20 maggio 2019
Aggiornato 16:00
La «spietata» Germania apre le porte ai rifugiati

Immigrazione, le due facce di Berlino. Perché la Germania accoglie?

La Merkel che fa piangere in mondovisione una piccola richiedente asilo palestinese, e la Merkel che sospende il trattato di Dublino e spalanca le porte ai rifugiati siriani. Qual è la vera faccia di Berlino?

BERLINO - Circa un mese fa, diveniva virale un video in cui Angela Merkel faceva scoppiare  in lacrime una piccola richiedente asilo palestinese, alimentando il sentimento di antipatia già diffuso in Europa nei suoi confronti a causa della sua spietata gestione della crisi greca. In quell'occasione, a colpire era stata la totale mancanza di empatia dimostrata dalla leader tedesca nello spiegare a una bambina indifesa e sfortunata i pragmatici motivi per cui difficilmente sarebbe potuta rimanere in Germania. «La politica a volte è dura», aveva detto. «Tu ora sei qui davanti a me e sei una brava persona. Ma in Libano ci sono migliaia e migliaia di profughi palestinesi che vogliono venire qui e se noi dicessimo sì, vorrebbero venire tutti quanti, non ce la faremmo a gestire la situazione. L’unica cosa che possiamo fare è prendere una decisione sulle espulsioni di chi non è in regola».

Berlino apre le porte
Oggi, però, Berlino ci sorprende in tutt'altro modo. In un contesto continentale dove aumentano gli episodi di intolleranza e si moltiplicano i tentativi istituzionali di bloccare i flussi migratori (basti pensare all'Ungheria e ai Paesi dell'Est), la Germania ha sospeso temporaneamente il trattato di Dublino per i rifugiati siriani, favorendo il loro ingresso nel Paese. Non solo: proprio in queste ore, si sta discutendo di modificare la Carta Costituzionale all'insegna dell'accoglienza e della non tolleranza del razzismo e della xenofobia. Hanno fatto il giro del mondo le immagini degli striscioni che, dagli spalti di alcuni stadi della Bundesliga, davano il benvenuto ai rifugiati accolti nel Paese. Infine, la Germania è praticamente l'unico Paese europeo in cui i tre grandi giornali nazionali – tra cui la Bild, quotidiano conservatore e popolare – invitano alla compassione e all'accoglienza.

Non è tutto oro quel che luccica
Qual è, dunque, la vera faccia della Germania?  Difficile stabilirlo. Soprattutto perché il Paese teutonico non è il paradiso per i migranti di cui tanto si sente parlare. Secondo Amnesty international, in Germania ci vuole almeno un anno perché un richiedente asilo possa presentare la sua domanda. Per la risposta, poi, possono passare anni. Inoltre, alla notizia delle attese 800.000 richieste per il 2015, le stesse autorità tedesche si sono affrettate a puntualizzare che la Germania, da sola, non potrà far fronte a un tale afflusso. E se anche siamo abituati a pensare a Berlino come all'efficienza fatta Stato, anche lì non si risparmiano situazioni ai limiti della dell'emergenza umanitaria: «Molti comuni della Germania si sentono sopraffatti dal numero crescente di rifugiati e la domanda più frequente che si sente ripetere sul tema è: dove li mettiamo? C’è chi li ha messi nelle caserme vuote, chi nelle palestre, chi chiede ai cittadini di ospitarli in casa, chi li mette nei container, chi nelle tende»sostiene in un rapporto l’associazione Pro asylum.

Generosità o pragmatismo?
Come interpretare, allora, la mossa di Berlino, in totale controtendenza rispetto al resto d'Europa? Per i più cinici, la Germania sta tentando di mettere una pezza al grave deficit demografico che, tra una ventina d'anni, rischierà di mettere in ginocchio la sua economia. Eppure, questa non pare una spiegazione sufficiente, visto che l'invecchiamento della popolazione è un trend comune all'intero continente. Altri, più fiduciosi, sostengono che la Germania sia un Paese forte e sicuro di sé, e per questo impassibile di fronte ai campanelli d'allarme agitati dai nazionalisti e dall'estrema destra, tanto influenti invece nelle realtà più provate dalla crisi. Ma è solo questione di forza e sicurezza? Forse no. Dopo il drammatico crollo di popolarità di Angela Merkel causato dalla crisi greca, questo approccio generoso alla crisi migratoria potrebbe avere importanti risvolti politici: nessuno potrà più accusare la cancelliera di essere fredda e spietata. Non solo: la mossa della Germania costituisce un precedente fondamentale per tutta Europa, che prima o poi (come spesso accade) dovrà accodarsi sulla strada indicata da Berlino, infliggendo un duro colpo ai tanto temuti partiti nazionalisti, xenofobi e anti-europei. Ma ancora: l'apertura ai siriani non è casuale, perché generalmente laici, istruiti, più facili da integrare e occupare. Diversamente, in Italia e nei Paesi del Sud restano spesso migranti meno qualificati, condannati a rimanere ai margini della società. Insomma: quella di Berlino non è soltanto una mossa generosa ed esemplare, ma anche strategica. All'insegna della lungimiranza e del pragmatismo che da sempre contraddistinguono il sangue teutonico.