14 dicembre 2019
Aggiornato 01:30

La politica del sospetto e il prezzo che l'Europa pagherà all'Isis

In tutti i Paesi a rischio attentati al via limitazioni alle libertà individuali. Soro: «Troppa intrusione non serve».

LONDRA - Il terrorismo fa paura. David Cameron vorrebbe bandire alcune forme di crittografia che potrebbero potenzialmente portare al divieto, nel Regno Unito, di alcune delle app di messaggeria più usate al mondo, vedi WhatsApp. Obama punta su un inasprimento delle sanzioni penali (fino a 10 anni di reclusione) secondo la legge già controversa usata per perseguire il co-fondatore di Reddit e sostenitore dei diritti sulla privacy, Aaron Swartz. Misure estreme, persino ridicolizzate in Rete, ma assolutamente possibili. Un nuovo asse Gb-Usa in funzione anti-terrorismo va delineandosi, con Cameron e Obama che dichiarano a gran voce: «Siamo pronti a distruggere i barbari assassini e la loro ideologia distorta. Insieme con i nostri alleati francesi abbiamo messo in chiaro, a chiunque pensi di poter imbavagliare la libertà di espressione con la violenza, che le nostre voci saranno più forti». A scapito della nostra privacy? In parte. Il «Patriot Act» docet.

SORO: «TROPPA INTRUSIONE NON SERVE» - Il dibattito sul cosa è meglio è aperto: l'Occidente si riempie da sempre la bocca di «democrazia», «libertà», «progresso», «diritti umani», ma poi c'è Guantanamo, per dirne una, di cui si torna a parlare in questi giorni per via del caso di Shaker Aamer, ultimo cittadino britannico detenuto, in cella da 13 anni senza che siano state formulate accuse nei suoi confronti. Più sicurezza per meno libertà: il gioco vale la candela? «Nel rapporto tra sicurezza e privacy occorrerebbe avere sempre un atteggiamento coerente, nel rispetto del grande equilibrio che ispira la nostra Costituzione – sostiene Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante per la privacy – e andrebbero evitate oscillazioni tra la recente planetaria indignazione per la scandalosa sorveglianza del Datagate e le pulsioni da più parti registrate in queste ore per una frettolosa compressione delle garanzie che il nostro ordinamento riserva per la protezione dei dati personali». L’esperienza insegna che una intrusione sistematica e indiscriminata nelle comunicazioni dei cittadini «non risolve le difficoltà del contrasto al terrorismo».

ALFANO: «MINACCIA IMMINENTE» - Anche da noi c'è fretta. Angelino Alfano spinge sull'acceleratore per trasformare il ddl sicurezza in decreto, domani in Consiglio dei ministri. Una decisioni azzardata, considerata la Presidenza della Repubblica scoperta, ma che rende bene l'idea di cosa ci sia in ballo. Il capo del Viminale parla di «minaccia terroristica imminente e imprevedibile» e dunque urge mettere subito a disposizione degli apparati di sicurezza i nuovi strumenti pensati per contrastare più efficacemente il rischio attentati.

PENE SEVERE E «BLACK LIST», LE MISURE ITALIANE - E E dunque, leggendo la bozza del decreto, ecco cosa ci dobbiamo aspettare in Italia: sorveglianza speciale, obbligo di soggiorno, ritiro del passaporto a chi è sospettato di compiere attività terroristica, esattamente come avviene per i sospettati di mafia, espulsione degli indiziati ed aggravanti estese ai sottoposti a misura di prevenzione personale per questi crimini. Mentre ora è perseguibile penalmente solo il reclutatore, con il decreto sarà possibile punire con una pena detentiva fino a 10 anni anche il combattente che volontariamente si reca dall'Italia in un teatro di guerra. Previste sanzioni anche per chi organizza viaggi «finalizzati al compimento di condotte con finalità terroristiche» e per i soggetti che si auto-addestrano al compimento di atti terroristici. Se si troverà la copertura (60 milioni di euro per un anno), non si esclude un rifinanziamento dell'operazione «Strade sicure», che prevede l'impiego di militari per la sicurezza nelle città, e una stretta forte arriva anche sul web: sono previsti un inasprimento dei reati di istigazione e apologia se commessi online e l'istituzione di una «black list» dei siti filo-jihadisti usati, tra le altre cose, per il reclutamento di combattenti, i cosiddetti «foreign fighters», che verrà costantemente aggiornata dalla Polizia Postale, con tanto di rimozione immediata di tutti i contenuti propagandistici.