20 luglio 2019
Aggiornato 03:00
Il Re passa la palla ai gruppi parlamentari

Spagna, verso un ritorno alle urne?

Dopo la bocciatura del socialista Pedro Sanchez e con meno di due mesi di tempo per la formazione di un nuovo esecutivo, il monarca spagnolo Felipe VI ha deciso di rinunciare «per il momento» a un nuovo giro di consultazioni.

MADRID - Dopo la bocciatura del socialista Pedro Sanchez e con meno di due mesi di tempo per la formazione di un nuovo esecutivo, il monarca spagnolo Felipe VI ha deciso di rinunciare «per il momento» a un nuovo giro di consultazioni e lasciare che siano i gruppi parlamentari a condurre ulteriori trattative per poi eventualmente proporre una soluzione politica alla crisi.

Responsabilità
Come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, la corona sembra voler spingere i partiti ad assumersi le proprie responsabilità, dopo che un mese di negoziati non è stato sufficiente a Sanchez per trovare gli appoggi sufficienti a superare il voto di fiducia. Uno scacco che non ha precedenti (solo due volte si era andati al secondo voto di fiducia, a maggioranza semplice, sempre con esito positivo) e che getta nell'incertezza anche i costituzionalisti, in mancanza di una prassi consolidata.

Consultazioni
L'Articolo 99 della Costituzione, che regola l'iter per la formazione di un esecutivo, non è infatti mai stato sviluppato in una legge apposita: prevede che il re svolga «delle consultazioni» con i vari partiti, al plurale, il che lascia intendere che dopo il primo giro, in caso di fallimento, la procedura possa essere reiterata: a detta dei costituzionalisti tuttavia non è affatto chiaro che Felipe debba per forza procedere a un reincarico, o addirittura alle consultazioni, se non vi saranno prima i numeri necessari per un successo.

Primo incarico
Il primo incarico infatti era necessario per poter far partire l'orologio istituzionale, che prevede due mesi di tempo per la formazione di un esecutivo a partire dal primo voto di fiducia: ma spetta poi ai partiti trovare il necessario compromesso di qui al 3 aprile, e se questi si dichiarassero impotenti Felipe potrebbe semplicemente limitarsi a far trascorrere il tempo stabilito per poi sciogliere le Cortes e tornare alle urne - mettendo così bene in chiaro la responsabilità dei dirigenti politici.

Tutti contro tutti
Nel tutti contro tutti della politica spagnola uscita dalle urne del 20 dicembre scorso si ricomincia dunque dal patto fra i socialisti e Ciudadanos, un'alleanza trasversale osteggiata sia dal conservatore Partido Popular del premier uscente Mariano Rajoy che dalla sinistra radicale di Podemos, che hanno rifiutato ogni appoggio. Al momento, non si vedono molti spiragli per un compromesso: Rajoy - che spera ancora in un incarico, sebbene si troverebbe sostanzialmente nella stessa posizione di Sanchez - ha chiesto di incontrare il leader socialista faccia a faccia: Sanchez ha fatto sapere che si presenterà accompagnato dal leader di Ciudadanos, Albert Rivera. Il patto Psoe-C's quindi sembra ancora reggere, ma senza almeno l'astensione del Pp o di Podemos un ritorno in aula appare da escludere.

(Con Askanews)