a Putin ha nuovamente catalizzato l’attenzione della stampa sul rapporto del miliardario americano con il Presidente russo.

Due visioni dell'America nel mondo
E’ chiaro che in ballo non c'è soltanto qualche boutade da campagna elettorale. In ballo c’è molto di più: perché Hillary Clinton e Donald Trump stanno proponendo agli americani due visioni degli Stati Uniti nel mondo del tutto contrapposte, soprattutto quando si tratta del tema più «caldo» in politica estera: la Russia. La prima, nel suo discorso a chiusura della convention democratica, ha ribadito il suo posizionamento sulla linea «dura» del suo predecessore, identificando in Mosca il «nemico». «Sono orgogliosa di stare al fianco degli alleati della Nato contro qualsiasi minaccia, anche quelle dalla Russia», ha dichiarato la candidata democratica, lanciando una chiara frecciata al suo rivale repubblicano. Dall’altra parte, Donald Trump non ha fatto altro che confermare, almeno agli occhi della stampa, le accuse di vicinanza a Vladimir Putin. E non solo con quell’invito sarcastico ad hackerare le e-mail della Clinton, e neppure soltanto con le varie attestazioni di stima nei confronti del Presidente russo. Il tycoon ha espressamente ammesso di considerare l'Alleanza atlantica – rigorosamente centrale nella «dottrina Obama-Clinton» – un organismo ormai vetusto, un residuo della Guerra fredda più dispendioso che utile. Trump ha anche velatamente dichiarato che la difesa degli alleati est-europei non avverrebbe in modo automatico, ma che ricorrerebbe all’articolo 5 del Trattato Nato solo dopo aver verificato che questi «hanno adempito ai loro obblighi nei nostri confronti». Il tutto, proprio mentre Obama sta continuando imperterrito a rinforzare il suo scudo anti-missilistico a ridosso del confine con la Russia, e prosegue nella politica delle sanzioni.

Russia il tallone d'Achille di Trump?
Non c’è dubbio che il tema dei rapporti con la Russia abbia tutte le carte in regola per orientare l’opinione pubblica americana e influenzarne le intenzioni di voto. Bisogna vedere quanto gli Usa siano pronti ad accettare un reset con quello che, negli scorsi 8 anni, gli è stato presentato come il suo peggior nemico. Così, in un’America anestetizzata dalla propaganda anti-Mosca, le posizioni concilianti di Trump potrebbero rivelarsi il suo tallone d’Achille.