22 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Oggi inizia la seconda fase, in attesa di una risoluzione Onu

Forza militare contro gli scafisti, cosa prevede la missione UE

La seconda fase della missione Eunavfor Med prevede l'uso della forza militare in acque internazionali contro i «passatori» di migranti che operano a partire dalla Libia, sequestrando e - se necessario - distruggendo barconi per smantellare le organizzazioni dedite al traffico di esseri umani

ROMA - Inizia ufficialmente oggi la seconda fase della missione europea Eunavfor Med, per il contrasto ai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Sei navi sono già in mare aperto, in acque internazionali, davati alla costa libica. Almeno altre tre navi dovrebbero raggiungere l'area entro la fine di ottobre, completando lo schieramento. La seconda fase della missione Eunavfor Med prevede l'uso della forza militare in acque internazionali contro i «passatori» di migranti che operano a partire dalla Libia, sequestrando e - se necessario - distruggendo barconi per smantellare le organizzazioni dedite al traffico di esseri umani.

La missione Eunavfor Med
La missione è stata attivata in base alle decisioni del Consiglio europeo del 18 maggio scorso ed ha il suo quartier generale a Roma. Il suo comandante è l'ammiraglio Enrico Credendino. Obiettivo dell'operazione è contrastare le organizzazioni criminali associate al traffico e sfruttamento di migranti attraverso il Mediterraneo e ridurre il flusso migratorio via mare. Alla missione aderiscono al momento 14 nazioni europee: Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Slovenia, Grecia, Lussemburgo, Belgio, Finlandia, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Svezia.

La prima fase
E' stata avviata il 27 giugno 2015, con il dispiegamento degli assetti nell'area di operazioni del Mediterraneo centrale, nel tratto prospiciente le coste libiche, al comando del contrammiraglio Andrea Gueglio quale Force Commander (FCdr), imbarcato sulla Portaerei Cavour. Sin dal loro inizio, tutte le operazioni sono state orientate alla raccolta di informazioni d'intelligence, attraverso satelliti, droni, intercettazioni elettroniche. Un lavoro di ricerca e registrazione dati svolto in preparazione alle fasi successive dell'intervento. Parallelamente, i Paesi europei interessati hanno proceduto al salvataggio di circa 1.500 migranti in mare con regole d'ingaggio simili alla missione italiana Mare Nostrum. La prima fase dell'operazione si è conclusa il 30 settembre.

La seconda fase
E' stata approvata il 14 settembre scorso dall'Ue con l'obiettivo di identificare i barconi e distruggere i mezzi dei trafficanti nelle acque internazionali del Mediterraneo. Il via libera consente alla missione navale Ue di effettuare abbordaggi, perquisizioni, sequestri e dirottamenti di navi sospettate di essere impiegate per il traffico di esseri umani, nel quadro del diritto internazionale applicabile, inclusa la Convenzione delle Nzioni unite sul diritto del mare (Unclos). Nel caso in cui dovessero trovarsi migranti a bordo, saranno salvati e trasportati in Italia, dove verranno eventualmente esaminate le loro richieste di asilo. A loro volta, i barconi saranno distrutti o resi inutilizzabili. Il personale a bordo delle navi da guerra europee, allo stesso tempo, può procedere ad arresti di «passatori» e «trafficanti», ma a condizione di non entrare in acque territoriali libiche.

La terza fase
E' la più delicata e complessa. Non ha ancora ricevuto il semaforo verde dell'Unione perché necessita di due condizioni imprescindibili: la formazione di un governo di unità nazionale in Libia e la richiesta da parte di quest'ultimo di un intervento dell'Onu, che deve autorizzare la missione attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza. L'accordo tra le fazioni libiche per un governo unitario sembra ormai ad un passo. L'inviato Onu Bernardino Leon spera che l'intesa tra le autorità di Tripoli e di Tobruk possa essere definitivamente raggiunta entro il prossimo 20 ottobre, data di scadenza del mandato del parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, consentendo la formazione di un governo di unità nazionale libico.

(con fonte Askanews)