21 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Un segnale forte

Il Papa nel cuore dell'Europa

Non Londra, non Parigi, non Berlino. Papa Francesco, il primo pontefice latino-americano della storia, il primo della globalizzazione, sceglie Strasburgo (dopo la "periferica" capitale albanese Tirana) per il suo primo viaggio nel cuore dell'Europa, che compie oggi in meno di quattro ore.

STRASBURGO - Non Londra, non Parigi, non Berlino. Papa Francesco, il primo pontefice latino-americano della storia, il primo della globalizzazione, sceglie Strasburgo (dopo la «periferica» capitale albanese Tirana) per il suo primo viaggio nel cuore dell'Europa, che compie oggi in meno di quattro ore. «E' un segnale forte che dice che l'Europa è un'identità. Prima di visitare i differenti paesi europei, il Papa dà il segno che l'Europa è un continente, che l'Europa è un insieme», ha spiegato il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, presidente della conferenza episcopale tedesca e membro della ristretta cerchia dei nove cardinali «consiglieri» di Jorge Mario Bergoglio provenienti dai cinque continenti.

Quello odierno sarà «il più breve tra tutti i viaggi fatti dai Papi: 3 ore e 50», ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. A Jorge Mario Bergoglio piace viaggiare senza perdere tempo. I francesi non hanno gradito, avrebbero preferito un soggiorno più lungo nel loro paese, ma il Pontefice argentino ha voluto così. Il Pontefice parte alle 7.50 dall'aeroporto di Fiumicino. Ad accoglierlo all'aeroporto non ci sarà il presidente francese Francois Hollande ma il segretario di Stato per gli Affari europei.

In questo angolo di Alsazia, tra Francia e Germania, a pochi chilometri dalla trincea della prima guerra mondiale, Papa Francesco non si recherà in visita neppure alla cattedrale di Strasburgo, che quest'anno celebra il millenario, ma si concentrerà esclusivamente sulle due istituzioni che qui hanno sede, il Parlamento europeo prima (alle 10.35) e il Consiglio d'Europa (12.05). All'eurocamera, papa Francesco, dopo un discorso introdotto dal presidente Martin Schulz, incontrerà, prima di trasferirsi al vicino Consiglio d'Europa, il premier italiano Matteo Renzi, presidente di turno del Consiglio Ue, Jean Claude Junker, nuovo presidente della Commissione Ue, e Herman Van Rompuy, presidente uscente del Consiglio europeo. Al Consiglio d'Europa Bergoglio sarà accolto da Thorbjorn Jagland, segretario generale, e dalla presidente svizzera dell'assemblea parlamentare, Anne Brasseur, prima di pronunciare il secondo discorso della seconda sessione straordinaria di un'istituzione europea. Oltre ai nunzi presso le due istituzioni saranno presenti anche il cardinale di Budapest Peter Erdo, in qualità di presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee) e l'arcivescovo di Monaco di Baviera Reinhard Marx in qualità di presidente della Commissione delle conferenze episcopali della comunità europea (Comete). Giunto alle 10 all'aeroporto di Strasburgo, il Papa ripartirà per Roma alle 13,50.

Il Parlamento europeo e il Consiglio d'Europa sono due istituzioni ben distinte: mentre il primo organismo, elettivo, è parte dell'Unione europea, la seconda istituzione, nata ben prima e composta di parlamentari nazionali, si estende ormai ben più a oriente dell'Ue, comprendendo per esempio anche Ucraina e Russia. In parte sovrapponibili, dunque, i due discorsi dovrebbero distinguersi significativamente perché rivolti a due «audience» diverse.

