26 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
Presidenziali Turchia

Per Erdogan trionfo annunciato

Secondo tutti i sondaggi il premier sbaraglierà i due sfidanti, Ekmeleddin Ihsanoglu, sostenuto dai due principali partiti d'opposizione e il curdo Selahattin Demirtas già al primo turno, raccogliendo ben oltre il 50% dei voti.

ISTANBUL - Domenica più di 53 milioni di elettori turchi andranno al voto per scegliere direttamente, per la prima volta, il loro presidente della Repubblica. Il grande favorito della vigilia è l'attuale primo ministro Recep Tayyip Erdogan che vuole coronare la sua straordinaria carriera politica occupando la più alta carica dello stato per poi promuovere una riforma presidenziale. Secondo tutti i sondaggi il premier sbaraglierà i due sfidanti, Ekmeleddin Ihsanoglu, sostenuto dai due principali partiti d'opposizione e il curdo Selahattin Demirtas già al primo turno, raccogliendo ben oltre il 50% dei voti.

Martedì sera Erdogan, nel corso di un'intervista trasmessa in contemporanea dalle emittenti turche Ntv-msnbc e Star Tv, aveva reso pubblico un sondaggio commissionato dal suo partito che lo dava al 55,% in largo vantaggio sullo sfidante Ihsanoglu dati confermati oggi dall'istituto di ricerca Konda, considerato uno tra i più indipendenti del paese.

Secondo lo studio sottoscritto dal presidente Tarhan Erdem, ex-politico di primo piano del principale movimento d'opposizione, il Partito repubblicano nel popolo (Chp) Erdogan, domenica, raccoglierà il 57% dei consensi staccando Ihsanoglu che si fermerebbe al 34%, conun distacco di oltre 20 punti percentuali. Sarebbe un disastro per l'opposizione che grazie a un inedito accordo tra i kemalisti del Chp e la terza forza in parlamento, il Partito di azione nazionalista (Mhp) di estrema destra ha presentato un candidato comune alla presidenza.

Il 9% dei voti andrebbero, invece al candidato sostenuto dalla sinistra radicale e autonomisti curdi, Selahattin Demirtas, un buon risultato considerando che il suo Partito democratico dei popoli (Hdp), alle amministrative dello scorso marzo aveva raccolto poco più del 4% dei consensi.

I SUCCESSI DEL PREMIER - Erdogan, reduce da un anno nero, il 2013, segnato da proteste anti-governative iniziate dopo la violenta repressione delle manifestazioni contro la demolizione del Parco Gezi a Istanbul la scorsa estate e uno scandalo corruzione senza precedenti a dicembre che ha rischiato di travolgere il governo, ha puntato tutto sulle presidenziali per mostrare all'opinione pubblica turca e internazionale di tenere ancora saldamente in mano le redini del Paese.

Nel corso della campagna elettorale ha snocciolato uno per uno i successi del suo governo che, secondo lui, ha risolto molti problemi della «vecchia Turchia dove c'era un colpo di stato ogni 10 anni», inoltre, ha dichiarato Erdogan, Ankara ha azzerato il suo debito con il fondo monetario internazionale, le riserve in valuta sono passate da 27,5 a 135 miliardi di dollari, il debito pubblico dal 63 all'8% e l'inflazione dal 30% a meno del 10.

Grazie alla determinazione dell'Akp nel braccio di ferro durato anni con l'esercito e la vecchia classe dirigente fedele al kemalismo, l'ideologia nazionalista e ultra-laicista imposta dal fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Ataturk negli anni '20, la politica si è liberata dell'opprimente controllo delle forze armate. Con il voto della prossima domenica gli elettori possono «chiudersi definitivamente la porta alle spalle» chiudendo con «la vecchia Turchia», ha più volte ripetuto Erdogan durante i comizi di queste settimane.

OBIETTIVO 2023 - Se verrà eletto il premier ha annunciato che le sue priorità saranno favorire l'approvazione di una nuova costituzione al posto di quella scritta durante il colpo di stato militare del 1980, l'ultimo e il più sanguinoso della storia turca, e allo stesso tempo portare a termine il processo di pace con gli autonomisti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) trovando una soluzione politica a un conflitto che ha fatto dal 1984 più di 45 mila morti nel sud-est del paese a maggioranza curda.

Sono questi i primi punti del programma «Obiettivo 2023» annunciato dal premier nel 2011 e più volte citato nel corso della campagna elettorale. Entro quell'anno, quando si celebrerà il 100esimo anniversario della fondazione della Repubblica turca Erdogan vuole fare della Turchia un Paese leader a livello mondiale, tra i dieci Paesi più sviluppati economicamente, i quinti per produzione agricola e portare il Pil pro-capite a 25 mila dollari.

Oltre ai successi in campo economico e la percezione della maggior parte dei turchi che la propria condizione economica è destinata a migliorare, secondo il report dell'istituto Konda dietro i sempre maggiori consensi raccolti dall'Akp e la probabile vittoria di Erdogan ci sarebbe l'incapacità dell'opposizione di proporre in maniera davvero convincente politiche davvero alternative a quelle promosse dal premier, infatti: «dal 2007 nel di quattro elezioni e un referendum l'unica proposta politica chiara dei partiti che non sono al governo è stato l'anti-Erdoganismo».