15 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Il Front non ottiene nessuna regione

In Francia non ha perso solo Marine Le Pen. Hanno perso tutti, democrazia compresa

Sembrava destinato a grandi cose; invece, il Front National al secondo turno non si porta a casa nessuna regione. Eppure, nonostante la soddisfazione dei partiti tradizionali, bisogna chiedersi chi siano i veri sconfitti di queste elezioni. E la notizia è che non si tratta (solo) di Marine Le Pen

PARIGI - I socialisti e i repubblicani, alla fine, hanno tirato un grande respiro di sollievo. Quell'onda «bleu Marine» che, al primo turno, aveva letteralmente invaso le regioni francesi sembra essersi improvvisamente polverizzata al secondo. I repubblicani di Nicolas Sarkozy hanno conquistato 7 regioni sulle 13 in palio in Francia metropolitana, i socialisti (Ps) del premier Manuel Valls 5, mentre la Corsica è andata ai nazionalisti. Risultato, dunque, meno disastroso del previsto per i socialisti, che sono riusciti a contenere i danni rispetto al primo turno - quando erano in testa in sole due regioni -; eppure, rispetto al 2010 - quando ottennero 21 regioni su 22 -, la sinistra francese ha ceduto parecchio terreno alla destra. In quanto ai repubblicani, hanno conquistato tra l’altro l’Ile-de-France: con i suoi 12 milioni di abitanti (il 19 per cento della popolazione totale del Paese) e i suoi cinque miliardi di euro di bilancio, la regione di Parigi è la più ambita e la più prestigiosa.

Il cordone sanitario: la tattica contro il Front
Ma come è potuto accadere che quello che si annunciava un vero trionfo per l'estrema destra si sia sgretolato così, nel corso di una sola settimana? Innanzitutto, quello che è successo si chiama, in gergo tecnico, «cordone sanitario»: un accordo di desistenza tra destra e sinistra volto a sbarrare la strada al Front National. I repubblicani hanno infatti deciso di non ritirare i propri candidati dove erano in vantaggio, mentre i socialisti si sono alleati con i Verdi e, in due regioni - quelle dove erano candidate Marine Le Pen e la nipote Mariot -, hanno fatto un passo indietro per consentire di convogliare i voti sulla destra di Sarkozy. Così, i repubblicani hanno potuto contare su un gran numero di preferenze: quelle dei propri elettori e quelle dei socialisti, che, pur di non vedere le proprie regioni governate dal Front National, si sono letteralmente «tappati il naso» e hanno votato per l'Unione di destra.

Chiamata alle armi degli astensionisti
Altro fattore decisivo è stata l'affluenza alle urne, che ha sfiorato il 60%. Un dato eccezionale, da interpretarsi anche in questo caso come una strategia di contenimento del Front National: i due schieramenti tradizionali hanno infatti esortato con forza gli astensionisti a recarsi a votare per impedire la vittoria di Marine Le Pen. Una circostanza che sa di dèja-vu: in occasione delle presidenziali del 2002 finirono al ballottagio Jean-Marie Le Pen e Jacques Chirac, e quest'ultimo fu eletto con l'82% dei voti secondo il medesimo schema.

Prima considerazione: il Front ha davvero perso?
Al di là delle ragioni tecniche del risultato, è importante fare qualche considerazione più analitica. Prima fra tutte: nonostante i numeri, quella di Marine Le Pen non è stata una sconfitta assoluta. Innanzitutto perché il risultato del primo turno - libero dalle «tattiche» di destra e sinistra - resta difficilmente ignorabile dai partiti tradizionali. In quel risultato si rivela infatti tutta la paura e l'insoddisfazione dei cittadini francesi, che evidentemente si sentono poco rappresentati e tutelati dai due più grandi partiti del Paese, e in molte regioni sembravano pronti a votare per l'unico movimento di «outsider» presente sulla scena. Non è una sconfitta assoluta anche perché da sempre il sistema elettorale a doppio turno penalizza gli outsider rispetto alle principali forze politiche. E non è una sconfitta assoluta perché Marine Le Pen potrà continuare a vantarsi di aver portato il suo partito ai massimi storici, e di essere l'unico movimento alieno dalla collusione generale che ha visto destra e sinistra unirsi al secondo turno per «sabotare» il Front. Il tutto, in vista delle presidenziali del 2017.

Seconda considerazione: chi ha vinto?
Secondo punto: si può gioire o piangere del risultato finale del Front, ma sarebbe un grave errore sottovalutarlo o, peggio, ignorarlo. Perché la verità è che ieri, in Francia, non c'è nessuno che abbia vinto. Non la destra di Sarkozy, nè i socialisti di Hollande. Tantomeno, ha vinto la democrazia. Neppure l'altissima affluenza alle urne è un risultato rassicurante: perché non è stato un voto per, ma un voto contro. Ci si è mobilitati unicamente per fermare l'avanzata del Front; non ci si mobilita invece per sostenere con convinzione una forza politica da cui ci si senta rappresentati. Ieri i francesi si sono recati alle urne «tappandosi il naso», per evitare che il «peggio» (almeno nella percezione di chi ha votato) prevalesse sul «meno peggio». In effetti, come ha ben osservato Le Monde, ciò supporta la tesi che la crescita percentuale del movimento di Le Pen sia legata a doppio filo al crollo dei partiti tradizionali, più che essere merito di una sua forte progressione. Nessun outsider, per quanto abile possa essere, riesce a imporsi dal nulla sul panorama politico senza che i partiti tradizionali facciano la loro parte. Tutto ciò la dice lunga sullo stato di salute della democrazia in Francia (ma lo stesso si potrebbe dire dell'Italia e di tanti altri Paesi europei).

Scenari futuri
E ora? Ora, destra e sinistra francesi si trovano davanti a un bivio. Possono fingere che nulla sia accaduto, gioire per aver «sconfitto» il Front e archiviare il risultato al primo turno come un improvviso sussulto di «fascismo» (come l'hanno definito), subito efficacemente contrastato. Oppure, anzichè attaccare Marine Le Pen o darla per morta quando chiaramente non lo è possono guardarsi allo specchio: e prendere coscienza che l'«estrema destra», prima ancora della sua leader, l'hanno creata loro, rendendo i propri partiti scatole vuote dalle ricette tutte pressoché uguali, e perdendo di vista gli interessi dei cittadini. Perché la temutissima Marine non ha vinto, è vero: ma non hanno vinto nemmeno i partiti tradizionali; anzi, sono forse loro i primi ad avere miseramente perso, e non da ieri.