17 agosto 2019
Aggiornato 19:30
Intensificati i bombardamenti sui pozzi petroliferi

Siria, il nuovo obiettivo dei raid USA è il boia britannico dell'Isis Jihadi John

Le forze statunitensi hanno lanciato nella notte un raid aereo per colpire specificamente Jihadi John, il jihadista britannico dello Stato islamico, responsabile di molte decapitazioni. Secondo fonti militari, l'uomo sarebbe morto

ROMA - Le forze statunitensi hanno lanciato nella notte tra ieri e oggi un raid aereo in Siria per colpire specificamente «Jihadi John», il jihadista di cittadinanza britannica aderente allo Stato islamico (Isis), che si è reso responsabile di decapitazioni di prigionieri poi mostrate anche attraverso raccapriccianti video sul web. L'ha annunciato il Pentagono.

Vivo o morto?
Un portavoce del Dipartimento alla Difesa Usa, Peter Cook, ha detto di non sapere se Mohammad Emwazi, questo il vero nome di «Jihadi John», sia rimasto ucciso o meno nel raid. «Dobbiamo ancora valutare i risultati dell'operazione di questa notte e forniremo delle informazioni supplementari in maniera appropriata», ha dichiarato in un comunicato. Eppure, un' "autorevole fonte militare" ha dichiarato alla Bbc che esiste "un alto grado di certezza» che il boia dell'Isis «Jihadi John» sia stato ucciso nel raid Usa contro l'auto in cui si trovava in Siria. Oggi il Pentagono ha annunciato di aver colpito il veicolo nei pressi di Raqqa, capitale siriana del Califfato nero, e di stare verificando la sorte del jihadista, al secolo Mohammed Emwazi, 27 anni, nato in Kuwait e cresciuto a Londra. L'uomo era sparito in Siria nel 2013 per entrare nello Stato islamico. Era apparso una prima volta in video ad agosto 2014, quando aveva decapitato davanti alle telecamere il giornalista Usa James Foley. Era comparso in video successivi in cui decapitava il giornalista Usa Steven Sotloff, il cooperante britannico David Haines il tassista britannico Alan Henning, il cooperante Usa Abdul-Rahman Kassig e il giornalista Kenji Goto. In tutti i video il militante compariva vestito di nero con il volto coperto da un passamontagna nero.

Raid a Raqqa
Secondo il Pentagono il bombardamento aereo ha avuto luogo a Raqqa, capitale di fatto dello Stato islamico in Siria. «Emwazi, un cittadino britannico, ha preso parte ai video che mostravano le uccisioni dei giornalisti americani Steven Sotloff e James Foley, dell'operatore umanitorio americano Abdul-Rahman Kassig, degli operatori umanitari britannici David Haines e Alan Henning, del giornalista giapponese Kenji Goto e di un certo numero di altri ostaggi», ha indicato il comunicato. Non è stato precisato se il bombardamento sia stato effettuato con un aereo o un drone. Emwazi è un programmatore informatico di Londra, nato in Kuwait da famiglia di origine irachena. I suoi genitori si sono recati in Gran Bretagna nel 1993, dopo aver perso ogni speranza d'ottenere cittadinanza kuwaitiana.

Bombe contro i pozzi petroliferi
Gli Stati Uniti e gli alleati della coalizione internazionale hanno inoltre intensificato i bombardamenti contro i pozzi petroliferi controllati dal gruppo dello Stato islamico nella regione orientale della Siria. La decisione di Washington è un ulteriore tentativo di tagliare una delle principali fonti di ricchezza dell'Isis. Lo scrive il New York Times che cita fonti interne al governo americano.

Una vendita redditizia
Per mesi gli Stati Uniti hanno lamentato la capacità del gruppo terroristico di riparare i danni subiti dagli attacchi aerei ai pozzi e di ritornare in poco tempo a estrarre di nuovo greggio. La vendita di petrolio garantisce almeno 40 milioni di dollari al mese in entrate, circa 500 milioni all'anno, facendo riferimento alle stime del dipartimento del Tesoro americano.

Aumentare gli attacchi
Inoltre l'amministrazione Obama da sempre evita di colpire i camion cisterna del gruppo dello Stato islamico per paura di coinvolgere anche civili. Ma adesso, mentre a Vienna si svolge l'incontro tra le potenze mondiali per trovare una soluzione diplomatica al conflitto, Washington ha deciso di aumentare gli attacchi e di infliggere danni ai pozzi. La strategia è quella di costringere i tecnici dell'Isis a impiegare più tempo per riparare i macchinari, ma di non distruggere gli impianti in modo che potranno essere riusati quando saranno strappati all'Isis. La prima prova della nuova strategia - scrive il New York Times - è arrivata il 21 ottobre quando sono stati colpiti 26 obiettivi sul pozzo Omar, uno dei due più grandi della Siria. Questo impianto produce tra gli 1,7 e i 5,1 milioni di dollari al mese. Lo scopo finale dell'operazione è quello di colpire gli otto pozzi principali, circa due terzi dei siti e delle raffinerie di greggio nelle mani dell'Isis.

Mosca: i rischi del dopo Assad
Intanto, mentre si avvicina il nuovo round di colloqui a Vienna, previsti per questo weekend, prosegue il dibattito della comunità internazionale a proposito del futuro della Siria. Cacciare via Bashar Assad dalla Siria? Questo aprirebbe un importante punto di domanda su quello che sarà il destino dei cristiani e dei sunniti, e «parliamo di milioni di persone». Lo ha detto Aleksej Pushkov, presidente della commissione Esteri della Duma russa incontrando Gim Unimpresa, associazione imprenditoriale in Russia. «Certo Gheddafi non era un grande democratico, ma se guardo la situazione attuale, non ne vedo molti» ha detto.

Lo strapotere degli americani
«Non posso sopportare quello che dicono gli americani sulla democrazia nel mondo arabo. Parliamo dell'Arabia Saudita: come si può essere così ipocriti da non riconoscerlo? Perchè non parliamo della reclusione per gli omosessuali in Qatar?» ha aggiunto, sottolineando che invece si fa sempre un gran parlare della legge sulla propaganda russa. «Gli Usa hanno un loro sistema di coordinate. E il presidente americano ha sempre in mente in primis l'esclusività della nazione americana» ha detto Pushkov. «C'è un eccesso di potenza da parte degli Usa. Ora Obama dice 'occupazione americana». Sempre secondo Pushkov, da che l'Isis era l'impensabile conseguenza dell'attacco dell'11 settembre e da quando Bush figlio ha dichiarato guerra al terrorismo, il numero dei Paesi in cui al Qaeda o altre organizzazioni sono presenti, è passato da 3 a circa 20 Paesi.

(Con fonte Askanews)