16 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Dopo una partenza svogliata, le ultime energiche giornate di campagna elettorale

La poltrona di Cameron traballa

Accusato di aver combattuto senza slancio la sua campagna elettorale, il premier britannico David Cameron negli ultimi giorni cerca di riguadagnare entusiasmo, ma rischia di essere troppo tardi per convincere gli elettori. I sondaggi indicano che i conservatori di centro destra potrebbero non aver fatto abbastanza per rimanere al potere.

LONDRA (askanews) - Accusato di aver combattuto senza slancio la sua campagna elettorale, il premier britannico David Cameron negli ultimi giorni cerca di riguadagnare entusiasmo, ma rischia di essere troppo tardi per convincere gli elettori. I sondaggi indicano che i conservatori di centro destra potrebbero non aver fatto abbastanza per rimanere al potere dopo il voto del 7 maggio e Cameron rischia di restare disoccupato a 48 anni. Un fallimento inusitato nella vita di un uomo il cui contesto familiare privilegiato gli è valso l'accusa di non sapere nulla di come vive la grande maggioranza dei britannici.

Cameron non ha più la vittoria in pugno
All'inizio della campagna, Cameron, educato a Eton e Oxford, sembrava avere la vittoria in pugno. Il suo governo in coalizione con i liberaldemocratici, salito al potere nel 2010, ha condotto la Gran Bretagna fuori da una doppia recessione e i Tories hanno costruito la loro campagna attorno a un «programma economico a lungo termine» per la ripresa. A fronteggiarlo Ed Miliband, che, con la sua immagine da imbranato, non sembrava in grado di entrare in contatto con gli elettori.

Miliband più sicuro?
Ma con i sondaggi ostinatamente inchiodati sul testa a testa, i conservatori sono stati accusati da più parti di condurre una battaglia sterile, di retroguardia, mentre Miliband ha dimostrato di avere maggiore fiducia in se stesso. Negli ultimi giorni Cameron si è letteralmente rimboccato le maniche, lanciandosi in una serie di interventi apparentemente a braccio ed energici, promettendo di «lavorare più di quanto abbia mai fatto» in caso di vittoria.

Chi è David Cameron
Figlio di un agente di borsa, Cameron ha studiato a Eton, la scuola frequentata poi dai principi William e Harry, e a Oxford, dove ha fatto parte del Bullingdon Club, un club studentesco d'élite caratterizzato dalla grandi bevute. Dopo l'università Cameron he lavorato come consulente per i Tories, prima di una breve carriera nella pubbliche relazioni, chiusa con l'elezione a Westminster nel 2001. La sua stella nel partito, allora in difficoltà contro il governo labour di Tony Blair, è sorta rapidamente e nel 2005 a sorpresa ne è diventato leader. Alla guida del Tories a 39 anni, Cameron ha cercato di «disintossicarne» l'immagine, evitando temi tradizionali di destra quali l'immigrazione e puntando su un programma più liberale. Il leader Tory ha mostrato il suo rispetto per i servizi pubblici facendo curare il figlio Ivan, affetto da paralisi cerebrale ed epilessia grave, dal servizio sanitario nazionale. Ivan è morto a sei anni nel 2009. Cameron è sposato con Samantha, designer, e ha altri tre figli. Dopo le elezioni del 2010 Cameron è diventato il più giovane premier britannico degli ultimi 200 anni, ma i conservatori non sono riusciti a ottenere abbastanza seggi per governare da soli e hanno dovuto allearsi con i centristi liberaldemocratici per formare il primo governo di coalizione dalla Seconda guerra mondiale. In patria il governo Cameron è stato caratterizzato da impopolari tagli di spesa, nella politica estera dai tira e molla sul ruolo di Londra nell'Unione europea, al punto di meritare al premier l'accusa di isolazionismo mossa dal rivale Miliband.

Record di vittorie all'ultimo minuto
Cameron è spesso accusato di essere un leader che reagisce solo all'emergenza. La sua carriera è costellata di esempi di vittorie strappate all'ultimo minuto, come nel caso del referendum scozzese, dove evitò per un soffio la vittoria del «sì» all'indipendenza promettendo più poteri al parlamento di Edinburgo. Durante la campagna elettorale il premier ha detto che non si ricandiderà dopo il 2020 e ha già identificato vari possibili successori, tra cui il carismatico sindaco di Londra, Boris Johnson, compagno di scuola a Eton e Oxford.