19 novembre 2019
Aggiornato 10:30
Entusiasmo ai suoi comizi, ma la sconfitta appare quasi certa

Usa 2016, ecco perché Sanders non vincerà mai

Dopo sette sconfitte negli ultimi otto Stati al voto, tra il 22 marzo e il 9 aprile, le primarie di New York in programma domani serviranno a Hillary Clinton per ridare slancio alla sua campagna elettorale, in vista dei due mesi conclusivi di votazioni per la scelta del candidato democratico alle presidenziali statunitensi

NEW YORK - Dopo sette sconfitte negli ultimi otto Stati al voto, tra il 22 marzo e il 9 aprile, le primarie di New York in programma domani serviranno a Hillary Clinton per ridare slancio alla sua campagna elettorale, in vista dei due mesi conclusivi di votazioni per la scelta del candidato democratico alle presidenziali statunitensi. Il fatto che, da mesi, il successo a New York sia considerato sicuro, però, rende non privo di insidie il passaggio elettorale, considerando anche la lenta erosione del suo vantaggio su Bernie Sanders.

Il tentativo in extremis
Il senatore del Vermont, forte dell'entusiasmo delle decine di migliaia di persone attirate negli ultimi giorni ai suoi comizi, per ultimo quello di ieri a Prospect Park, a Brooklyn, proverà a conquistare la vittoria in alcuni quartieri di New York City, per dimostrare ancora di poter attrarre il voto di democratici che non fanno parte della sua base, composta soprattutto da giovani bianchi 'liberal', ed evitare una sconfitta troppo ampia che lo penalizzi eccessivamente nella divisione proporzionale dei 247 delegati in palio (in più ci sono anche 44 superdelegati).

Ha i numeri contro
Mesi fa, quando nessuno credeva che potesse essere un avversario temibile per Clinton, Sanders promise di portare avanti la battaglia fino alla fine delle primarie; non ci sono dubbi, ormai, che lo farà, ma i numeri continuano a essere dalla parte dell'ex segretario di Stato, che dovrebbe vincere a New York, in Pennsylvania e California, i tre Stati con più delegati in palio. Per comprendere quanto sia difficile il recupero per Sanders, basti pensare che non gli basterebbe vincere in questi tre Stati, ma dovrebbe farlo con un ampio margine, per sperare di battere Clinton, senza contare che quasi tutti i superdelegati, ovvero i leader del partito che parteciperanno alla convention nazionale, si sono già schierati a favore dell'ex first lady. Al momento, Clinton ha 1.307 delegati, Sanders 1.087; contando i superdelegati, l'ex segretario di Stato arriverebbe già a 1.776; per ottenere la nomination, ne servono 2.383.

Ma gli elettori di Sanders voteranno per la Clinton?
Il movimento a cui Sanders ha ridato voce, però, non può essere escluso da Clinton, che non a caso ha appoggiato la proposta di aumentare il salario minimo a 15 dollari all'ora, sostenuta dal movimento 'Fight for 15', cresciuto enormemente negli ultimi mesi. L'ex segretario di Stato, secondo Vox, appoggia la proposta pur essendo consapevole che sia una cattiva idea, per le numerose implicazioni economiche che ne scaturirebbero. In questo momento, però, come candidata democratica, non può mostrarsi insensibile di fronte a una richiesta così pressante da parte di un'ampia fetta del suo elettorato, in presenza di un avversario che non perde occasione per mostrarla come la candidata a favore di Wall Street e dei poteri forti. Il voto di domani, probabilmente, farà svanire l'illusione di una rimonta di Sanders, che ha preso forma nelle ultime settimane. Clinton, però, dovrà essere capace di convincere gli elettori del senatore socialista a votare per lei per vincere le presidenziali di novembre.

(Con fonte Askanews)