8 agosto 2020
Aggiornato 17:00
Intesa nucleare con lran e ddl del Congresso complicano i legami

Obama in Arabia Saudita, per ricucire con il prezioso alleato di sempre

Quando domani arriverà a Riad, Barack Obama tenterà di ricucire i legami tra Arabia Saudita e Stati Uniti. Messi a repentaglio dall'accordo con l'Iran, dalla crisi del petrolio e da un ddl al vaglio del Congresso

NEW YORK - Quando domani arriverà a Riad, Barack Obama tenterà di ricucire i legami tra Arabia Saudita e Stati Uniti. Già messi a repentaglio dall'accordo sul nucleare tanto voluto dal presidente Usa con l'Iran (un rivale storico dei sauditi), quei legami rischiano un deterioramento ulteriore con un disegno di leggo al vaglio del Congresso nonostante l'opposizione della Casa Bianca. I legislatori sembrano intenzionati ad approvare un provvedimento che renderebbe l'Arabia Saudita penalmente responsabile per qualsiasi ruolo giocato negli attacchi terroristici a New York dell'11 settembre del 2001. E una recente intervista concessa da Obama all'Atlantic ha gettato le basi per una visita presidenziale tutt'altro che rilassata nella nazione, la quarta da quando Obama è diventato Commander in chief nel 2009. «E' chiaramente irritato dal fatto che l'ortodossia della politica estera lo forzi a trattare l'Arabia Saudita come un alleato», scriveva Jeffrey Goldberg dell'Atlantic.

Il rebus del petrolio
La relazione tra le due nazioni è complicata anche dal calo dei prezzi del greggio, pari a circa il 60% dai massimi del giugno 2014. Un accordo sul congelamento della produzione petrolifera tra Paesi membri e non dell'Opec non c'è stato domenica scorsa a Doha (Qatar) e il motivo deriva proprio dalle tensioni lungo l'asse Riad-Teheran. L'Arabia Saudita, il leader di fatto del cartello dei Paesi produttori, non vuole limitare la produzione ai livelli dello scorso gennaio se anche l'Iran non fa altrettanto. Ma quella nazione vuole invece tornare a estrarre greggio a pieno regime sfruttando la rimozione delle sanzioni occidentali, avvenuta a gennaio con l'implementazione dell'intesa sul nucleare siglata l'estate scorsa tra le principali potenze mondiali. Il tutto mentre la strategia saudita ha messo sotto pressione i produttori americani di shale oil a cui è dovuto il boom energetico della prima economia al mondo, sempre meno dipendente dall'energia altrui.

Segnali di distensione
A fronte di queste tensioni, ci sono comunque anche parziali segnali di distensione. L'Arabia Saudita accetterà nove detenuti di Guantanamo, il carcere di massima sicurezza americano a Cuba che Obama vuole chiudere prima del termine del suo mandato. Così facendo manterrebbe una delle sue promesse.

L'agenda
Dopo l'incontro domani con il re Salman bin Abdulaziz Al Saud, Obama giovedì vedrà leader e rappresentanti dei Paesi parte del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti oltre all'Arabia Saudita). Si discuterà certamente del conflitto in Siria e della lotta contro lo Stato islamico. Poi il presidente partirà per Londra, Regno Unito, da dove domenica si metterà in viaggio per recarsi ad Hannover, Germania. Qualunque sia l'esito della visita del presidente Usa, Riad guarda già al 2017 quando alla Casa Bianca arriverà un nuovo presidente. La speranza è che dopo l'approccio spiazzante di Obama, possa arrivare un leader prevedibile e di cui fidarsi. La preferenza pare sia per la candidata democratica Hillary Clinton.

(Con fonte Askanews)