20 settembre 2019
Aggiornato 10:00
Sull'accordo nucleare

L'Iran mette alle strette l'Occidente

Dalle pagine del New York Times, il ministro degli esteri iraniano esorta l'occidente a scegliere tra cooperazione e scontro, accordo e coercizione. Ricordando che, oltre e al di là del nucleare, serve una collaborazione per superare la crisi dei Paesi del Golfo e il proliferare del terrorismo. Possibilmente, sotto l'egida Onu.

NEW YORK (askanews) - «Per chiudere positivamente il negoziato sul nucleare iraniano, è necessaria maggiore volontà politica. Gli iraniani si sono dimostrati risoluti, accettando di impegnarsi con dignità. E' il momento per gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali di scegliere tra cooperazione e scontro, tra negoziazioni e protagonismi, tra accordo e coercizione». E' il messaggio che l'Iran manda ai Paesi con cui ha trovato un accordo di massima sul suo programma nucleare, che dovrà essere messo a punto entro la fine di giugno; un messaggio contenuto in un op-ed scritto dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, per il New York Times.

La crisi del Golfo Persico richiede una risposta
«Con una leadership coraggiosa e l'audacia per prendere le giuste decisioni, possiamo e dobbiamo mettere fine a questa crisi prodotta e andare avanti con attività molto più importanti. L'ampia regione del golfo Persico - ha scritto Zarif - è in tumulto e non è un problema di governi: il tessuto sociale, culturale e religioso di interi Paesi è stato fatto a pezzi». «Non possiamo restare indifferenti alla distruzione incomprensibile intorno a noi, perché il caos - ha ammonito - non riconosce confini».

Oltre l'accordo nucleare
«L'Iran è stato chiaro: la portata del nostro impegno costruttivo si estende ben oltre le negoziazioni nucleari. I buoni rapporti con i vicini dell'Iran sono la nostra priorità. La questione nucleare è stata un sintomo, non una causa di conflitto e sfiducia. Ora è il momento - ha scritto Zarif - per l'Iran e gli altri Paesi coinvolti di cominciare ad affrontare le cause della tensione nell'ampia regione del golfo Persico».

Il piano iraniano sullo Yemen
La maggiore preoccupazione è il terrorismo: «Non si possono affrontare al Qaida e i suoi simili ideologici, come il cosiddetto Stato islamico, che non è né uno Stato, né islamico, in Iraq - ha detto il ministro degli Esteri, tra gli artefici dell'accordo di massima raggiunto sul nucleare iraniano tra Teheran e le sei potenze mondiali impegnate nei colloqui - permettendo loro però di crescere in Yemen e Siria». Una seria discussione sulle calamità che deve affrontare la regione è necessaria e «lo Yemen sarebbe un buon posto da cui iniziare. L'Iran ha offerto un ragionevole e pratico approccio per affrontare questa dolorosa e inutile crisi. Il nostro piano chiede un cessate il fuoco immediato, assistenza umanitaria e assistenza al dialogo tra yemeniti, che porti alla formazione di un governo di unità nazionale inclusivo».

L'Onu intervenga nella regione
All'appello agli Stati vicini a cooperare, segue la richiesta per un «ombrello internazionale» delle Nazioni Unite, a cui si chiede un ruolo nella regione come quello avuto per la fine della guerra tra Iran e Iraq nel 1988, con una risoluzione del Consiglio di sicurezza. «Il mondo - ha concluso Zarif - non può permettersi di continuare a evitare di affrontare le radici dei tumulti. Questa opportunità unica per impegnarsi non deve essere dissipata».