23 febbraio 2020
Aggiornato 22:00
La crisi siriana

Medvedev: La Siria rischia la guerra civile

Il Premier russo è arrivato alle Olimpiadi di Londra con un messaggio: il suo Paese vuole lavorare al fianco dell'Occidente per risolvere i problemi globali, inclusa la crisi in Siria

LONDRA - Dmitri Medvedev è arrivato alle Olimpiadi di Londra con un messaggio: il suo Paese vuole lavorare al fianco dell'Occidente per risolvere i problemi globali, inclusa la crisi in Siria.

In un colloquio esclusivo con il quotidiano britannico Times, al termine della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra, il Primo ministro russo ha espresso apprezzamento per il presidente Usa Barack Obama e per il premier britannico David Cameron e ha insistito sul fatto che le divergenze sulla Siria non sono così grandi come molti credono. Medvedev ha poi lasciato intendere - scrive il Times - che la pazienza di Mosca con il presidente Assad sta finendo, ma ha aggiunto che adesso è necessario fare il possibile per evitare una guerra civile in Siria.

«Nonostante le differenze nell'enfasi, le posizioni della Russia, degli Usa e della Gran Bretagna non sono così grandi come talvolta insinuato. Partiamo tutti dalla posizione che l'esito peggiore sia una guerra civile in Siria», ha detto Medvedev al Times. Il mondo ha già avuto «un'anteprima» di una guerra civile ed entrambe le parti ne sono responsabili perché non si sono sedute a un tavolo a dialogare.

«Non so come sarà l'equilibrio politico in futuro e quale ruolo assumerà Assad avrà al suo interno», ha continuato il premier russo. «Questo deve essere deciso dal popolo siriano. I nostri partner ci stanno spingendo a un'azione più forte. Ma poi la domanda è? Dove finiscono le risoluzioni e inizia l'azione militare?»

La Russia, ha chiarito Medvedev, non accetterà interventi stranieri né risoluzioni Onu che spianino la strada verso un'operazione militare. E con riferimento a quanto accaduto con la Libia, Medevedev ha commentato che qualunque fosse stata la situazione, «imporre la democrazia» dall'esterno non era la giusta risposta.