11 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

Nucleare iraniano: Khamenei, Teheran prende sul serio le minacce

Larijani: Un'intervento militare sarebbe una «grande sciocchezza». Peres: Prima delle armi, serve un attacco morale. Lettera dei dissidenti: il Governo sospenda il programma nucleare. Chavez: c'è il rischio di «una guerra nucleare»

NEW YORK - L'Iran prende sul serio le «minacce» di un intervento militare contro i suoi siti nucleari: lo ha dichiarato oggi a New York un alto responsabile iraniano, insistendo sul fatto che il suo Paese è «pronto ad affrontare qualsiasi sfida». Mohammad Javad Larijani, stretto consigliere della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, e capo del Comitato governativo sui diritti umani, ha anche insistito sul fatto che il suo Paese non rinuncerà mai al diritto alla tecnologia nucleare. «Siamo fieri di avere questa tecnologia. Siamo fieri di essere il numero uno nella regione. Nessuno può sottrarre all'Iran le sue capacità», ha insistito.
Interpellato sull'eventualità di raid militari, Larijani ha risposto ai giornalisti: «Nessuna minaccia contro l'Iran è presa alla leggera dai nostri governanti. Siamo assolutamente pronti ad affrontare qualsiasi sfida». «Un intervento militare - ha aggiunto a margine di una visita alle Nazioni unite - sarebbe una grande sciocchezza».
Larijani ha infine ribadito le accuse proferite contro Israele di essere responsabile «con la cooperazione degli Stati Uniti» dell'omicidio in gennaio e in novembre 2010 di due scienziati iraniani specialisti del nucleare, Massoud Ali Mohammadi e Majid Shariari.

A Ispahan catena umana per difendere i siti nucleari - Centinaia di studenti hanno formato oggi una catena umana intorno ad uno dei siti nucleari iraniani a Ispahan, nel centro dell'Iran, giurando di rispondere con violenza ad un eventuale attacco da parte di Israele. Lo ha riportato l'agenzia di stampa Fars. «Promettiamo ai dirigenti del mondo dell'arroganza (gli occidentali, ndr) che se un solo proiettile viene esploso in direzione dell'Iran, demoliremo Tel Aviv in tre giorni», ha tuonato un leader studentesco davanti alla folla, secondo la stessa fonte. «Morte all'America», «Morte a Israele», scandivano i manifestanti.
L'8 novembre, l'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) in un nuovo rapporto ha manifestato «serie preoccupazioni» per la sospetta dimensione militare del programma nucleare iraniano, alimentando i sospetti della comunità internazionale.
Teheran ha respinto in blocco il rapporto e accusato l'agenzia di essere strumentalizzata dagli Usa e Israele per tentare di isolare l'Iran. Nelle ultime settimane, esponenti israeliani hanno minacciato l'Iran di raid militari contro i suoi siti nucleari.
Il programma nucleare iraniano è gia stato condannato da sei risoluzioni di cui quattro assortite di sanzioni, dal Consiglio di sicurezza dell'Onu che esige la cessazione delle attività di arricchimento dell'uranio da parte di Teheran. Francia e Germania hanno reagito al nuovo rapporto dell'Aiea chiedendo nuove sanzioni. Ma Russia e Cina si sono opposte, spingendo per il raddoppio degli sforzi a livello diplomatico.

Peres: Prima delle armi, serve un attacco morale - Contro l'Iran serve un attacco «morale» più che militare. Lo ha sostenuto il presidente israeliano Shimon Peres in un'intervista al talk show di Pierce Morgan sulla Cnn. Peres è stato chiamato a commentare il recente rapporto dell'Aiea (l'Agenzia internazionale dell'Energia Atomica), in cui sono state espresse - sulla base di informazioni definite «credibili» - «gravi preoccupazioni» sul carattere militare del programma nucleare iraniano.
Secondo il presidente dello Stato ebraico, l'opzione militare «non dev'essere la prima» per impedire alla Repubblica islamica un'escalation verso l'atomica: «Non suggerirei di cominciare immediatamente con un'operazione militare» ha dichiarato Peres.
«Piuttosto - ha proseguito - preferirei vedere sanzioni economiche più rigide, una pressione politica più forte e ciò che manca di più è un attacco sul piano morale». L'Iran, infatti, nella visione del leader israeliano è «un paese vizioso e moralmente corrotto».
Peres ha poi corretto la lettura di chi pensa che Israele sia pronto ad agire da solo contro il programma nucleare iraniano: «Israele - ha chiarito - vedrà innanzi tutto ciò che il mondo sta facendo». «Non vogliamo fare salti da soli, siamo parte delle civiltà della famiglia dei paesi responsabili a livello internazionale e ci aspettiamo che i leader mondiali che fanno promesse le mantengano» ha detto ancora il presidente israeliano.
Un simile appello è stato rivolto alla comunità internazionale dalla leader del Kadima, Tzipi Livni in un intervento pubblicato oggi dal Times di Londra: «E' il momento che la comunità internazionale si schieri compatta contro questa minaccia, perché è una minaccia che ci riguarda tutti» ha scritto l'ex ministro degli Esteri, sempre in riferimento al programma nucleare iraniano. «Mentre riflettiamo sul modo di impedire all'Iran di procurarsi l'atomica - ha sostenuto però Livni - la comunità internazionale deve far capire a Teheran che tutte le opzioni sono sul tavolo». «La fase dei rinvii - ha concluso - ormai è finita».

Lettera dei dissidenti: il Governo sospenda il programma nucleare - Un gruppo di dissidenti iraniani che vivono all'estero ha invitato apertamente il governo di Teheran a sospendere il suo programma di arricchimento dell'uranio.
«L'attuale impasse sulle ambizioni nucleari iraniane e l'inutile gioco di potere stanno creando le condizioni per una guerra e il popolo iraniano ne pagherà le conseguenze», si legge nella lettera sottoscritta 175 dissidenti e riportata oggi dal Wall Street Journal. La missiva è stata rilanciata nel Paese da un sito di attivisti studenteschi, Daneshjoonews.

Chavez: c'è il rischio di «una guerra nucleare» - Il Presidente venezuelano Hugo Chavez ha ammonito oggi contro il rischio di una «guerra nucleare» in Medio Oriente, alla luce delle rinnovate tensioni tra Iran e Occidente sul nucleare.
«In questo momento c'è il rischio di una guerra nucleare» che «potrebbe segnare la fine del mondo», ha detto Chavez, alleato di Teheran. «I primi colpevoli (di questo rischio) sono i governi degli Stati Uniti e dei suoi alleati, tra cui Israele, che possiedono numerose bombe atomiche», ha aggiunto.