16 gennaio 2021
Aggiornato 04:30
Elezioni politiche spagnole 2015

Podemos, l'altra sinistra

Il partito di Pablo Iglesias potrebbe trovarsi a dover fare i conti con la realtà di governo, seppure con una differenza che tutto sommato potrebbe giocare a suo favore: non potrà formare un esecutivo di maggioranza, ma potrà essere parte di un esecutivo di coalizione magari insieme ai «rivali» del PSOE.

MADRID - Come Syriza, Podemos è nato dalle ceneri del movimento degli «indignados»: e, come l'omologo greco, il partito di Pablo Iglesias potrebbe trovarsi a dover fare i conti con la realtà di governo, seppure con una differenza che tutto sommato potrebbe giocare a suo favore: non potrà formare un esecutivo di maggioranza, ma potrà essere parte di un esecutivo di coalizione magari insieme ai «rivali» del Psoe.

A pochi giorni dal voto infatti la lotta fra le due sinistre - quella «istituzionale» socialista e quella «radicale» di Podemos - si è fatta spasmodica: entrambi cercano infatti di pescare fra lo stesso elettorato, incerto fra un Psoe ritenuto poco incisivo ed eccessivamente centrista (destino comune ad altri partiti europei che in passato hanno applicato la ricetta di Tony Blair) e un Podemos che promette almeno di combattere la corruzione e introdurre ammortizzatori sociali come il salario minimo, in un Paese dove il governo conservatore sbandiera risultati economici ma la disoccupazione rimane ben sopra il 20%.

Podemos ha già di fatto cannibalizzato una buona parte dei voti degli ex comunisti di Izquierda Unida, e ha tolto un buon numero di preferenze anche al Psoe che si ritrova, stando ai sondaggi, seconda forza a pochi punti percentuali dal Pp del premier Mariano Rajoy: un divario che il leader socialista Pedro Sanchez spera di poter colmare negli ultimi giorni di campagna, esortando a quel "voto utile" che tuttavia la morte ormai certificata del bipolarismo puro in vigore dal 1982 sembra aver messo fuori moda.

Di fatto, al di là dell'eventuale recupero del Psoe che cambierebbe non di poco le carte in tavola dandogli la possibilità di formare un esecutivo come partito di maggioranza relativa - quindi scegliendo gli eventuali partner - per la sinistra spagnola gli scenari possibili sono due: i socialisti contengono l'avanzata di Podemos, certificata dagli ultimi sondaggi di pari passo con il calo dell'altra formazione populista, Ciudadanos; oppure, Iglesias riesce nel «sorpasso» e si consolida come seconda forza in Parlamento.

Scenari diversi perché diverse sarebbero le reazioni delle altre forze politiche - e dello stesso Podemos. In caso di supremazia socialista, sarebbe in linea di principio possibile un tripartito, inteso in senso lato, cioè con desistenze o appoggi esterni più che vere e proprie alleanze, con Podemos e C's in grado di escludere il Pp al governo anche se questo ottenesse come probabile la maggioranza relativa. Una soluzione che permetterebbe a Podemos di dettare alcuni capitoli dell'agenda ma rimanendo ai margini del governo - e delle eventuali ricadute di impopolarità.

Qualora invece si consumasse il sorpasso, la formazione di Iglesias - curiosamente, omonimo del fondatore e primo deputato eletto del Partito socialista spagnolo - si troverebbe in una posizione ben diversa: dovrebbe cioè imporre un proprio programma a degli eventuali alleati. In tal caso però è da ritenere che difficilmente il Psoe accetterebbe un'agenda prevedibilmente assai radicale, aprendo la strada a un riallineamento fra le destre rivali del Pp e di C's, quando non di un «Piano B» che solo nelle ultime ore starebbe prendendo forma fra i conservatori, ovvero la proposta di un inedito esecutivo di grande coalizione.

Comunque sia, Podemos appare tutto sommato impreparato a un governo anche perché continua a conservare una struttura di movimento più che di partito, nonostante la forte personalità di Iglesias; di fatto, si presenta con liste diverse nelle varie regioni e rappresentarlo come un fronte monolitico è forse esagerato, cosa che vale per tutti i partiti senza però che Podemos abbia un meccanismo di contrappeso quale una forte disciplina interna: ogni divergenza porta con sé il rischio di una scissione.

Inoltre, una parte del suo elettorato continuerebbe a preferire che Podemos si mantenesse a distanza di sicurezza dal potere, almeno fino a che non avrà conquistato la maggioranza assoluta: di qui che paradossalmente Iglesias possa giocarsi le carte migliori - massimo risultato col minimo coinvolgimento - come socio di minoranza, più o meno proattivo, di un'alleanza anti-Pp. L'alternativa, già sperimentata da Syriza, è quella di rimanere vittima del proprio successo.