4 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Car Jihad

Strage di Nizza, cos'è la strategia della Car Jihad usata da Bouhlel

La «car Jihad», cioè l'uso dei veicoli per uccidere, è una vera e propria strategia di guerra dei jihadisti. La premonizione della strage di Nizza ebbe luogo già nel lontano 2014, quando vennero diffusi gli ordini di sterminio dal portavoce del Califfato.

NIZZA - Di «car Jihad» come strumento di morte usato dai jihadisti ha parlato oggi anche il ministro degli Interni Angelino Alfano al termine di una riunione convocata per la strage di Nizza. Usare un veicolo per uccidere, come ha fatto ieri sera Mohamed Lahouaiej Bouhlel, massacrando almeno 84 persone, fa parte ormai di una strategia ben precisa ed anche ben propagandata dai tagliagola dello Stato Islamico (Isis).

La strategia della «car Jihad»
L'organizzazione terroristica di Abu Bakr al Baghdadi, infatti, dopo aver moltiplicato il meccanismo delle autobomba sul campo di battaglia, ha chiamato i suoi adepti, sia in rete sia con sermoni o filmati, a usare veicoli come arma letale negli attentati contro i «miscredenti». Questo folle meccanismo è stato adottato da altri gruppi radicali islamici non formalmente legati all'Isis, come nel caso dei Territori palestinesi, dove gli investimenti di israeliani con automobili si contano a decine.

La premonizione della strage di Nizza
A «teorizzare» per primo questa strategia nel dicembre 2014 è stato il portavoce del Califfato in Siria, Abu Muhammed al-Adnani al-Shami, con una registrazione audio del dicembre 2014 che da ieri sera è rilanciata dagli internauti jihadisti, macabra premonizione dell'attacco di Nizza. «Uccidete tutti i miscredenti ed in qualsiasi modo, in particolare francesi ed europei, americani o canadesi, anche se sono dei civili. Fate ogni vostro sforzo per uccidere un americano o un francese oppure uno qualunque tra i loro alleati», esortava al-Adnani, rivolgendosi ai cosiddetti «lupi solitari».

Gli ordini di sterminio contro i «miscredenti»
Le parole del portavoce del Califfato mettono i brividi e vale la pena riportarle tutte: «Se non siete in grado di trovare una bomba o una pallottola, allora prendete una pietra e con quella spaccate le teste degli infedeli, sgozzateli con un coltello, gettateli da un dirupo, investiteli con una automobile. Se non siete in grado di fare tutto ciò, bruciate le loro case e macchine, le loro attività commerciali, i loro campi. E se proprio non siete in grado di fare neanche questo, allora sputate loro in faccia», proseguiva.

Il discorso del braccio destro di Al Baghdadi
Un discorso, quello del braccio destro di Al Baghdadi, che è diventato per i jihadisti come un mantra, una sorta di «surat», insieme di versi coranici citati come insegnamento e ripetuto con decine di videomontaggi postati sui social media, immagini di simulazione della pratica suggerita. «Car Jihad», per esempio è il titolo di uno di questi filmati, tra i più visualizzati, postato in rete il 19 dicembre 2015, con la stemma e la bandiera dell'Isis.

Tutti i precedenti dal 2008
Oggi Alfano ha spiegato che la tipologia di attentato è stata analizzata durante la riunione del Casa e ha dettagliato i precedenti, ricordando le parole di Al Adnani e sottolineando che il meccanismo della car jihad ha precedenti più lontani: «nel 2008 quando un arabo israeliano si gettò su auto e passanti a Gerusalemme, con una ruspa sottratta poco prima da un cantiere», o quando nel maggio 2013 a Londra due attentatori di origine nigeriana si scagliarono con la loro auto contro un soldato dell'esercito britannico per poi infierire sulla vittima con un'arma da taglio, e ancora il 20 ottobre del 2014 quando a Montreal, in un sobborgo, un uomo investì con l'auto due militari canadesi, uno dei quali è deceduto nell'impatto, l'altro ferito.

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