22 gennaio 2021
Aggiornato 08:00
Sistema sanitario ellenico al collasso

Grecia: se il prezzo dell’euro è (letteralmente) la morte

Sarebbe dovuta essere la cura; invece, l'austerity è la malattia peggiore che Atene abbia mai sperimentato. Tra i settori più colpiti, quello sanitario. Così, la Grecia sta letteralmente morendo, perché non ha più denaro per curare la sua gente. Una vergogna

ATENE«La Grecia sta letteralmente morendo dalla necessità di uscire dall’euro»: questo, il sunto di un articolo comparso sul quotidiano Daily Mail, che disegna lo spaccato di un Paese prostrato dalla crisi. Mentre la stampa internazionale segue con apprensione lo stato dei negoziati tra il governo Tsipras e i creditori, per il reporter Ian Birrell Atene sta morendo. Perché un Paese muore quando muore la sua gente: quando lo Stato non può più permettersi di curarla.

Sistema sanitario al collasso
È proprio il sistema sanitario la principale spia della cancrena che invade il Paese. Reparti ospedalieri strapieni, bimbi tenuti in ostaggio per il pagamento delle spese sanitarie e pazienti in punto di morte lasciati soli, facchini usati come paramedici, pazienti obbligati a portarsi da casa le lenzuola, strutture prive di farmaci e medicazioni, sale operatorie chiuse e personale ridotto perché non ci sono più soldi: un’autentica vergogna.

Aspettativa di vita scesa significativamente
Cinque anni fa, la Grecia spendeva 18 miliardi di euro per la salute dei suoi 11 milioni di abitanti: ben sopra la media europea. Oggi, le risorse investite si sono ridotte alla metà, e nei primi quattro mesi del 2015 i 140 ospedali statali hanno ricevuto il 94% in meno rispetto al 2014. Intanto, le poche riserve di liquidità elleniche vengono requisite per pagare gli impiegati pubblici e i debiti internazionali. Secondo alcuni dati, l’aspettativa di vita dei greci sarebbe scesa di 3 anni negli ultimi 5: una stima che pare troppo drammatica per essere vera; ma se lo fosse, il dato non avrebbe eguali nel mondo sviluppato.

Scegliere chi curare
«La situazione è pari a quella di una zona di guerra» ha detto una fonte al giornalista. «Se le cose vanno avanti come adesso, potremmo vedere un completo collasso del sistema sanitario». Nell’ospedale di Nikaia, nel porto del Pireo, il ridottissimo personale notturno fatica a stare dietro ai pazienti del pronto soccorso. Secondo Panos Papanikolaou, esperto neurochirurgo intervistato da Birrel, le carenze di organico sono dovute a un congelamento delle assunzioni di 4 anni, mentre l’affollato ospedale può usare solo 5 delle 11 sale operatorie. Le infermiere sono 450, 300 in meno del numero necessario. «Spesso c’è più di una persona che ha bisogno e devo scegliere chi aiutare» ha testimoniato una di loro. «I pazienti capiscono, ma ricevono meno cure rispetto a prima».

Austerity, la malattia più grave per la Grecia
Tra i più colpiti ci sono i malati di cancro, che attendono fino a 4 mesi per una diagnosi e altri 6 per i trattamenti chiave. Per le rappresentative sindacali a Agios Savvas ad Atene, il più grande centro oncologico della Grecia, il personale è sceso a circa la metà di quello che servirebbe. Come si è arrivati a questo punto? Prima del collasso, il sistema sanitario greco era sì mal gestito e spesso corrotto come il resto del settore pubblico, ma costituiva uno dei sistemi universali più completi al mondo. Con la crisi e l’austerity, il Paese è stato costretto a stringere la cinghia: così, a causa delle nuove regole sui sussidi e la disoccupazione crescente, il numero dei greci privi di copertura è passato da 500.000 a 2,5 milioni di persone. Il travaso di pazienti dal sistema privato a quello pubblico ha sovraccaricato quest’ultimo, che ha visto aggravarsi le proprie condizioni a causa dell’elevato costo del personale; di pari passo, con la crisi la salute fisica e psichica della popolazione è peggiorata. Insomma, l’austerity doveva essere la cura: invece, è la più grave malattia che la Grecia abbia mai sperimentato.