13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Le accuse riguardano il traffico di petrolio con l'Isis

Erdogan risponde a Putin: «Non avete il diritto di calunniare la Turchia»

Tayyp Recep Erdogan rompe il silenzio e risponde alle accuse della Difesa russa a proposito del presunto traffico di petrolio tra Ankara e lo Stato islamico

ANKARA - La Russia non ha il diritto di «calunniare» la Turchia con le sue accuse sui traffici commerciali petroliferi tra Ankara e lo Stato Islamico. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dopo il braccio di ferro tra i due Paesi partito con l'abbattimento di un caccia russo da parte della Turchia nello spazio aereo siriano.

Calunnie
«Nessuno ha il diritto di lanciare calunnie contro la Turchia sostenendo che la Turchia sta acquistando petrolio dal Daesh (Isis)», ha affermato Erdogan in dichiarazioni trasmesse dalla televisione turca durante una visita in Qatar. Il presidente turco ha reagito dopo che il ministero della Difesa russo ha accusato lui e la sua famiglia di essere coinvolti in rapporti commerciali petroliferi, non legali, con l'Isis, inasprendo un braccio di ferro generato dall'abbattimento da parte di Ankara di un caccia russo vicino alla frontiera siriana.

Disposto alle dimissioni
Erdogan ha ribadito che si dimetterà se qualcuno dimostrerà che queste insinuazioni sono veritiere ed è sembrato suggerire che anche il presidente russo Vladimir Putin debba fare altrettanto. «Non manterrei la carica di presidente nemmeno un minuto in più se la Russia portasse prove alle sue accuse. Ma anche chi sparge queste calunnie non dovrebbe conservare la sua carica».

Valori morali
La «Turchia non ha perso i suoi valori morali così da acquistare petrolio da un'organizzazione terroristica», ha aggiunto. L'abbattimento da parte dei jet turchi di un caccia russo alla frontiera siriana lo scorso 24 novembre ha fatto precipitare ai minimi storici dalla Guerra Fredda le relazioni tra Mosca e Ankara. La Turchia ha sostenuto che l'aereo si trovava nel suo spazio sovrano e ha ignorato ripetuti avvertimenti, mentre la Russia ha ribadito che non ha mai varcato il confine siriano. La Russia - il principale fornitore di energia della Turchia - ha inoltre imposto sanzioni alla Turchia che ne danneggeranno le esportazioni alimentari e ha invitato i turisti russi a non visitare il Paese.

Reazioni sproporzionate
«Aggiungere benzina sul fuoco non fa bene a nessuno», ha commentato Erdogan, che ha sottoscritto un memorandum d'intesa sulle forniture di gas con il Qatar, uno dei principali alleati della Turchia, «Siamo rattristati dalle sproporzionate reazioni della Russia a un incidente in cui tutto il mondo riconosce che abbiamo ragione. Se queste reazioni proseguiranno, prenderemo a nostra volta provvedimenti». Il presidente turco ha comunque chiarito che il suo Paese non ha intenzione di aggravare la crisi e ha sottolineato che i due Paesi hanno un potenziale notevole per collaborare. «Useremo tutto ciò che il linguaggio della diplomazia internazionale richiede. Non vogliamo che questo problema danneggi le nostr attuali relazioni», ha concluso Erdogan.

Le accuse di Putin
Le accuse della Russia sono ben circostanziate. Infatti, nella stanza dei bottoni a Mosca, il Ministero della Difesa ha chiamato la stampa internazionale e gli addetti militari di tutte le ambasciate nella capitale russa, comprese quelle dei Paesi Nato. Lo scopo era dimostrare ciò che è stato definito dal vice ministro Anatoly Antonov «un business di famiglia per gli Erdogan». In un'aula bunker sono state mostrate riprese dai droni, sul confine turco-siriano, dove si vedono sino a 3200 autocontainer impegnati nel traffico di oro nero. «Il principale consumatore del petrolio rubato ai legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia. In base alle informazioni disponibili, il massimo livello della leadership politica del Paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono coinvolti in questa attività criminale» ha detto il vice ministro Anatoly Antonov.

(Con fonte Askanews)