31 maggio 2020
Aggiornato 19:30
La dis-«Unione» europea

Ci volevano i migranti per dimostrarci che l'Europa non esiste

Mai nessuna solidarietà, né condivisione delle politiche d'asilo o ripartizione degli obblighi. Sebbene tutto ciò fosse già sancito dal Trattato, nemmeno l'esacerbarsi della cosiddetta «emergenza immigrazione» ha potuto mettere d'accordo l'Europa, e convincerla a sentirsi, per una volta, «Unione»

BRUXELLES – Il braccio di ferro tra Francia e Italia sui migranti ha fatto il giro del mondo. Il premier Matteo Renzi ha minacciato che, in mancanza di un accordo, l’Italia opterà per un piano «B» che all’Europa potrebbe non andare giù. E mentre ci si rimbalza reciprocamente le responsabilità, in mare si continua a morire: dall’inizio di quest’anno, il Mediterraneo ha inghiottito 1800 persone.

Il piano B italiano che fa tremare l’Europa
Ma qual è il piano B a cui l’Italia valuta di ricorrere? Si tratterebbe di adottare visti temporanei che permettano ai migranti di viaggiare liberamente nello spazio Schengen: un modo, insomma, per superare il tanto vituperato sistema Dublino. Secondo la BBC, è addirittura possibile che il Belpaese cominci a rifiutarsi di permettere ai migranti salvati in mare di sbarcare sulle sue coste. Un’opzione che fa tremare l’Europa.

Solidarietà già sancita per legge, ma mai rispettata
Per il vice presidente della Commissione europea Frans Timmerman, il sistema di quote che la Commissione sta faticosamente pensando di introdurre dovrebbe far capire «a cosa dovrebbe assomigliare la solidarietà intra-europea». Peccato che tale principio di solidarietà sia già sancito dai trattati internazionali, anche se non è mai stato tenuto in considerazione. L’art. 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea afferma che «L'Unione sviluppa una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea». Eppure, tale «politica comune» ha dimostrato di avere non poche falle, soprattutto perché non ispirata a un principio di autentica condivisione. Non solo: l’art. 80 del medesimo Trattato stabilisce che le politiche d’asilo debbano essere «governate da un principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario». Ma il fatto che per arrivare a una «equa ripartizione della responsabilità» sia necessario ricorrere a piani emergenziali, peraltro fortemente discussi e divisori, palesa quanto tale articolo sia da sempre lettera morta.

L’Europa non è pronta
E ciò che più preoccupa, come rileva la BBC, non è tanto il fatto che il piano messo a punto dall’Unione non piaccia praticamente a nessuno. Il punto è che neppure se si riuscisse a metterlo in atto ci si potrebbe aspettare che tale strategia sia una soluzione a lungo termine. Il ricollocamento di 40.000 richiedenti asilo dalla Grecia e dall’Italia, il reinsediamento di 20.000 rifugiati da Paesi terzi, la distruzione dei barconi su cui viaggiano i trafficanti non costituiscono una soluzione comprensiva e lungimirante. Soprattutto perché quella che l’Europa sta vivendo non è più un’emergenza: è di certo una situazione difficile, ma ormai da tempo strutturale. Discutere di soluzioni di lungo periodo – come la totale revisione del sistema d’asilo e d’accoglienza, fondato in effetti su un principio di equa ripartizione e l’apertura di vie legali di immigrazione sistematiche ed accessibili per sconfiggere i trafficanti – richiede che quel principio di «solidarietà» fino ad oggi del tutto ignorato divenga effettivamente operante. Eppure, è chiaro a tutti che l’Europa non è pronta. Paradossalmente, ci volevano i migranti per farci capire che l’Europa non esiste.

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