11 agosto 2020
Aggiornato 06:00
La ricetta del Front National per fermare l'avanzata dei terroristi

Libia, perché Marine Le Pen non vuole la guerra contro l'Isis

In un'intervista a Repubblica ha spiegato cosa bisognerebbe fare per arrestare l'avanzata dei terrroristi, e non ha risparmiato critiche all'ex capo dell'Eliseo Nicolas Sarkozy: «La colpa di quello che accade oggi in Libia è tutta sua»

PARIGI - La colpa di quello che sta accadendo in Libia? Di una persona sola: Nicolas Sarkozy, che quand'era all'Eliseo ha lanciato la guerra contro il regime di Tripoli. Usa parole forti e toni accesi, come di consueto, Marine Le Pen in un'intervista rilasciata oggi a Repubblica. La leader del Front National ha presentato le liste per le elezioni provinciali di fine marzo e farà di tutto, dice, per provocare un nuovo terremoto politico. «L'intervento di quattro anni fa ha causato degli squilibri geopolitici di cui vediamo oggi le conseguenze – spiega –. È stato un gigantesco errore strategico da parte di Sarkozy, e di chi l'ha appoggiato. Sarebbe stato probabilmente meglio lasciare Gheddafi lì dov'era, anche se è triste ammetterlo. Lo posso dire serenamente perché noi non avevamo nessun legame con il suo regime, diversamente da Sarkozy. Il regime libico era autoritario, ma laico. Riusciva a tenere insieme le diverse minoranze e a controllare i flussi migratori». Proprio quello che l'Europa unita non ha potuto fare. «L'Unione europea è in parte colpevole di questa situazione perché ha aperto le frontiere, imponendoci un'immigrazione di massa. In questi anni, i governi hanno lasciato che si sviluppassero divisioni comunitarie, il vivaio dal quale provengono i fondamentalisti islamici».

«TAGLIARE I FINANZIAMENTI AI TERRORISTI» - Ora che siamo vicini alla guerra, Marine Le Pen esorta Italia, Francia e gli altri Paesi europei a lasciar perdere: «È interesse di tutti non partecipare a questa guerra. La Francia non deve impegnarsi nel conflitto libico. È la comunità internazionale che deve intervenire, tagliando i flussi di finanziamento all'Is. Sappiamo che questi terroristi vendono del petrolio, incassano decine di milioni di euro, che continuano a ricevere armamenti. Dobbiamo chiederci: chi li finanzia, chi li arma?». Ci sono Paesi che hanno senz'ombra di dubbio atteggiamenti perlomeno «ambigui» nei confronti dell'Is, «per esempio la Turchia. Non possiamo restare alleati con Paesi che sono compiacenti con l'Is, per non dire complici».

I 4 PUNTI DEL FRONT NATIONAL - Che fare dunque? «Per difenderci da nuovi attacchi serve una politica radicalmente diversa, non iniziative risibili come il sito lanciato dal governo francese stop djihadisme, le giornate della laicità o della fratellanza. Non è con i buoni sentimenti che combatteremo il terrorismo». La ricetta del Front National è semplice: rivedere le alleanze internazionali, blocco dell'immigrazione e sospensione di Schengen, lotta contro le divisioni comunitarie e qualsiasi violazione della laicità, aumento dei mezzi per esercito, polizia e servizi segreti, «abbandonando l'austerity imposta dall'Ue che minaccia la nostra sicurezza».

LE POSIZIONI DI ITALIA, LIBIA E EGITTO - L'Italia sembra tuttavia intenzionata a intervenire, seppur nell'ambito di azione dell'Onu, dove si dice pronta ad assumere un ruolo guida. Intanto la Libia ha chiesto alle Nazioni Unite di rimuovere l'embargo sulla vendita di armi al suo governo, per poter fronteggiare l'avanzata dell'Is. Il ministro degli Esteri libico, Al-Dairi, ha sottolineato che la Libia non chiede un intervento militare straniero, ma che la comunità internazionale «ha il dovere giuridico e morale di dare sostegno urgente» al Paese. «Se non riusciremo ad avere armi questo può solo fare il gioco degli estremisti. La Libia necessita di una posizione decisa da parte della comunità internazionale, perché possa aiutarci ad addestrare il nostro esercito nazionale». Il Cairo dal canto suo ha rinunciato a chiedere un intervento militare internazionale, ma ha chiesto di mantenere un blocco navale per le armi dirette a zone della Libia che non sono sotto il governo delle autorità legittime.