19 novembre 2019
Aggiornato 19:00
«Leggi per la pace e la sicurezza»

Il Giappone approva norme per ampliare il ruolo dell'Esercito

Si tratta di un passo a lungo costruito e fortemente contestato in un Paese la cui costituzione sancisce la rinuncia all'uso della forza. Le nuove leggi dovranno essere licenziate dal Parlamento giapponese. Critiche pesanti dalla Cina.

TOKYO (askanews) - Il governo giapponese ha approvato una due norme che allargano le prerogative e il ruolo delle forze armate. Si tratta di un passo a lungo costruito e fortemente contestato in un Paese la cui costituzione sancisce la rinuncia all'uso della forza.
«L'esecutivo ha approvato un pacchetto di due 'Leggi per la pace e la sicurezza' con l'obiettivo di assicurare pace e sicurezza al Giappone e al mondo», ha detto il primo ministro nipponico parlando coi giornalisti, secondo quanto riferisce il sito internet del quotidiano Asahi shimbun.

Parola al Parlamento
Le norme dovranno essere approvate dalla Dieta, il parlamento nipponico, durante l'attuale sessione di lavori e recepiscono quanto stabilito nel recente rafforzamento dell'accordo sulla sicurezza reciproca raggiunto a Washington da Abe con il presidente degli Stati uniti Barack Obama.
Queste leggi allentano i vincoli stabiliti dall'articolo 11 della Costituzione pacifista giapponese senza modificarne la lettera. La prima emenda dieci norme preesistenti e sancisce la possibilità d'intervenire per proteggere gli alleati, la cosiddetta «difesa collettiva», nel caso in cui vi sia un diretto pericolo per il Giappone. «Al giorno d'oggi nessun paese è in grado di difendersi da solo», ha spiegato il capo dell'esecutivo di Tokyo. E ha sottolineato come, «in caso le forze statunitensi vengano attaccate in mari vicini ai nostri, il pericolo è anche per noi».

Tokyo potrà inviare all'estero proprio personale militare
L'altra proposta di legge punta a permettere alle forze giapponesi d'inviare all'estero proprio personale per assicurare sostegno logistico a forze alleate impegnate in un conflitto armato. Resterà invece in piedi - ha assicurato il premier - il principio della non partecipazione diretta del Giappone ai combattimenti, come accaduto alle due guerre nel Golfo, alla prima delle quali Tokyo contribuì finanziariamente e alla seconda inviando peacekeeper con regole d'ingaggio estremamente restrittive. «Una circostanza per cui le Forze di autodifesa (le forze armate giapponesi, ndr.) possano prendere parte a conflitti come la guerra del Golfo e la guerra in Iraq, anche in futuro non sarà assolutamente possibile», ha spiegato Abe.
Abe ha voluto anche ricordare gli altri due ambiti nei quali queste norme saranno la lotta al terrorismo internazionale e il rischio Corea del Nord, visto che il Giappone è pienamente alla portata dei missili balistici di Pyongyang e non si può - ha detto Abe - «volgere via lo sguardo da questa dura realtà».

Critiche pesanti dalla Cina
I progetti di Abe, che definisce la sua politica estera un approccio «proattivo» alla pace, sono contestati sia in patria che all'estero. Centinaia di persone hanno manifestato di fronte al Kantei, l'ufficio del primo ministro per protestare contro le nuove norme.
Tuttavia, le critiche più pesanti arrivano dalla Cina, il cui attivismo militare è considerato il vero motivo per il quale Abe sta tanto accelerando su questa riforma della sicurezza.
«Noi speriamo che il Giappone tragga lezioni dalla storia, segue la via dello sviluppo pacifico e faccia positivi sforzi per la pace , la stabilità e lo sviluppo della regione Asia-Pacifico, dove viviamo assieme», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri cinese.