15 luglio 2024
Aggiornato 17:00
Ankara: Damasco pagherà quello che ha fatto

Siria: la Lega Araba a Assad, la nostra pazienza è al limite

Ultimatum di tre gioni per far cessare la repressione e se Damasco non dovesse ottemperare saranno adottate delle sanzioni economiche. USA: Le azioni violente dell'opposizione fanno il gioco di Assad. Intanto a Damasco sono ripresi gli attacchi alle ambasciate straniere

RABAT - La Lega Araba ha dato alla Siria tre giorni di tempo per cessare la repressione, e se Damasco non dovesse ottemperare saranno adottate delle sanzioni economiche: lo ha annunciato il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Hamad ben Jassem.
La Lega «dà tre gironi al governo siriano per arrestare la sanguinosa repressione» contro la popolazione civile, ma se Damasco non accetterà di cooperare con la Lega verranno adottate delle sanzioni economiche contro la Siria», ha spiegato Jassem in conferenza stampa al termine del vertice ministeriale dell'organizzazione panaraba tenutosi a Rabat: «Non voglio parlare di ultima possibilità perché il governo siriano non pensi trattarsi di un ultimatum, ma la nostra pazienza è giunta al limite», ha concluso il premier qatariota.
A margine del vertice si è svolto anche il Forum di Cooperazione turco-araba, nel cui comunicato finale Turchia e Lega Araba si oppongono a qualsiasi intervento straniero in Siria, chiedendo nel contempo «misure urgenti» per la protezione della popolazione civile dalla repressione del regime del presidente Bashar al Assad: «Il Forum afferma che è necessario fermare lo spargimento di sangue, di risparmiare ai cittadini siriani nuovi atti di violenza e di omicidi, il che richiede delle misure urgenti per garantire la protezione della popolazione civile», si legge nel documento, che insiste sull'importanza «della stabilità e l'unità della Siria e la necessità di trovare una soluzione alla crisi senza alcun intervento straniero».

A Damasco attaccata l'Ambasciata degli Emirati Arabi - Il governo degli Emirati Arabi ha denunciato un attacco contro la sua Ambasciata a Damasco, dove gruppi di sostenitori del regime del presidente Bashar al Assad hanno moltiplicato negli ultimi giorni gli assalti contro le sedi diplomatiche di numerosi Paesi.
«Gli Emirati condannano l'attacco contro l'Ambasciata di Damasco e ritengono il governo siriano responsabile della sicurezza e dell'immunità della sede e del personale diplomatico» ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri degli Emirati, Jumaa al-Junaibi, accusando le autorità siriane di «negligenza» e senza fornire ulteriori dettagli sull'accaduto.

USA: Le azioni violente dell'opposizione fanno il gioco di Assad - Le azioni violente dell'opposizione in Siria giocano a favore del regime di Bashar al Assad. Lo hanno affermato gli Stati Uniti, pur accusando il presidente siriano di essere all'origine delle violenze. «Non tolleriamo la violenza né da parte dell'esercito siriano e del regime, né da parte dell'opposizione», ha dichiarato Mark Toner, un portavoce del Dipartimento di Stato interrogato sull'attacco a un centro dei servizi segreti siriani compiuto oggi dai soldati dissidenti.
Toner ha anche commentato la moltiplicazione degli attacchi in Siria contro le ambasciate e i consolati di Paesi che hanno criticato il regime, una tendenza giudicata «molto preoccupante» a Washington. «E' chiaro che si tratta della reazione del governo e dei suoi scagnozzi», ha ritenuto Toner. Mentre la Francia ha deciso di richiamare a Parigi il suo ambasciatore in Siria, l'amministrazione Obama continua a prevedere il ritorno a Damasco «la settimana prossima» del suo ambasciatore Robert Ford. Una previsione che potrebbe tuttavia evolvere in funzione dei rischi sul posto per i diplomatici stranieri.

Ankara: Damasco pagherà quello che ha fatto - Nuovo, duro avvertimento da Ankara al regime siriano di Bashar al Assad. Il ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha dichiarato che «il governo di Damasco pagherà un prezzo molto caro». Il capo della diplomazia turca, oggi a Rabat per incontrare i ministri degli esteri della Lega Araba, ha fatto in particolare riferimento agli attacchi alle sedi diplomatiche turche di domenica scorsa. Negli ultimi giorni le accuse turche all'ex alleato siriano si sono moltiplicate e inasprite di tono. Davutoglu è anche tornato oggi ad accusare Damasco di «non aver mantenuto la parola» data alla Lega Araba, a cui il 2 novembre aveva promesso riforme e la fine della repressione di ribelli.
Anche ieri Ankara aveva attaccato l'ex alleato su più fronti. Il premier Recep Tayyip Erdogan, durante il consueto discorso del martedì davanti al gruppo parlamentare del suo partito, l'Akp, ha accusato Assad di trascinare il suo Paese verso la guerra civile.
«In Bashar Assad si vede la fine tragica di un leader che apre alla guerra civile - ha detto Erdogan - Non si può andare avanti con la persecuzione, non si può costruire il futuro con il sangue dell'oppressore. E tu, Assad, adesso vai senza indugio verso l'apertura di quella pagina».
Il ministro dell'Energia, Taner Yildiz, è arrivato a minacciare l'interruzione della fornitura di elettricità alla Siria, e ha annunciato il blocco di esplorazioni petrolifere congiunte.
«Per il momento continuiamo a vendere elettricità a Damasco - ha dichiarato Yildiz ai margini di un convegno - Ma se le cose dovessero continuare così allora procederemo alla revisione degli accordi».

La Francia richiama l'Ambasciatore a Damasco - La Francia ha richiamato il suo Ambasciatore presso la Siria, Eric Chevallier, in seguito alle violenze che hanno «preso di mira interessi francesi» nel Paese: lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, nel corso di un intervento parlamentare.