28 giugno 2022
Aggiornato 22:30
In attesa del referendum sulla Brexit

Dopo il voto austriaco è ufficiale: l'Europa è a un passo dal baratro

Proprio mentre Barack Obama, dalla Germania, esortava l'Europa all'unità, gli austriaci hanno incoronato al primo turno delle presidenziali il candidato di estrema destra anti-Ue. Questo è solo l'ultimo tassello di un puzzle che raffigura un'Europa odiata e aborrita dagli stessi europei. E l'epilogo potrebbe coincidere con l'ormai prossimo referendum sulla Brexit.

Nelle elezioni presidenziali austriache ha prevalso in candidato di estrema destra anti-Ue.
Nelle elezioni presidenziali austriache ha prevalso in candidato di estrema destra anti-Ue. Foto: Shutterstock

VIENNA - I sondaggi già prevedevano un vero e proprio terremoto politico, profetizzando l'esclusione dal ballottaggio dei due partiti - i popolari e i socialdemocratici - che hanno governato l'Austria per oltre mezzo secolo. Ma il risultato delle elezioni presidenziali è stato ancora più stupefacente del previsto. E non soltanto perché al primo turno ha avuto la meglio, con il 35% dei voti, il candidato del Partito della Libertà (Fpoe), formazione di estrema destra. Per avere il quadro della situazione, infatti, è necessario allargare lo sguardo a un panorama più ampio e complessivo.

Obama dalla Merkel e le elezioni in Serbia
In effetti, proprio mentre in Austria i cittadini esprimevano la propria sfiducia verso i partiti tradizionali, il proprio timore per la crisi migratoria in corso e il malcontento verso Bruxelles, Barack Obama, dalla Germania, offriva il proprio assist alle politiche d'accoglienza di Angela Merkel, e, soprattutto, diceva che il mondo - Stati Uniti in primis - ha bisogno di un'Europa sempre più forte e unita. La stessa tesi è stata sostenuta dal presidente Usa durante il suo viaggio in terre britanniche, dove Obama si è fortemente espresso contro la Brexit. Come se non bastasse, all'incirca nelle stesse ore in cui gli austriaci esprimevano il proprio voto, anche i serbi si recavano alle urne, incoronando sì il progressista ed europeista Aleksandar Vucic, ma anche riammettendo in Parlamento l'estrema destra antieuropeista e filorussa dell’ultranazionalista Vojislav Seselj. Un voto che è ancora più significativo, se si pensa che rappresentava di fatto una vera e propria scelta di campo: da un lato l'Europa, dall'altro la Russia. Un voto che ha dimostrato come, tra i serbi, siano in molti ad essere convinti che solo Putin possa garantire al Paese un futuro che Bruxelles non potrà mai offrire.

Dopo il referendum olandese, in attesa di quello britannico
La divaricazione è evidente: da un lato Barack Obama che «fa il tifo» per un'Europa compatta; dall'altro, l'Europa stessa - quella dei cittadini, di chi ogni giorno vive sulla propria pelle il risultato di certe politiche - che scalpita per andare nella direzione esattamente opposta. Difficile non notare il cortocircuito in atto, ancora più evidente se si aggiungono ulteriori pezzi al già scomposto puzzle. Il voto austriaco, infatti, è giunto a poche settimane dal referendum olandese che ha bocciato il trattato di associazione tra Ue e Ucraina, che era, di fatto, un referendum su Bruxelles. Come se non bastasse, la chiamata alle urne dei nostri vicini al di là del Brennero anticipa di qualche mese un altro referendum che fa letteralmente tremare l'Europa: quello sulla permanenza del Regno Unito nell'Ue. 

Sullo sfondo, la crisi migratoria
Senza contare, poi, la crisi migratoria che fa da sfondo a tutto ciò, e che molto ha influenzato il risultato del voto austriaco. Una crisi davanti alla quale l'Europa si è inizialmente impegnata a lavorare insieme, per poi far trapelare tutte le difficoltà, le divisioni e i cortocircuiti che già da tempo ne minavano le fondamenta. L'ultimo emblema del drammatico destino europeo proviene proprio dalle terre austriache: è la barriera che Vienna sta facendo costruire al confine con il Brennero, per assicurarsi che i migranti sbarcati sulle coste italiane non tentino di raggiungere il Nord. Una barriera, peraltro, voluta da un governo socialista: eppure, i cittadini hanno dato il proprio voto a una formazione di estrema destra, per tradizione ancora più rigida sull'immigrazione.

L'inizio della fine?
L'esegesi di quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti: in Austria - come già avvenuto altrove - sta crollando l'impalcatura della libera circolazione, uno dei pilastri fondamentali dell'Ue. E se uniamo tutti i pezzi del puzzle, il risultato è ancora più apocalittico: ciò che sta veramente crollando è l'impalcatura generale dell'Unione, la sua identità e i suoi valori fondativi. L'avanzata delle destre e degli euroscettici, da più di un anno a questa parte, sta interessando l'Europa da Nord a Sud, e, sull'onda della crisi dei rifugiati, è arrivata a sfiorare il Paese che, per ragioni storiche, è oggi più allergico a certe forme di demagogia: la Germania di Angela Merkel. Tutti presagi che, in attesa del temutissimo referendum sulla Brexit, per l'Unione europea appaiono particolarmente foschi.