24 luglio 2019
Aggiornato 06:00
La crisi Ucraina

L'Ucraina sull'orlo dell'abisso economico

Più va avanti la guerra nel Donbass, più l'Ucraina si avvicina al tracollo economico, evitabile in sostanza solo con l'arrivo degli aiuti della comunità internazionale. Il ministro delle finanze Alexandr Shlapak ha snocciolato oggi a Kiev le cifre che sintetizzano il crollo verticale e che potrebbero appunto peggiorare se la situazione nel sudest non dovesse trovare una soluzione più o meno rapida

KIEV - Più va avanti la guerra nel Donbass, più l'Ucraina si avvicina al tracollo economico, evitabile in sostanza solo con l'arrivo degli aiuti della comunità internazionale. Il ministro delle finanze Alexandr Shlapak ha snocciolato oggi a Kiev le cifre che sintetizzano il crollo verticale e che potrebbero appunto peggiorare se la situazione nel sudest non dovesse trovare una soluzione più o meno rapida.

Ancora al primo luglio la caduta del pil era calcolata intorno al 5%, ora il governo ammette che arriverà al 6,5%, se non oltre. Il Fondo monetario internazionale ha già previsto un tonfo del 7%, ma i numeri potrebbero essere ancora corretti se i costi del conflitto nel sudest aumenteranno. Durante la crisi del 2008-2009 il pil ucraino era sceso del 15% e da allora, complice la stagnazione durante la presidenza di Victor Yanukovich tra il 2010 e il 2013, l'economia non aveva mai recuperato. Shlapak ha affermato inoltre che la guerra costa 1,5 miliardi di grivne (circa 130 milioni di dollari) al mese e alla fine dell'anno saranno quasi 10 i miliardi, cifra comunque imponente per le malandate casse dello stato.

In parlamento è in discussione da martedì in sessione plenaria la legge di bilancio per il 2014 coordinata con l'Fmi che prevede entrate per circa 380 miliardi di grivne e uscite per 442 miliardi. Numeri provvisori, che potranno essere oggetto di revisione se nelle regioni di Donetsk e Lugansk dovesse essere introdotta la legge marziale e nuove risorse venissero dirottate nell'attuazione di quella che a Kiev viene definita ancora un'operazione antiterrorismo. Il ministro delle finanze ha proposto l'aumento dei fondo di riserva sino a 16,7 miliardi di grivne per far fronte alle spese per la difesa e a quelle per la ricostruzione nel Donbass.

A Kiev si attende comunque con fiducia la decisione del Fondo monetario internazionale per la concessione della seconda tranche del prestito complessivo di circa 17 miliardi di dollari prevista per i prossimi due anni. Dopo l'arrivo dei primi 3,2 miliardi a maggio, tra la fine di giugno e l'inizio di luglio una missione del Fmi ha concordato con le autorità ucraine i prossimi passi per l'attuazione dello prestito stand by approvato ad aprile.

Nel loro rapporto rilasciato la scorsa settimana gli esperti di Washington hanno notato che nonostante le difficoltà nel Donbass, il governo ha adottato comunque parte delle misure richieste e nonostante altre siano in ritardo il via libera alla seconda tranche di 1,4 miliardi del programma di aiuti dovrebbe essere solo una formalità da sbrigare nelle prossime settimane.

Secondo il Fmi il conflitto ha influito in modo negativo sull'attuazione del programma e alcuni parametri hanno dovuto essere rivisti, inoltre la futura implementazione parte dall'assunto che la situazione nel sudest del paese andrà migliorando. Proprio qui iniziano le incognite che pesano sul futuro dell'economia ucraina: una via d'uscita dalla crisi non sembra all'orizzonte e il peggioramento dei rapporti con la Russia, nella prospettiva della risoluzione di due questioni fondamentali come quella del gas e dei nodi da sciogliere in merito agli effetti collaterali dopo la firma da parte di Kiev dell'Accordo di associazione con l'Unione europea, rischia di spingere l'Ucraina ancora di più verso il basso.