20 agosto 2019
Aggiornato 03:00
Il magnate repubblicano sarebbe più a sinistra della Clinton

Se ora Donald Trump svolta... a sinistra

I media conservatori americani lanciano l'allarme: e non perché il tycoon è troppo «estremista», ma perché starebbe svoltando pericolosamente a sinistra

Donald Trump svolta a sinistra?
Donald Trump svolta a sinistra? Shutterstock

NEW YORK - La vittoria di Bernie Sanders in Virginia non cambierà probabilmente il risultato finale delle primarie democratiche - che verosimilmente si concluderanno con la nomination di Hillary Clinton -, ma, secondo il New York Times, potrà perlomeno modificare l'agenda dell'ex segretario di Stato, che dovrà tentare l'ardua impresa di convincere l'elettorato orfano di Sanders. Ma, paradossalmente, l'ex First lady potrebbe non essere la candidata più a sinistra nella sfida alla Casa Bianca. Perché Donald Trump pare stia virando ben più a sinistra di lei.

'Traditore' sul libero mercato?
Che il magnate americano avesse ben poco a che fare con il Partito repubblicano - il cui establishment, ora che ne è ufficialmente il candidato, non fa che osteggiarlo - lo si era già capito. Ma che addirittura Trump potesse essere più progressista della rivale democratica pareva inimmaginabile. E invece, i media americani stanno documentando già da qualche giorno il bizzarro fenomeno, in quella che è considerata la campagna elettorale più fuori dalle righe della storia. Non a caso, il conservatore Wall Street Journal si preoccupa non tanto di una possibile deriva «estremista» del tycoon, ma, piuttosto, di un suo esplicito tradimento del «mantra» dell'ideologia repubblicana per eccellenza: quello del libero mercato. Perché le ultime proposte di Trump - che riguardano l’aumento del salario minimo e l’innalzamento delle tasse ai ceti più abbienti -  sembrano andare dappertutto tranne che a destra.

Simpatie per Sanders
Un'analisi sostanzialmente condivisa anche dal Washington Post, che ricorda, peraltro, il recente «endorsement» di Trump per il candidato democratico Bernie Sanders: «Ora, non sono un fan di Sanders» – aveva dichiarato – «ma ha ragione al 100%. Al 100%: Hillary Clinton è totalmente controllata da chi la finanzia. E’ completamente controllata da Wall Street». Un’affermazione che potrebbe sembrare più diretta ad attaccare la Clinton che a dare ragione a Sanders. Ma in realtà, questo non è il solo punto in cui The Donald sembra paradossalmente avere qualcosa in comune con il «socialista» Bernie. Anche sulle questioni più delicate – libero scambio e interventismo in politica estera – i due non appaiono lontani come ci si potrebbe aspettare. Addirittura, Trump ha definito un vero «disastro economico» il North American Free Trade Agreement, accordo sul libero mercato voluto dall’ex presidente repubblicano Bush e sostenuto dalla democratica Clinton. Anche sugli ambigui e asimmetrici effetti del TTIP Trump e Sanders si sono mostrati ugualmente scettici. 

Poco repubblicano sulla spesa pubblica
Del resto, se Trump è favorevole ad alzare le tasse ai ceti più abbienti, il tycoon potrebbe addirittura soffiare alla Clinton il placet della middle class. Anche in merito all’altro mantra repubblicano – quello del controllo della spesa pubblica – il miliardario è decisamente un outsider, dato che il taglio alla tassazione promesso porterebbe a un grande aumento del debito. Senza contare la sua antipatia per Wall Street – spesso invece associata a Hillary Clinton –. Il piano di Trump, insomma, è esattamente il contrario alla ricetta liberal dell’ex segretario di Stato, definita in gergo una politica «tax-and-spend», che alza le tasse per finanziare la spesa pubblica. La proposta del magnate include l’allargamento dell’accesso all’assicurazione medica per i veterani, insieme a programmi di assistenza che riguardano, ad esempio, l’indennità di disoccupazione e il Medicare: un piano che – stima il Financial Times –, se accoppiato con l’idea di tagliare le tasse, potrebbe aggiungere dagli 11 ai 15mila miliardi di dollari al debito americano nei prossimi 10 anni. Contro la più «modesta» cifra di 1800 miliardi richiesta dal piano della Clinton.

Sorpasso a sinistra
E’ innegabile: le posizioni ben poco ortodosse di Trump hanno aggiunto benzina sul fuoco nei già complicati rapporti del magnate con il Grand Old Party. «Qualcuno potrebbe dire che non sono sufficientemente conservatore sul commercio» – ha dichiarato di recente. «Io credo nel libero commercio che tutti amano, ma siamo stati sconfitti dalla globalizzazione a causa di leader incompetenti. Che non sanno fare affari». E all’ABC ha aggiunto: «Non dimenticate che questo si chiama Partito repubblicano, non conservatore».  Insomma, è indubbio che, con un rivale imprevedibile e incasellabile come The Donald, per Hillary il gioco si fa ancora più duro. L'ex First lady dovrà ponderare con estrema attenzione come proseguire la propria campagna. Perché, dopo aver quasi evitato di essere battuta dal socialista Sanders in campo democratico, ora potrebbe essere Trump a sorpassarla a sinistra. Con una manovra, neanche a dirlo, da «ritiro della patente».