«Dal Papa ci si attende che parli dei poveri, dei poveri che vivono in Europa e ai confini europei», ha detto il cardinale Marx in una recente intervista al Servizio informazione religiosa (Sir). «Il progetto europeo, se vissuto secondo lo spirito e i valori dei padri fondatori, che gli hanno dato vita, può essere ancora in grado, oggi, di rispondere alle sfide dell'Europa attuale e di dare risposte concrete alla gente», ha detto da parte sua il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla Radio vaticana e al Centro televisivo vaticano. Al Papa, peraltro, verrà regalata una copia in spagnola delle "Memoires" di Jean Monnet, il primo visionario padre della comunità europea. «Oggi purtroppo il grande problema dell'Europa è la disoccupazione, la mancanza di lavoro da parte soprattutto di tanti giovani. Per cui aumenta l'esclusione sociale. Invece una solidarietà ed un'attenzione a questa categoria di persone, come a tante altre categorie di persone, pensiamo ai migranti, pensiamo alle madri che si trovano sole a dover educare i figli, pensiamo agli anziani, pensiamo ai disabili? tutte queste categorie di persone, un'attenzione particolare a loro potrà essere un cammino sicuro per ridare vigore al progetto dell'Europa». Quanto all'annoso dibattito sulle radici cristiane dell'Europa, «dignità della persona umana, il tema della libertà, il tema della democrazia, il tema dell'uguaglianza, il tema dello stato di diritto, il tema del rispetto dei diritti umani: ecco, sono tutti valori che nascono dall'humus del cristianesimo e quindi se si cerca di viverli e di realizzarli io credo che si sta dando vigore alle stesse radici cristiane dell'Europa", ha detto Parolin. Quanto al Consiglio d'Europa, esso "comprende anche la Russia e l'Ucraina», ha ricordato Marx. «Quando parliamo dell'Europa, pensiamo sempre all'Unione Europea, ma l'Europa è più grande. Occorre allora parlare della pace e della riconciliazione. In questo anno in cui si fa memoria della prima Guerra mondiale, è importante dire che in questo continente è attualmente in corso una guerra. E' terribile. E' scioccante per me».

Il Papa è stato invitato a Strasburgo dal presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che si è recato due volte in Vaticano per invitarlo, subito dopo la sua elezione e nelle scorse settimane. Prima delle elezioni europee sarebbe stata inopportuna una visita del Pontefice, che è stata dunque fissata oggi, a pochi giorni da un altro viaggio di Bergoglio, questa volta in Turchia (da venerdì a domenica prossime). Alcuni europarlamentari (nonché le Femen) non gradiscono comunque la presenza del primate della Chiesa cattolica romana in un'istituzione laica e protesteranno. «Tutti sappiamo benissimo, il Papa meglio di tutti, che non è un capo politico di Stato con poteri militari, economici e interessi particolari», ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, rispondendo preventivamente alle domande sulle contestazioni, «ma la presenza del Papa nel mondo delle organizzazioni internazionali è quella di una grande personalità riconosciuta a livello internazionale e mondiale come grande autorità di carattere religioso e morale».

E' Jorge Mario Bergoglio stesso che ha già fatto capire cosa pensa dell'Europa in un paio di occasioni. Prima del sinodo straordinario sulla famiglia, ad ottobre, ha parlato ai presidenti delle conferenze episcopali europee (in un discorso a braccio non pubblicato) del rischio che l'Europa, vecchio continente, più che «mamma» divenga «nonna», incapace cioè di essere una società feconda e vitale. Il Papa ha denunciato la prospettiva di una cultura ormai consumista, nella quale tutto viene ridotto a merce, anche il sesso, e magari i rapporti umani vengano sostituiti da quelli con animaletti domestici. A giugno, visitando la comunità di Sant'Egidio, aveva detto: «L'Europa si è stancata, non è invecchiata, ma non sa cosa fare. Mi hanno chiesto perché non parlo dell'Europa. Ho risposto con un trabocchetto: 'quando ho parlato dell'Asia?', ma stasera voglio parlare dell'Europa».
«È stanca - ha ripetuto - dobbiamo aiutarla a ringiovanire, ha rinnegato le sue radici dobbiamo aiutarla a ritrovarle. Per mantenere l'equilibrio dell'economia mondiale - ha spiegato Francesco - si scartano i bambini: niente bambini in questi paesi dell'Europa. E si scartano gli anziani con una forma di eutanasia nascosta: quello che non serve e non produce, allora si scarta. Oggi è così grande la crisi che si scartano anche i giovani in quest'Europa stanca. Solidarietà - ha poi aggiunto - non è una parolaccia da togliere dal vocabolario, ma una parola cristiana».