19 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
La crisi siriana

Ankara e Teheran, rapporti tesi per via della Siria

Il quotidiano Milliyet riportava ieri che la Repubblica Islamica ha deciso di sospendere gli accordi che permettono ai cittadini turchi di recarsi in Iran senza il visto. Si tratta ufficialmente di una sospensione temporanea, fino al 31 agosto

ISTANBUL - La crisi siriana si infittisce e, parallelamente al rilancio dell'emergenza curda, Ankara si trova a fare i conti con un altro problema connesso alla guerra in corso in Siria: i sempre più difficili rapporti con Teheran, insieme con Mosca il principale alleato del regime di Bashar Assad in questo momento, tanto che da più parti viene denunciata la presenza di 'volontari' iraniani a fianco delle truppe fedeli al regime siriano.

L'Iran sospende fino a 31 agosto accordi su liberalizzazione visti - Il quotidiano Milliyet riportava ieri che la Repubblica Islamica ha deciso di sospendere gli accordi che permettono ai cittadini turchi di recarsi in Iran senza il visto. Si tratta ufficialmente di una sospensione temporanea, fino al 31 agosto, motivata con l'imminente riunione, dal 26 al 31 agosto a Teheran, del Vertice dell'organizzazione dei Paesi Non Allineati Ma in precedenza, l'organizzazione di simili meeting non è stata accompagnata da misure sui visti. E, soprattutto, la decisione sui visti arriva in un momento in cui i rapporti tra Turchia e Iran, grandi amici e alleati fino allo scoppio della crisi siriana, sono a dir poco freddi.

Da mesi Teheran intima ad Ankara di stare fuori dalla crisi siriana. Tre giorni fa, il ministro degli Esteri di Teheran, Ali Akbar Salehi, era impegnato in un delicato colloquio con l'omologo turco, Ahmet Davutoglu, per chiedergli una mediazione per la liberazione di 48 ostaggi iraniani, forse ex pasdaran, in mano ai ribelli siriani. Proprio nelle stesse ore, il capo delle Forze armare iraniane, Hassan Firouzabadi, ha lasciato intendere che la Mezzaluna, insieme con l'Arabia Saudita e il Qatar, è coinvolta nelle violenze in Siria, per appoggiare gli obiettivi di guerra di Washington. Da parte sua, Teheran ha tutto l'interesse a difendere l'attuale regime di Damasco: caduto Assad, è il timore iraniano, la Siria non sarebbe più il baluardo anti-Israele in Medio Oriente.