9 aprile 2020
Aggiornato 20:00
Per ora sono voci, ma lo scenario riserverebbe molte sorprese

Tradita dalla BCE, Atene si consola con la Banca dei BRICS (e con Mosca)?

Mentre tra Grecia ed Europa è rottura, Atene sembra sempre più vicina a Mosca. Al punto che si rincorrono le voci di un suo interesse ad entrare nella Nuova Banca di Sviluppo dei Brics. E un asse Atene-Mosca-Pechino farebbe sì rabbrividire l'Europa, ma soprattutto l'inquilino della Casa Bianca...

ATENE – L’accordo con la Grecia ha già mietuto le prime vittime (probabilmente già da tempo designate dalla lungimiranza tedesca): Syriza è spaccata a metà, il vice ministro delle Finanze si è dimesso e Tsipras perde consenso. Intanto, l’FMI si chiama fuori dal programma di salvataggio, dichiarando di non poter fornire ulteriori prestiti a un Paese con un debito insostenibile. Insomma: tanto l’Europa quanto la Grecia si sono ficcate in un tunnel senza via d’uscita, l’ennesimo piano-kamikaze che alla lunga rivelerà la propria inefficacia e insostenibilità. Proprio qualche giorno prima del famigerato accordo, dalle colonne del Financial Post, l’illustre autore ambientalista canadese Lawrence Solomon avvertiva che una via d’uscita, per la Grecia, di fatto esiste ancora: più che la «Grexit» in sé, la «Grentrance» della Russia.

Altro che Grexit: occhio alla «Grentrance» russa
Il sapiente gioco di parole è azzeccato. Siamo abituati a pensare alla Grecia come culla dell’Occidente, cardine della nostra civiltà, ma la verità è che, anche culturalmente parlando, Atene si è sempre rivolta con piacere verso Est. Al di là delle comuni radici ortodosse, si può ricordare che, nel 1821, la liberazione dal giogo ottomano è avvenuta grazie a un movimento rivoluzionario nato in Russia, guidato da un comandante russo e finanziato in parte da Mosca: uno storico debito di riconoscenza che potrebbe rinnovarsi – immagina Solomon – anche oggi, visto che la Grecia è stata ampiamente ridicolizzata dai suoi «parenti» europei, ma continua a essere trattata con rispetto dagli «amici» russi.

Un’alternativa all’austerity
Superfluo ricordare l’accordo stretto tra Putin e Tsipras per il passaggio del Turkish Stream in territorio ellenico, e le tante manifestazioni di stima e vicinanza tra i due Paesi succedutesi in questi mesi anche nei momenti peggiori. Tralasciamo le statistiche del Pew Research Center, che parlano di un 60% di greci favorevoli alla Russia. I segnali di un avvicinamento sono giunti anche nei giorni in cui, mentre il mondo aveva gli occhi fissi su Atene e Bruxelles, ad Ufa si riunivano le potenze in ascesa dei BRICS. Le voci di un interesse di Atene a partecipare alla loro Nuova Banca di Sviluppo (NDB) sono state confermate dal consigliere diplomatico del Presidente russo Yuri Ushakov, ma non è chiaro se l’eventualità sia stata discussa ufficialmente durante il vertice. In ogni caso, l’apertura in questo senso di Mosca è stata suggellata da Sergei Katyrin, capo della Camera di Commercio e d’Industria russa. «Tradita» dalla Bce e «abbandonata» dall’FMI, Atene potrebbe insomma consolarsi in fretta?

Le angosce di Obama
C’è da ribadire che, per ora, tale scenario è solo ipotetico. Inoltre, la Nuova Banca di Sviluppo è congegnata come «alternativa» alle grandi istituzioni finanziarie internazionali, unicamente per aiutare i Paesi in via di sviluppo a finanziare i loro progetti. Insomma: almeno ufficialmente, non ci sarebbe competizione con l’FMI, ma solo «complementarietà». Eppure, è chiaro che un nuovo «asse» Atene-Mosca-Pechino potrebbe agitare i sonni dell’Europa e non solo: sarebbe una bella gatta da pelare anche per Barack Obama, preoccupato di mantenere la propria sfera di influenza in Asia e nel Pacifico e di contenere la crescita di potenze «avversarie». Che questo scenario sia stato anche solo lontanamente considerato nella decisione dell’FMI (il cui maggiore finanziatore è Washington) di dichiarare non sostenibile – e dunque bisognoso di ristrutturazione – il debito di Atene?

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