10 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Con il riconoscimento dello Stato di Palestina

Il Vaticano «delude» Israele

Padre Lombardi fuga ogni dubbio: l'accordo siglato è un riconoscimento dello Stato palestinese. Un riconoscimento che a Israele fa male, a maggior ragione perché giunge dal Vaticano: che, oltre a essere uno Stato, rappresenta milioni di Cattolici al mondo, nonché una delle tre grandi religioni monoteiste.

CITTÀ DEL VATICANO -  «Sì, è un riconoscimento che lo Stato (palestinese, ndr) esiste»: con queste parole, padre Lombardi ha fugato ogni dubbio sulla natura dell’Accordo globale siglato dalla Commissione bilaterale tra Santa Sede e Stato di Palestina. Nel documento, dunque, non si legge soltanto un generico  «auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell'ambito della Two-State Solution»; si tratta di una presa di posizione più forte, che accoglie la richiesta della Palestina di essere riconosciuta come Stato, indipendentemente dall’andamento dei negoziati.

VATICANO PIÙ CORAGGIOSO DELL’ITALIA - Riconoscimento, dunque, prima, e non a seguito della pace, che consentirebbe alle due parti in causa di avere pari potere contrattuale e che – per i sostenitori della causa palestinese – finirebbe per favorire le trattative. Eppure, com’era da aspettarsi, la decisione del Vaticano non è stata ben accolta da Israele, che si è subito definito «deluso». D’altronde, i Sacri Palazzi hanno dato un segnale ben più forte di quanto era stato fatto dall’Italia pochi mesi fa: il nostro Parlamento, infatti, era riuscito nella medesima seduta ad approvare due risoluzioni contrastanti, che, rispettivamente, riconoscevano e non riconoscevano lo Stato di Palestina indipendentemente dalle trattative. Un’ambiguità che ha portato le rispettive ambasciate e i vertici di entrambe le parti a salutare con entusiasmo la risoluzione a sé più congeniale. Questa, invece, pare essere un’altra storia.

DAL VATICANO, LA FERITA È PIÙ DOLOROSA - Una storia che segue la scia della risoluzione del Parlamento europeo, la quale, secondo gli analisti, aveva ferito sì Israele, ma non così profondamente come la decisione del Vaticano. Questo, perché il Vaticano non è solo uno Stato – osserva il New York Times –, ma rappresenta milioni di cattolici nel mondo. In più, Papa Francesco ha da decenni rapporti importanti con la comunità ebraica, che, sempre per il New York Times, risentiranno forse di tale atto. In effetti, il giornalista David Horovitz, dalle pagine del Times of Israel, esprime così tutto il suo scoramento: «Nemmeno questo Papa filo-semitico ci arriva [...]. Perché non capite? Noi vogliamo separarci dai Palestinesi, ma in un modo che non leda alla nostra sicurezza».

NETANYAHU VS. COMUNITÀ INTERNAZIONALE - D’altra parte, la rielezione di Benjamin Netanyahu, che proprio in queste ore sta terminando di formare il proprio esecutivo, è avvenuta sulla promessa che nessuno Stato Palestinese si sarebbe formato sotto la sua egida. Poi, i toni si sono un poco attenuati, ma la sostanza è rimasta pressoché la medesima. Con il rischio, addirittura, di raffreddare i rapporti con il grande alleato Obama, che ha osato pronunciarsi a favore della soluzione dei due Stati. Una soluzione caldeggiata anche da alcuni autorevoli ex politici e diplomatici europei, che, in una lettera pubblicata dal Guardian, hanno chiesto alla Mogherini di fare pressione su Israele per la sua occupazione della West Bank. D’altra parte, sono 135 i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina; l’ultimo – esclusa l’ambigua posizione italiana – è stata la Svezia, ad ottobre. Di recente, sono state approvate diverse risoluzioni in quel senso in Francia, Gran Bretagna, Spagna e Irlanda. L’endorsement del Vaticano, dunque, segue l’onda e, proprio per la sua natura di «più-che-Stato», addirittura la cavalca. Ma la pace, a giudicare dall’espansionismo senza sosta di Israele, sembra ancora molto lontana.