16 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Dopo le controverse parole del premier israeliano

Netanyanu: non ho assolto Hitler. Berlino: consapevoli delle nostre responsabilità

Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato costretto a difendersi dalle accuse di aver voluto assolvere Hitler dalla sua responsabilità nella Shoah, dopo le dure reazioni alle sue dichiarazioni di ieri, quando al congresso sionista ha detto che fu il muftì di Gerusalemme a dare al fuehrer l'idea di sterminare gli ebrei

GERUSALEMME - Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato costretto a difendersi dalle accuse di aver voluto assolvere Hitler dalla sua responsabilità nella Shoah, dopo le dure reazioni alle sue dichiarazioni di ieri, quando al congresso sionista ha detto che fu il muftì di Gerusalemme a dare al fuehrer l'idea di sterminare gli ebrei.

Le giustificazioni di Netanyahu
Netanyahu in particolare ha detto che le accuse di voler assolvere Hitler, distorcendo la storia, mossegli soprattutto dall'opposizione israeliana e dal presidente palestinese Abu Mazen sono «assurde», anche se il premier israeliano continuato a sostenere che il leader musulmano, alto responsabile arabo durante il mandato britannico in Palestina, che simpatizzò con i nazisti, ebbe una influenza.

Nessuna assoluzione
«Non avevo intenzione di assolvere Hitler dalla sua diabolica responsabilità dello sterminio degli ebrei d'Europa» ha detto mentre si imbarcava su un volo per la Germania dove deve incontrare la cancelliera Angela Merkel. «Hitler è stato responsabile della soluzione finale e dello sterminio dei sei milioni. Fu lui a prendere la decisione», ha detto Netanyahu prima di aggiungere: «Ma è ugualmente assurdo ignorare il ruolo avuto dal mufti...che incoraggiò Hitler, Ribbentrop, Himmler e altri a sterminare gli ebrei europei»

La risposta di Berlino
Da parte sua, Berlino ha ribadito la responsabilità della Germania nella Shoah. «Posso dire a nome del governo che, noi tedeschi, conosciamo in maniera molto precisa la storia dell'avvento della sanguinosa follia razzista dei nazional socialisti che ha portato alla Shoah», ha sottolineato in una conferenza stampa Steffen Seibert, portavoce della cancelliera Angela Merkel. «Non vedo nessuna ragione di cambiare la nostra visione della storia. Sappiamo che la responsabilità tedesca per questo crimine contro l'umanità é coerente», ha aggiunto rifiutando di commentare direttamente le dichiarazioni di Netanyahu. Il premier israeliano è in volo verso Berlino dove alle 19 deve incontrare Angela Merkel.

Un discorso ambiguo
In un discorso pronunciato ieri davanti al Congresso sionista a Gerusalemme, Netanyahu ha fatto riferimento ad un incontro avvenuto nel novembre del 1941 in Germania fra Adolf Hitler e il grande mufti di Gerusalemme Haj Amin al Husseini, alto dirigente palestinese nella Palestina allora sotto mandato britannico. «Hitler, in quel momento, non voleva sterminare gli ebrei ma espellerli. Allora Haj Amin al Husseini è andato da lui e gli ha detto: 'Se li espellete, verranno tutti qui", in Palestina», ha detto Netanyahu. «'E che me ne farò?', ha chiesto Hitler. Il mufti gli ha risposto: 'Bruciateli», ha aggiunto Netanyahu. Husseini, rifugiatosi in Germania nel 1941, aveva chiesto a Hitler il suo appoggio per l'indipendenza della Palestina e dei Paesi arabi e impedire la creazione di un focolaio ebraico.

(Con fonte Askanews)