15 settembre 2019
Aggiornato 22:30
Dopo la pubblicazione del rapporto olandese

MH17, l'unica verità è che siamo ancora lontani dalla verità

Per gli olandesi e l'Occidente, sono stati i filorussi. In realtà, ben poca luce è stata fatta dal rapporto della commissione d'inchiesta sull'abbattimento dell'MH17. E a colpirci, in particolare, sono incredibili coincidenze temporali...

MOSCA – Pochi giorni fa, il verdetto è giunto della commissione d’inchiesta olandese: il volo MH17 della Malaysia Airlines abbattuto più di un anno fa nell’Ucraina dell’Est sarebbe stato centrato da un missile di fabbricazione russa Buk. Da qui alla conclusione che i veri responsabili siano stati i (filo-) russi, il passo, per la stampa occidentale, è stato incredibilmente breve. Nelle ore seguenti la pubblicazione del rapporto, la stampa olandese si è mossa compattamente verso quella direzione. «Tutti e 298 i passeggeri […] sono stati uccisi», ha scritto De Telegraaf. «[...] Per dimostrare che è stato un omicidio plurimo la giustizia dovrà compiere un ultimo passo: dimostrare che gli autori sapevano che stavano mirando un aereo civile». Per NRC Next, «una cosa è certa: il volo MH17 non è stato abbattuto da un Su-25 ucraino. Anche se i russi hanno sempre detto il contrario, non c’erano aerei militari nella zona al momento dell’incidente. Un’altra bugia russa confutata». Per Trouw, fermo restando che si sia trattato di un «attacco», resta però difficile  che gli autori (ovviamente russi) vengano assicurati alla giustizia. «Non sarà facile. Mosca sta già parlando di un ‘rapporto di parte’ e insiste nel dire che l’Ucraina è colpevole dell’attacco». Insomma: per l’Olanda e l’Occidente in generale la verità è stata già scritta.

La verità dei russi
In realtà, manca ancora molto per fare chiarezza su quanto accaduto quel maledetto 17 luglio 2014. Perché, a fronte della versione che pure sembra dominante, e cioè che la Russia avrebbe fornito ai separatisti quel particolare missile terra-aria, ne esiste almeno un’altra, esattamente speculare: e cioè che «questi presunti frammenti  del proiettile trovati sul luogo della tragedia sono stati probabilmente prodotti per indirizzare l’inchiesta». Queste sono state le parole del vice-capo dell’Ente russo dell’aviazione civile Oleg Storchevoy, che ha ricordato come sui frammenti del Boeing 777 non esista nessun segno che indichi l’uso di quel missile per abbattere l’aereo. Non solo: martedì 13 ottobre, la società russa che fabbrica armi Almaz-Antey ha presentato i risultati della sua indagine sull’abbattimento del Boeing. Secondo l’amministratore delegato della compagnia Yan Novikov, i loro risultati «smentiscono totalmente» le conclusioni della Commissione olandese: non si sarebbe trattato, come ipotizzato dalla controparte, di un missile terra-aria Buk, prodotto proprio dalla Almaz-Antey, e la postazione del lancio risulterebbe in un punto controllato dalle forze regolari ucraine e non dai separatisti filorussi. Secondo tali indagini, il volo sarebbe stato colpito da un missile 9M38M del sistema Buk-M1, arma da diverso tempo non più utilizzata dall’esercito russo. Un esperimento che, ha accusato Mosca, la commissione olandese ha rifiutato di considerare.

Un'inchiesta tutt'altro che trasparente
Certo – si dirà –, è comprensibile che ciascuna delle due parti tenti di discolparsi incolpando la nemica. E le prove sbandierate dalla polizia olandese (tra cui intercettazioni di ribelli filorussi a proposito dell’arrivo del sistema Buk nel territorio del Donetsk o della ricerca della scatola nera) sembrano convincenti. Eppure, la storia rimane troppo controversa per credere di essere arrivati alla verità. Da notare, almeno, alcuni punti «ambigui» che hanno segnato lo svolgersi delle indagini stesse. Innanzitutto, il semplice fatto che la Malesia sia stata ammessa alla commissione di inchiesta solo alla fine, dopo aver siglato un accordo di riservatezza, desta particolare stupore, considerando la nazionalità della compagnia aerea, la destinazione del volo (Kuala Lumpur) e il numero dei cittadini malesi morti (43). Inoltre, il 30 Agosto 2014 i quattro Stati del Joint Investigation Team (Paesi Bassi, Ucraina, Australia e Belgio) avrebbero siglato un accordo segreto, introducendo un diritto di veto sulla divulgazione delle notizie e dei risultati delle indagini. Quale il motivo di tanta riservatezza?

Dettagli tecnici da chiarire
Altri dubbi esistono sui dettagli tecnici e logistici del disastro. Innanzitutto, l’MH17, quel giorno, non ha seguito la rotta dei precedenti 10: una circostanza poco chiara, considerando che su quell’area gravava un pericolo oggettivo. Lo stesso rapporto olandese, d’altronde, ha sottolineato come Kiev avrebbe potuto «evitare» il disastro, visto che esistevano «ragioni sufficienti per chiudere lo spazio aereo sulla zona orientale dell'Ucraina come precauzione». Quella precauzione, però, non fu mai presa, visto che soltanto lo spazio aereo inferiore era stato sottoposto a restrizioni.  Non solo: la Easa, agenzia europea per la sicurezza dei voli civili, solo il 18 luglio ha diramato un bollettino che chiudeva quella rotta sopra i territori di guerra in Ucraina. Perché un così colpevole ritardo? Rimane senza risposta, tra le altre cose, anche la domanda su come un missile Buk possa non essere stato intercettato dai satelliti spia, droni e radar di molte potenze presenti in quell’area, e come nessuno – pilota compreso – si sia accorto di nulla.

Tempistiche sospette
Ma, al di là dei particolari tecnici, a colpire è anche la tempistica con cui il rapporto è stato pubblicato. Nelle stesse ore, infatti, la Corte penale internazionale si preparava a iniziare le indagini su possibili crimini di guerra compiuti durante il conflitto tra Russia e Georgia nel 2008: un tempismo per certi versi sospetto. A Fulvio Scaglione, su Limes, addirittura «vien da pensare che i raid dei russi in Siria abbiano troppo successo». La coincidenza dei lavori della Corte dell’Aja e della Commissione olandese, dunque, sarebbe a dir poco controversa, soprattutto considerando la congiuntura geopolitica in cui si trova la Russia. «Ovviamente in quella parte di Ucraina c’era di tutto, separatisti e nazionalisti; i Buk li avevano gli uni e gli altri, ma chi bada a queste sottigliezze? Sicuramente non l’International New York Times. Per la guerra del 2008 sono sotto accusa entrambi, russi e georgiani, ma è già chiaro che piega prenderà la faccenda», osserva Scaglione. Complottismo? Chissà. Di certo, però, non si può dire che la commissione olandese abbia trovato la verità. Perché quella, probabilmente (e di questo passo), non la troveremo mai.