18 giugno 2024
Aggiornato 17:30
Entro 30 giorni deve essere formato un governo di unità nazionale

Libia, l'ok dell'Onu al piano per la pace apre le porte alla speranza e alle nuove sfide

Il futuro della Libia è ora nelle mani del suo popolo. E' questo il messaggio lanciato ieri dalla comunità internazionale riunita nel Consiglio di sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite, che all'unanimità ha votato a favore di una risoluzione a favore del governo di unità nazionale

TRIPOLI - Il futuro della Libia è ora nelle mani del suo popolo. E' questo il messaggio lanciato ieri dalla comunità internazionale riunita nel Consiglio di sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite, che all'unanimità ha votato a favore di una risoluzione (la numero 2259) che vede nel governo di unità nazionale ancora da formare «il solo governo legittimo della Libia» e che chiede ai Paesi membri dell'Onu di «mettere fine al sostegno e ai contatti ufficiali con istituzioni parallele che dicono di avere un'autorità legittima ma che non rientrano nell'accordo» siglato il 17 dicembre scorso a Skhirat, Marocco. Si tratta dell'accordo che ha dato vita a un consiglio di presidenza che «entro i prossimi 30 giorni deve formare un governo di concordia nazionale e deve finalizzare accordi di sicurezza ad interim per stabilizzare la Libia». A questo proposito la risoluzione Onu fa appello ai Paesi membri affinché «rispondano con urgenza alle richieste di assistenza» in arrivo dalla nazione nordafricana per l'implementazione di quell'accordo e per combattere «le minacce alla pace e alla sicurezza internazionale poste da atti terroristi, inclusi quelli commessi da gruppi che proclamano alleanza con Isis in Libia». Un intervento militare da parte di nazioni straniere potrà avvenire solo su richiesta della Libia e probabilmente con un mandato Onu.

Conferenza di Roma snodo centrale
La conferenza di Roma svoltasi il 13 dicembre scorso sotto la guida del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni viene riconosciuta come uno snodo centrale che ha portato al voto unanime di ieri al Consiglio di Sicurezza Onu, «che fa suo il comunicato» redatto in quell'occasione e che «sottolinea come un governo di concordia nazionale che debba avere sede nella capitale Tripoli è necessario con urgenza per fornire alla Libia quanto necessario per mantenere la governance, promuovere la stabilità e lo sviluppo economico»

Il lavoro più duro è nelle mani dei libici
Con la benedizione del Palazzo di Vetro, il lavoro forse più duro passa ai libici. Sta a loro ora implementare un accordo che Samantha Power, rappresentante permanente degli Usa all'Onu, ha definito in CdS un «passo importante e storico fatto dal popolo libico». Sta a loro garantire la «riconciliazione nazionale e la soluzione dei loro problemi», ha ricordato il collega russo al Consiglio Onu. Sta a loro - ha dichiarato Matthew Rycroft, ambasciatore del Regno Unito all'Onu - adottare la risoluzione e sta ai libici che ancora non lo hanno fatto ad adottare proprio l'accordo di Skhirat: «La porta è aperta e la mano dell'amicizia è tesa», ha detto Rycroft. «Questo è il primo passo», ha aggiunto a margine del Consiglio Sebastiano Cardi, ambasciatore d'Italia all'Onu secondo cui ora «si apre una fase molto complessa. Da un lato serve rafforzare le istituzioni libiche; dall'altro, offrire alla Libia, quando la Libia e le istituzioni nuove lo richiederanno, tutta l'assistenza necessaria per affrontare molte sfide: il rafforzamento delle istituzioni pubbliche, il terrorismo ma anche gli aspetti umanitari e la gestione dei flussi di migranti».

Una porta ancora aperta
Citando il rappresentante speciale dell'Onu in Libia Martin Kobler, Power ha ricordato che 'la porta resterà aperta a coloro che desiderano unirsi sulla strada della pace' ma coloro che rifiuteranno l'accordo di Skhirat per mettere a repentaglio la speranza di pace del popolo libico sono avvertiti: «gli Usa lavoreranno con la comunità internazionale per far sì che si prendano la responsabilità delle loro azioni». Per Power, la risoluzione approvata ieri «offre alla Libia la possibilità di rivendicare le opportunità rese per prime possibili dalla rivoluzione del 17 febbraio 2011».

Un Paese diviso
Quattro anni dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, la Libia è profondamente divisa, con un governo autoproclamatosi a Tripoli e uno riconosciuto a livello internazionale a Tobruk, entrambi appoggiati da coalizioni di ex ribelli e da milizie. I membri più radicali di ambe le fazioni hanno rifiutato l'accordo di pace. Forse va anche a loro il messaggio di Ibrahim Dabbashi, rappresentante permanente della Libia all'Onu che ieri ha potuto parlare al CdS ricordando che l'accordo di Skhirat, «frutto di 14 mesi di negoziati molti difficili, è l'unica speranza per garantire che lo Stato libico non scompaia come entità sovrana, per emergere dal caos e mettere fine allo spargimento di sangue dopo anni di atrocità, paura e insicurezza sia dentro sia fuori dal Paese». Quell'accordo «è un compromesso che come tale non può accontentare tutti ma rappresenta al meglio quello che possiamo raggiungere a livello potenziale».

L'opportunità della speranza
Per questo il CdS «incoraggia con forza tutte le parti in Libia a sfruttare questa opportunità storica per essere parte di ed essere coinvolti nell'accordo, in buona fede e con la volontà politica». Anche perché, ricorda la risoluzione presentata dal Regno Unito, «la situazione in Libia rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale». La speranza, dentro e fuori l'Onu, è che l'accordo di Skhirat non vada a pezzi nei prossimi giorni o nelle prossime settimane.

(Con fonte Askanews)