21 settembre 2019
Aggiornato 02:00
4mila cristiani pronti a combattere contro la Jihad

Iraq, nasce un'armata nel segno della croce

Vogliono riconquistare le proprie città finite in mano ai jihadisti dello Stato islamico. E intanto, i vecchi baluardi occidentali in funzione anti-Islam si sgretolano

BAGHDAD - Occhio per occhio, dente per dente: l'Isis ammazza i cristiani dell'Iraq, e questi imbracciano le armi. Stando a quanto riportato da Newsweek in queste ore, migliaia di cristiani iracheni si stanno addestrando nel nord-est dell’Iraq per riconquistare le proprie città finite in mano ai jihadisti dello Stato islamico. L'Isis ha distrutto le comunità cristiane in aree che hanno ospitato il cristianesimo per quasi tutta la sua storia lunga 2mila anni. E questo è il risultato. «Questa è una battaglia per riprenderci e tornare nella nostra terra – ha detto al Wall Street Journal un politico assiro – è come se le nostre radici di migliaia di anni fossero state strappate dalla terra». L'idea è piaciuta, e molto, alla diaspora assira, concentrata in particolare negli Stati uniti, in Australia e in Svezia, che la finanziano, mentre è stata duramente boicottata dalla Chiesa cattolica caldea e snobbata dal governo centrale di Baghdad.

CRISTIANI DIVISI - Una decisione maturata dopo le continue violenze, le conversioni forzate, la riduzione in schiavitù, l'esodo di massa. Persino bambini decapitati e crocifissi. Un vero e proprio genocidio. «Il problema – spiega Jim Quirk, docente di Politica Internazionale all'American University – è che i cristiani della Piana di Ninive e dintorni restano profondamente divisi al loro interno: da un lato ci sono quelli che cercano il riconoscimento di una propria regione autonoma, dall'altro quelli che credono in un'alleanza strategica con i vicini curdi. Resta da capire se queste divisioni potranno aiutare a proteggere le comunità cristiane oppure, al contrario, accelerarne l'eliminazione».

IL SOSTEGNO DELL'AMERICA - Un elemento importante da considerare nella valutazione di ciò che sta accadendo in queste settimane in Iraq è che il Pentagono, in coordinamento con il Dipartimento di Stato americano, è stato autorizzato a fornire assistenza, compresi formazione, attrezzature, supporto logistico, infrastrutture e sostentamento, ad altre forze di sicurezza militari associate al governo iracheno, tra cui le forze di sicurezza curde e tribali e altre forze di sicurezza locali. «La misura in cui il governo degli Stati Uniti sosterrà i gruppi cristiani sarà importante non solo nella lotta contro lo Stato islamico, ma anche in funzione delle questioni politiche e di sicurezza locali» prosegue Quirk.

I MURI ANTI-ISLAM VANNO GIU' - Non dimentichiamo che l'Isis non è armata solo da Russia e Cina, ma anche dagli stessi americani, come dimostrato dal recente studio internazionale «Conflict Armament Research» patrocinato dall’Unione Europea: l'eterna doppia faccia a stelle strisce. Detto questo, c'è da ridisegnare il Medio Oriente e l'America rischia di trovarsi sola, con al suo fianco un alleato debole e per nulla temibile come la vecchia Europa. I baluardi storici dell'anti-estremismo islamico si stanno sgretolando uno ad uno. L'Egitto liberal fa sempre più paura: imbavaglia i dissidenti (si parla di oltre 40 mila arresti da metà 2013 ad oggi), commina ergastoli (230 ad attivisti liberal solo in queste ore), diventa teatro di terrore con attentati nei luoghi più sensibili. La criminalizzazione dei Fratelli Musulmani e la repressione delle opposizioni ha creato un pericoloso effetto boomerang, che sta rivitalizzando il terrorismo proprio dentro ai suoi confini. L'Arabia Saudita teme l'Isis e costruisce un muro di mille chilometri per difendersi, ma resta fortemente ancorata alla Shari'a, con tanto di decapitazioni, flagellazioni e quant'altro. Gli Emirati Arabi sospendono la partecipazione ai raid aerei su Iraq e Siria. La Giordania si fa giustizia da sola, convinta che sia in atto «una terza guerra mondiale tra il bene e il male». Il muro anti-Jihad è sempre più fragile.