25 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Quali conseguenze?

Turchia, la svolta di Erdogan: dalla politica del conflitto alla politica della «pace»

La nuova fase della politica estera turca, inaugurata con la recente normalizzazione dei rapporti con Israele e Russia, pare proseguire a vele spiegate. Ecco cosa sta accadendo e cosa accadrà

ISTANBUL - La nuova fase della politica estera turca, inaugurata con la recente «normalizzazione» dei rapporti con Israele e Russia, pare proseguire a vele spiegate. Nel segno della «pace» e dell' «amicizia», assicura Recep Tayyip Erdogan. Una inversione di rotta interpretata da molti come una costrizione in cui si è trovata Ankara dato il crescente isolamento nella regione - e non solo - l'esclusione dai giochi di potere in atto in Siria, nonchè le conseguenze economiche negative causate dal deterioramento dei rapporti con i partner regionali. Come ha affermato il premier Binali Yildirim, Ankara ora persegue «la volontà di sviluppare relazioni amichevoli, pacifiche e realistiche» a partire dai Paesi della regione fino all'Unione europea e agli Stati Uniti «per accrescere la reputazione della Turchia». Per diversi osservatori, tuttavia, si tratta di un percorso tutt'altro che lineare.

La politica del conflitto non è sostenibile
«Ankara ha visto che la politica del conflitto non è sostenibile. Abbiamo di fronte un governo - quello turco - che non ha più vicini e che ha litigato sia con l'UE che con gli USA. L'esecutivo ha visto che non può ottenere alcun risultato da questa situazione», commenta l'esperto della regione Fehim Tastekin. Ma quali le motivazioni e le possibili conseguenze dei passi di riconciliazione avviate dalla Turchia?

Normalizzazione Russia-Turchia. Ripercussioni sulla Siria
Il primo interrogativo sulle relazioni ristabilite tra Ankara e Mosca riguarda l'impatto che queste potranno avere in Siria. Dopo l'abbattimento di un caccia russo da parte dell'aviazione di Ankara, ai velivoli turchi è di fatto stato vietato di sorvolare la Siria. L'analista Asli Aydintasbas ipotizza che uno dei primissimi risultati della riconciliazione sarà il ritorno dell'aviazione turca nello spazio aereo siriano. Questo, secondo la politologa, da una parte permetterebbe ai jet turchi di bombardare l'Isis sulla linea Jarablus-Dabiq-Mare, facendo ritirare i jihadisti dello Stato islamico, dall'altra darebbe ad Ankara la possibilità di cercare di formare una zona cuscinetto per impedire che i cantoni curdi [Afrin, Jazira e Kobane] si possano unire. "È anche possibile che per l'inverno si instauri tramite Mosca un dialogo con al Assad, nel tentativo di formare un asse comune con Damasco e Mosca contro i curdi siriani del PYD", commenta Aydintasbas.

Nuovo rischio jihadista
Con tutto ciò, le autorità russe hanno affermato che le scuse non sono sufficienti e che la Turchia deve adottare una nuova politica in Siria non dando più sostegno ai gruppi jihadisti. Questa «condizione» potrebbe avere importanti ricadute sulla Turchia, come scrive l'analista Nuray Mert. L'esperta ricorda che i jihadisti provenienti dal Caucaso e dall'Asia centrale che «fino a ieri facevano tranquillamente avanti e indietro tra la Turchia e la Siria e che hanno le famiglie insediate in Turchia» ora sono considerati «terroristi di al-Nusra e dell'Isis» e perseguiti da parte di Ankara. «Era impossibile che la situazione non degenerasse e infatti sia i Paesi occidentali che la Turchia hanno iniziato a scontarne le conseguenze. Da una parte non sarà affatto facile spiegare l'accordo con la Russia ai ceceni e ai dagestani che fino a ieri ricevevano supporto contro la Russia. D'altro canto la normalizzazione dei rapporti con Mosca richiederà una maggiore esclusione di questi elementi. Come questo potrà avvenire e a che costo resterà una questione di non facile risoluzione», conclude Mert.

Riconciliazione Israele-Turchia. Il fattore Iran
Sul piano politico la riconciliazione con Israele, secondo numerosi osservatori, rientra nel piano turco di impedire che l'Iran - suo rivale regionale storico - estenda la propria influenza territoriale. «Non a caso, anche l'Arabia Saudita con cui ultimamente la Turchia si trova in strettissimi rapporti, si trova vicina ad Israele come non mai», sottolinea l'analista Soli Özel. Sulla stessa scia si trova anche la politologa Nuray Mert secondo la quale tali alleanze comportano però il rischio di alimentare nuove tensioni settarie, mettendo in repentaglio anche i rapporti turco-iraniani. Per l'analista, con la recente promessa di Erdogan di concedere la cittadinanza turca ai circa 3 milioni di rifugiati siriani, esiste il rischio che le tensioni settarie della regione possano estendersi alla stessa Turchia. Per Fehim Tastekin, invece, che ricorda come in passato l'approccio interventista della Turchia su diversi fronti - dall'Iraq alla Siria e dal Libano allo Yemen - non sia mai riuscito a intralciare i piani regionali dell'Iran, Ankara può tornare ad essere influente nella regione solo collaborando con Teheran.

Normalizzazione Turchia-Israele. Il fattore economico
Un altro importante fattore che ha giocato ampio ruolo nei tentativi di riconciliazione con la Turchia è l'economia. Quella turca è sempre più fragile, anche per i rapporti conflittuali con i vicini e la notevole riduzione del mercato arabo - da cui una crescente scontentezza tra la popolazione turca, le cui preferenze elettorali risultano strettamente legate alle questioni economiche. Tra gli effetti più gravi della crisi con la Russia risultano esserci le ripercussioni economiche che hanno colpito in particolare i settori del turismo, dell'edilizia e dell'agricoltura turchi. Mentre l'embargo di Mosca al turismo è terminato da poco (con un bilancio di oltre 2,5 milioni di visitatori russi in meno nel 2016 rispetto a un anno prima) il premier russo Dmitri Medvedev ha sottolineato che «l'avvio del processo di normalizzazione non significa aprire di corsa tutte le porte». E difatti, l'esportazione dei prodotti ortofrutticoli turchi in Russia (diminuita dell'81% negli ultimi 6 mesi) risulta tutt'ora bloccata, mentre le autorità russe hanno detto che l'embargo per i prodotti alimentari turchi verrà eliminato gradualmente e senza danneggiare i produttori locali.

Affari
Per quanto riguarda invece i rapporti economici tra Turchia e Israele va ricordato che nonostante la crisi, negli ultimi 6 anni il volume di affari tra i due Paesi è cresciuto del 27% . Secondo gli esperti, uno dei risvolti economici più importanti dell'accordo siglato con lo Stato ebraico, potrebbe riguardare il trasferimento del gas israeliano estratto dai giacimenti Tamar e Leviathan verso l'Europa, passando attraverso la Turchia. Israele necessita di nuovi mercati dove far fruttare le fonti energetiche e la stessa Turchia - considerato l'alto tasso di popolazione e le quantità di consumo - costituirebbe un mercato vantaggioso da questo punto di vista.

(Fonte Askanews)