19 ottobre 2019
Aggiornato 14:30
Elezione del capo del parlamento sembra indicare coalizione Akp-Mhp

Turchia verso un nuovo governo, gli scenari più probabili

L'inizio del conto alla rovescia dei 45 giorni entro i quali sarà necessario mettere in piedi l'esecutivo è previsto per la settimana prossima, nel momento in cui Erdogan assegnerà il compito al leader Akp ed ex premier Ahmet Davutoglu.

ISTANBUL (askanews) - L'elezione alla presidenza del parlamento di Ismet Yilmaz, candidato Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo), segna la prima rivalsa ottenuta dalla formazione islamico-moderata dopo la disfatta elettorale delle politiche del 7 giugno scorso. E ora il presidente Recep Tayyip Erdogan può ufficialmente dare il via all'iter che dovrebbe portare alla formazione di un nuovo governo. L'inizio del conto alla rovescia dei 45 giorni entro i quali sarà necessario mettere in piedi l'esecutivo è previsto per la settimana prossima, nel momento in cui Erdogan assegnerà il compito al leader Akp ed ex premier Ahmet Davutoglu.

L'ex ministro della Difesa è stato eletto speaker parlamentare al quarto scrutinio, ottenendo la maggioranza grazie ai voti dei 258 deputati dell'Akp. Ma il risultato ottenuto da Yilmaz è soprattutto frutto della decisione del Partito di azione nazionalista (Mhp, estrema destra, presente con 80 seggi su 550 in parlamento) di non appoggiare Deniz Baykal, candidato del Partito repubblicano del popolo, in reazione al supporto accordato a quest'ultimo dal partito filo-curdo Hdp (democratico dei popoli, 80 seggi). Il Chp detiene 132 seggi e i tre partiti di opposizione, insieme, avrebbero potuto imporre un loro candidato.

Il leader dei nazionalisti Devlet Bahçeli, che a più riprese ha già escluso per il proprio partito qualunque possibilità di cooperare con i partito Hdp, definendone gli esponenti "separatisti" e "terroristi", prima dell'ultima tornata elettorale di mercoledì ha messo in chiaro che i deputati del Mhp si sarebbero astenuti dal voto. E così è stata spianata la strada al candidato dell'Akp. Questa scelta è stata valutata da alcuni osservatori come il primo segnale di un probabile accordo di coalizione Akp-Mhp. Ma gli scenari risultano ancora mutevoli e sono ben lontani dall'indicare un'unica direzione.

SCENARIO A: COALIZIONE AKP-MHP
Secondo il commentatore politico Abdulkadir Selvi, vicino alle pozioni del partito di Davutoglu (e di Erdogan, sebbene il ruolo del capo di Stato venga definito super partes dalla Costituzione) la mossa del Mhp avrebbe «rafforzato il terreno per una coalizione Akp-Mhp». Tuttavia, il segnale che i nazionalisti sembrano aver dato al Partito della giustizia e dello sviluppo risulta ancora messo in forse dalle tre condizioni avanzate dal Mhp, su cui il leader Bahçeli non ha fatto retromarcia: avviare nuovamente l'inchiesta su 4 ex ministri dell'Akp coinvolti nella maxi operazione anti-corruzione del dicembre 2013 mai portata a termine; interrompere le trattative di pace con il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) e delimitare l'azione politica di Erdogan nell'ambito istituzionale tracciato dalla Costituzione. Altri analisti come il politologo Cengiz Çandar del quotidiano Radikal ritengono infatti che il Mhp, lungi dal voler diventare il partner «minore» di un'eventuale coalizione con l'Akp, intenda solo delineare meglio la propria posizione - sfatando l'immagine di un'opposizione allineata con i curdi del Hdp - in vista di elezioni anticipate, appropriandosi dei voti nazionalisti dell'Akp.

SCENARIO B: ELEZIONI ANTICIPATE
Allo stato attuale risulta tra le opzioni più probabili e anche le dichiarazioni dei leader politici vanno in questo senso. Il presidente Erdogan ha detto di non credere che «un governo di minoranza possa essere una soluzione per i problemi del Paese». Ma secondo alcune indiscrezioni apparse oggi sulla stampa locale, l'obiettivo dell'Akp, che in base agli ultimi sondaggi non riuscirebbe ancora a superare la percentuale del 41% registrata nelle ultime consultazioni, sarebbe quello di tornare alle urne a marzo: nel frattempo sarebbe formato un un governo - di coalizione o di minoranza - che gli servirebbe esclusivamente a guadagnare tempo per riacquistare credito tra l'elettorato.
Il premier Davutoglu ha affermato ieri di essere disponibile a negoziare con tutte le formazioni «a parte quelle che hanno già esaurito ogni possibilità di dialogo» - un rimando ai filo-curdi dell'Hdp, che hanno escluso un'ipotesi di alleanza con l'Akp. Il primo ministro ha tuttavia aggiunto che il partito «non accetterà alcuna imposizione che lo obblighi a rinunciare agli obiettivi raggiunti negli ultimi 12 anni».

SCENARIO C: COALIZIONE AKP-CHP
Sfumata la possibilità di un'alleanza dei tre partiti dell'opposizione (per via dell'ostilità dei nazionalisti nei confronti del Hdp) fortemente auspicata dal Partito repubblicano del popolo, resta ora da vedere se l'Akp accetterà le 14 condizioni - di cui due comuni a quelle del Mhp - poste dal Chp per una eventuale coalizione. Secondo quanto riportato dalla stampa turca i vertici dell'Akp sarebbero più favorevoli ad un accordo con il Chp, mentre la base opterebbe per una alleanza con il Mhp. Sebbene il consigliere onorario di Davutoglu Etyen Mahçupyan affermi che «una coalizione Akp-Chp» sia «necessaria per riabilitare la legittimità dell'Akp a livello globale» - una opinione supportata anche dal mondo degli affari - il leader del Chp Kemal Kiliçdaroglu ha affermato ieri di non essere dell'idea che una tale unione sia «fattibile». Ma sarà necessario attendere la settimana prossima e l'inizio dei negoziati ufficiali tra le formazioni per vedere quale di questi scenari prenderà realmente forma.