11 dicembre 2019
Aggiornato 10:30

La sfida di Clinton: convincere i liberal che è lei la loro voce

I primi giorni di campagna elettorale sono serviti a chiarire subito il messaggio di Clinton, lo stesso gridato da Warren e dai populisti: i ricchi hanno beneficiato in modo sproporzionato dell'andamento dell'economia, mentre la classe media e i poveri sono stati lasciati indietro.

NEW YORK (askanews) - E' Hillary Clinton, ma sembra Elizabeth Warren. O forse è la senatrice ad aver seguito le orme lasciate dell'ex first lady. Sulla questione, difficilmente i media statunitensi arriveranno a una conclusione accettata da tutti: di sicuro, dopo una settimana da candidata presidenziale di Hillary Rodham Clinton, la somiglianza con Warren è indiscutibile, e messa in risalto dai giornali.

I primi giorni di campagna elettorale sono serviti a chiarire subito il messaggio di Clinton, lo stesso gridato da Warren e dai populisti: i ricchi hanno beneficiato in modo sproporzionato dell'andamento dell'economia, mentre la classe media e i poveri sono stati lasciati indietro. Le politiche proposte da Clinton, come la retribuzione per il dipendente assente per malattia e l'aumento del salario minimo, danno voce a chi chiede maggiore giustizia sociale. L'ex segretario di Stato, però, deve convincere gli elettori di essere una voce credibile per la causa della lotta alla disuguaglianza.

Nulla fa arrabbiare il suo staff come l'ipotesi che la loro candidata stia arrivando tardi su questi argomenti, scrive il New York Times: Clinton, per i suoi consiglieri, è «l'originale Elizabeth Warren». Prima dell'attuale senatrice, è stata lei ad aver combattuto per decenni per le famiglie, i bambini, i poveri. «Non so perché ci sia questi amnesia semicollettiva sulle sue posizioni passate» ha detto Neera Tanden, presidente del Center for American Progress e direttrice della linea politica di Clinton durante la campagna presidenziale del 2008. «Su questi temi - ha detto - non sta seguendo nessuno».

Sostenere che Clinton sia vicina alle posizioni più progressiste del partito non sarà facile, per il suo staff. Lo dimostra già quello che ha scritto Bloomberg Politics dopo le prime tappe della sua campagna elettorale: Clinton è "terrorizzata dalla sinistra». Il New York Times, però, ricorda che per anni Clinton fu criticata perché troppo liberal, anima socialista dell'agenda centrista del marito Bill, quando era presidente. Gli economisti dell'amministrazione Clinton avevano soprannominato la first lady e il suo entourage 'i bolscevichi'.

Nel 2008, scrive ancora il Times, Clinton si posizionò a sinistra di Barack Obama su molte questioni economiche, facendo arrabbiare alcuni dei suoi donatori di Wall Street e ottenendo il sostegno di sindacati e classi lavoratrici. Tra le sue proposte, quella di porre fine agli sgravi fiscali per i ricchi, voluti da Bush, e quella di mettere un limite ai compensi per i manager. «Facciamo qualcosa contro la crescente disuguaglianza che sta distruggendo il nostro Paese» disse Clinton nella sua precedente campagna presidenziale.

Da un dossier di 16 pagine, preparato da un consigliere di Clinton e ottenuto dal Times, emerge che su 40 argomenti Clinton ha sostenuto la stessa posizione di Warren, in alcuni casi anni prima dell'ascesa politica dell'attuale senatrice del Massachusetts. Ora, però, la base del partito identifica soltanto Warren con i temi cari alle classi lavoratrici, contro il mondo della finanza.

A danneggiare Clinton è stata anche la sua lontananza dalla politica nazionale negli ultimi anni, a partire dall'incarico come segretario di Stato durante il primo mandato del presidente Barack Obama; oggi, è più identificata con le politiche adottate dal marito come presidente, che per molti avrebbero contribuito all'attuale divario tra una piccola parte di persone molto ricche e la stragrande maggioranza degli americani, che ha dovuto sopportare la crisi.