5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Siria, almeno 14 civili uccisi dalle forze di sicurezza

HRW accusa Damasco di crimini contro l'umanità. Frattini: Ferma condanna delle violente repressioni del regime di Assad. Financial Times: Damasco ha smesso di pagare Shell e Total. Leader opposizione: Via Assad per uno Stato laico, pluralista

DAMASCO - Sono almeno 14 le vittime della repressione delle forze di sicurezza in Siria nelle ultime 24 ore: lo hanno reso noto le organizzazioni siriana per la difesa dei diritti umani.
Sette civili e un disertore hanno perso la vita a Homs; un altro civile è stato ucciso ad Ariha, nella regione nordoccidentale di Idleb, mentre altri cinque (tra cui un adolescente di 13 anni) sono morti nella regione meridionale di Deraa.

HRW accusa Damasco di crimini contro l'umanità - Sono almeno 14 le vittime della repressione delle forze di sicurezza in Siria nelle ultime 24 ore: lo hanno reso noto le organizzazioni siriana per la difesa dei diritti umani.
Sette civili e un disertore hanno perso la vita a Homs; un altro civile è stato ucciso ad Ariha, nella regione nordoccidentale di Idleb, mentre altri cinque (tra cui un adolescente di 13 anni) sono morti nella regione meridionale di Deraa.
Secondo il bilancio fornito da Radwan Ziadeh, presidente dell'organizzazione Damascus Center for Human Rights - che ha partecipato questa mattina a Roma al convegno «Il Futuro della Democrazia» - sono almeno 4mila le vittime siriane della repressione siriana; altre 13.000 persone sono state arrestate dall'inizio delle manifestazioni di protesta.
Al convegno ha partecipato anche il leader dell'opposizione siriana, Bhuran Ghalioun, il quale ha ribadito che il Consiglio nazionale siriano - che riunisce buona parte dei partiti di opposizione contro Damasco - «ha l'obiettivo di ottenere l'addio del regime e l'instaurazione della democrazia, di uno Stato democratico, laico e pluralista che applichi e rispetti la regola della legalità tra tutti i cittadini indipendentemente dalla comunità etnica e religiosa».
«L'Europa fino ad oggi non ha preso altre misure» contro il regime di Assad «se non sanzioni che sono importanti ma che non hanno dato veri risultati», ha continuato Ghalioun, il quale ha chiesto all'Europa di «esigere dal regime siriano l'accesso immediato nel paese di tutte le organizzazioni umanitarie, una stampa libera, la fine di ogni contatto con Damasco, il ritiro degli ambasciatori, per far capire che questa repressione dell'opposizione nel Paese deve finire»: «Quello che vogliamo dalla comunità internazionale è una maggiore e più rigorosa collaborazione, anche con la Lega Araba, con la messa a punto di un meccanismo che garantisca la protezione dei civili contro la politica criminale del regime», ha sostenuto Ghalioun.

Frattini: Ferma condanna delle violente repressioni del regime di Assad - Il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, ha ricevuto oggi alla Farnesina Burhan Ghalioun, presidente di turno, e alcuni membri del Consiglio nazionale siriano (Cns), che riunisce la maggior parte dei gruppi di opposizione al regime di Assad. Lo riferisce in una nota la Farnesina.
Il capo della diplomazia italiana ha confermato la posizione italiana di coerente e ferma condanna delle violente repressioni attuate da quel governo, ricordando che l'Italia è stato, nell'agosto scorso, il primo Paese europeo a richiamare per consultazioni il proprio ambasciatore a Damasco.
Frattini ha altresì ricordato il contributo italiano alla posizione dell'Unione Europea, la quale al Consiglio affari esteri di ottobre ha affermato che Assad ha perso ogni legittimità e, non potendo più essere considerato un interlocutore credibile, deve farsi da parte.
L'Italia si riconosce pienamente nelle attese dell' UE che in Siria si avvii al più presto un processo di transizione politica, che, ha sottolineato Frattini, dovrà essere improntato ai principi di democrazia, non violenza, e massima inclusività delle etnie e confessioni presenti nel Paese. Al riguardo, il ministro Frattini ha tenuto in particolare a soffermarsi sull'importanza dei diritti e dell'inclusione della minoranza cristiana.
Ghalioun ha, dal canto suo, espresso al ministro degli Esteri la gratitudine e l'apprezzamento per l'azione svolta dall' Italia a sostegno delle legittime aspirazioni democratiche dell' opposizione siriana, illustrando la visione del Cns di una «Siria democratica, secolare e aperta a tutte le componenti della società».
Gli esponenti del Consiglio hanno riconosciuto l'importante ruolo della comunità cristiana per il rinnovamento culturale e la modernizzazione del Paese, e hanno ribadito la loro determinazione a proseguire con mezzi pacifici la loro azione per una transizione politica che conduca all'affermazione della democrazia in Siria.

Financial Times: Damasco ha smesso di pagare Shell e Total - Damasco ha smesso di pagare Shell e Total per il greggio prodotto nel paese, a causa delle crescenti difficoltà economiche del governo, impegnato da mesi nella repressione delle proteste di piazza. «La sensazione è che il governo non abbia più soldi», ha detto al Financial Times una fonte del settore.
I profitti delle esportazioni di greggio, pari a 3,5 miliardi di dollari l'anno, hanno risentito dell'embargo imposto dall'Unione europea, sottolinea il Ft. Fino a poche settimane fa, le aziende internazionali continuavano ad essere pagate, prima che i pagamenti venissero sospesi. Tuttavia, la produzione è diminuita, dopo che il regime ha ordinato di ridurre la produzione per problemi di stoccaggio.
Secondo il Ft, Damasco ha aumentato del 25% la spesa per far fronte alle proteste.

Leader opposizione: Via Assad per uno Stato laico, pluralista - Il Consiglio nazionale siriano, che riunisce buona parte dei partiti di opposizione contro Damasco, «ha l'obiettivo di ottenere l'addio del regime e l'istaurazione della democrazia, di uno Stato democratico, laico e pluralista che applichi e rispetti la regola della legalità tra tutti i cittadini indipendentemente dalla comunità etnica e religiosa»: lo ha sostenuto il leader dell'opposizione siriana, Bhuran Gahlioun, intervenuto questa mattina ad un convegno a Roma.
«L'Europa deve esigere dal regime siriano l'accesso immediato nel paese di tutte le organizzazioni umanitarie, una stampa libera, la fine di ogni contatto con Damasco, il ritiro degli ambasciatori, per far capire che questa repressione dell'opposizione nel paese deve finire».
«Quello che vogliamo dalla comunità internazionale è una maggiore e più rigorosa collaborazione, anche con la Lega Araba, con la messa a punto di un meccanismo che garantisca la protezione dei civili contro la politica criminale del regime», ha sostenuto Ghalioun.
«L'Europa fino ad oggi non ha preso altre misure» contro il regime di Bashar al Assad «se non sanzioni che sono importanti ma che non hanno dato veri risultati. Il massacro continua, ieri abbiamo avuto 49 morti», ha detto Gahlioun. «Ogni giorno contiamo tra i 20 e 35 morti, con una sorta di rituale sacrificale, come se il regime avesse bisogno sempre di una trentina di morti per imporre la sua supremazia».