21 maggio 2019
Aggiornato 10:00
Konashenkov: per coprire tragedie ad Aleppo, Kunduz, Falluja

Siria, Mosca contro Amnesty: «Macchina del fango su richiesta degli Usa»

Mosca smentisce le accuse pesanti di Amnesty International sui raid russi in Siria e punta il dito contro gli Usa che strumentalizzerebbero le Ong per deviare l'attenzione dagli errori commessi dai contingenti statunitensi in Iraq, Siria e Afghanistan

MOSCA - Mosca smentisce le accuse pesanti di Amnesty International sui raid russi in Siria e punta il dito contro gli Usa che strumentalizzerebbero le Ong per deviare l'attenzione dagli errori commessi dai contingenti statunitensi in Iraq, Siria e Afghanistan. «Falsità» ha reagito subito il ministero della Difesa russo, per bocca del suo portavoce Igor Konashenov. «Manipolazioni dei nostri colleghi Usa che buttano fango addosso agli altri, per distrarre l'opinione pubblica mondiale dalle tragedie che hanno causato morti e sofferenze di civili ad Aleppo, Kunduz, Falluja e in altre città», ha detto Konashenkov alla stampa, compresa askanews, che chiedeva un commento sulle accuse di Amnesty per presunti 200 morti civili dall'inizio dei raid russi.

Torrente di menzogne
Il generale ha parlato con fervore di questo «torrente di menzogne» e ha specificato che la diffusione di tale «disinformazione» farebbe «comodo», all'America. «Permettetemi di ricordare che la prima ondata di accuse al nostro indirizzo è comparsa subito dopo che un velivolo gli Stati Uniti ha distrutto l'impianto termoenergetico ad Aleppo, lasciando interi quartieri senza alimentazione elettrica», ha commentato. «La seconda ondata di accuse è arrivata dopo il tragico bombardamento del 3 ottobre dell'aviazione degli Stati Uniti sull'ospedale di medici senza frontiere in Afghanistan, a Kunduz. Con la morte di 42 persone».

Tempismo sospetto
Secondo Konashenkov anche «la porzione di falsità» di Amnesty sarebbe stata diffusa non casualmente, ma «subito dopo che il 18 dicembre un bombardiere degli Stati Uniti ha colpito soldati iracheni nella zona di Falluja, facendo tra morti e feriti più di 50 vittime». Il generale ha anche sottolineato che una caratteristica di tutti questi attacchi è la mancanza di prove chiare e la citazione di testimoni impersonali, chiamati dai media occidentali «difensori dei diritti umani». Il tutto dopo che oggi il Cremlino aveva replicato dicendo di non avere «informazioni in proposito», ma che sicuramente il Ministero della Difesa le aveva e avrebbe analizzato il report della Ong.

La voce di Amnesty
Da parte sua la Ong ha successivamente definito «vergognoso l'incapacità della Russia di riconoscere le uccisioni di civili». Secondo l'organizzazione «questi raid indicano che non c'erano obiettivi militari o combattenti nelle immediate vicinanze delle aree che sono state colpite. Questo suggerisce che gli attacchi potrebbero aver violato il diritto internazionale umanitario e possono, in alcune circostanze, costituire crimini di guerra. In uno dei più letali attacchi documentati tre missili sono stati sparati in un mercato affollato nel centro di Ariha in Idlib, con l'uccisione di 49 civili. Testimoni hanno descritto come in pochi secondi il vivace mercato della domenica si è trasformato in una carneficina».

Selettività
Konashenkov tuttavia ha respinto in pieno le accuse usando la parola inglese «fake» e parlando di «selettività» nella preparazione di relazioni da parte dell'organizzazione internazionale Amnesty International. «Non abbiamo ancora visto relazioni dettagliate sulle attività della coalizione saudita in Yemen, e ancora di più analisi dei crimini commessi dai terroristi in Siria e Iraq. A nostro avviso, sarebbe meglio dirigere l'energia di questa organizzazione per portare alla luce tutto questo» ha aggiunto.

(Con fonte Askanews)