15 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
La crisi ucraina

Maidan resiste e aspetta la decisione UE sulle sanzioni

Dopo i pesanti scontri di ieri tra forze di sicurezza e frange radicali dei manifestanti, con un bilancio arrivato ad almeno 26 morti, la protesta a Maidan continua, in una calma molto tesa, con le forze speciali Berkut a sorvegliare l'intero perimetro della spianata da settimane epicentro della protesta pro-Ue e anti-Yanukovich

KIEV - Tra violenze, accuse, appelli e azioni diplomatiche e la possibilità che l'Ue decida domani di passare dalle dichiarazioni alle sanzioni, l'Ucraina vive ore incerte quanto decisive. Dopo i pesanti scontri di ieri tra forze di sicurezza e frange radicali dei manifestanti, con un bilancio arrivato ad almeno 26 morti, la protesta a Maidan continua, in una calma molto tesa, con le forze speciali Berkut a sorvegliare l'intero perimetro della spianata da settimane epicentro della protesta pro-Ue e anti-Yanukovich. Il presidente ucraino ha puntato il dito contro un «tentativo di golpe», sostenuto nelle sue accuse dal Cremlino, che continua però a predicare la linea della non ingerenza.
Putin «non ha mai dato né dà consigli al suo collega ucraino su cosa va fatto, quali iniziative prendere, eccetera. E non ha alcuna intenzione di dare tali consigli in futuro», ha dichiarato oggi il portavoce Dmitri Peskov, intervenuto dopo le insistenti voci di un tentativo del capo di stato ucraino di parlare con il presidente russo, che non avrebbe trovato risposta.

Yanukovich è comunque sotto crescente pressione internazionale.
All'Ue che minaccia sanzioni, agli Stati Uniti che gli chiedono di ritirare le truppe speciali da Maidan, chiede oggi «la massima oggettività possibile sugli eventi» a Kiev e nel resto del Paese.
Il presidente, che per domani ha dichiarato un giorno di lutto nazionale, non ha ancora deciso se optare per la linea davvero dura e lo scontro definitivo con la piazza o se continuare la ricerca del dialogo. Nella notte, i colloqui con i leader moderati dell'opposizione Vitaly Klitschko e Arseni Yatseniuk, sono risultati inutili: i due avrebbero rifiutato di dissociarsi dai gruppi radicali che ieri hanno riacceso la protesta violenta.
Risultato: negoziato politico torna in alto mare e si complica la scelta di un nuovo premier.

Aspettando l'esito delle consultazioni a livello europeo, che l'opposizione spera sfocino domani in un pacchetto di sanzioni contro Yanukovich, la piazza moderata, quella mobilitata in nome dell'Ue, cerca di tornare protagonista.
Gli attivisti di Maidan hanno avviato in mattinata lavori di pulizia, sgomberando le macerie, i resti dei falo, i segni più evidenti lasciati dalle violenze di ieri.

I timori di Yanukovich e alleati si concentrano però sull'Ovest del Paese, in particolare Leopoli, dove migliaia di manifestanti stamattina hanno preso d'assalto la sede dell'amministrazione regionale e della polizia, oltre ad edifici militari. Secondo l'agenzia Unian, il fronte anti-governativo controlla ora anche un deposito di armi. Le forze speciali hanno bloccato un treno in arrivo da Leopoli: gli agenti avrebbero trovato a bordo un grande quantità di ordigni artigianali.