21 novembre 2019
Aggiornato 04:30
Cerimonia al cimitero militare di Arlington

Obama ai veterani: truppe a casa, ricostruiamo l'America

Il Presidente americano: «La generazione 9/11 avrà un ruolo fondamentale nel ricostruire l'America». Il viaggio di Obama in regione Asia-Pacifico, focus su commercio. Il Presidente americano rimanda la decisione su oleodotto Canada-Texas

NEW YORK - «Le nostre truppe stanno tornando a casa. Dopo un decennio di guerra, la nazione che dobbiamo ricostruire è la nostra». Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama durante una cerimonia al cimitero militare di Arlington in occasione del Veterans Day, festività per commemorare i veterani di guerra americani, ha voluto lodare i reduci delle guerre in Iraq, Afghanistan e Libia e sottolineare come la sua Amministrazione s'impegnerà per favorire il loro reinserimento.
A dispetto della solennità dell'occasione, Obama non ha esitato ad accennare a quello che nelle ultime settimane è diventato il focus della sua campagna elettorale: ovvero, la creazione di nuovi posti lavoro. «La generazione 9/11 avrà un ruolo fondamentale nel ricostruire l'America» e, rivolgendosi ai datori di lavoro, il presidente ha chiesto di «assumerli».

Obama e la First Lady Michelle in mattinata avevano offerto una colazione ad alcuni reduci di guerra. E prima di parlare, il presidente, aveva depositato una corona di fiori alla tomba del Milite Ignoto. Obama è poi partito per San Diego, in California, dove assisterà al primo Carrier Classic, partita di basketball universitario che si disputerà sul ponte della portaerei USS Carl Vinson alle 19 ora di San Diego (le 4 del mattino in Italia). A termine dell'incontro che vede l'Università di Michigan State sfidare l'Università della North Carolina, il presidente partirà per Honolulu, alle Hawaii, dove si terrà il summit dell'Apec, istituzione che favorisce la collaborazione in campo commerciale tra i Paesi che si affacciano sull'oceano Pacifico.

Il viaggio di Obama in regione Asia-Pacifico, focus su commercio - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama partirà domani per un viaggio di nove giorni nella regione asiatico-pacifica. La prima tappa è a Honolulu alle Hawaii dove durante il fine settimana parteciperà alla conferenza dell'Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), l'organismo nato nel 1989 per stimolare la cooperazione economica nell'area asiatico-pacifico. Durante la conferenza Obama premerà affinché si pongano le basi per un accordo di libero scambio tra i paesi che si affacciano sull'oceano Pacifico. A margine della conferenza il presidente degli Stati Uniti incontrerà il primo ministro giapponese Minister Yoshihiko Noda, il presidente russo Dimitry Medvedev e il presidente cinese Hu Jintao. Dopo un evento di raccolta fondi previsto per lunedì, martedì Obama partirà per l'Australia. La terza tappa del viaggio è a Bali, in Indonesia, dove rassicurerà gli alleati sulla continuità dell'impegno degli Stati Uniti nella regione asiatico-pacifica e infine tornerà a Washington il 19 novembre.

Il Presidente americano rimanda la decisione su oleodotto Canada-Texas - L'amministrazione Obama ha rimandato a dopo le elezioni presidenziali del 2012 la decisione sulla costruzione dell' oleodotto Keystone XL da 7 miliardi di dollari che dovrebbe portare il petrolio, attraverso sei stati, 2.700 chilometri, dal Canada al Texas. Il presidente Barack Obama ha comunicato che «poiché la decisione potrebbe ricadere sulla salute e la sicurezza del popolo americano, così come sull'ambiente, e poiché una serie di perplessità sono emerse nel corso del dibattito pubblico, dobbiamo prendere tempo per assicurare che tutte le questioni siano valutate propriamente e che siano compresi tutte le potenziali implicazioni».
Sebbene l'inizio dei lavori del Keystone XL, della canadese TransCanada Corporation, non sia in programma prima del 2013, gli ambientalisti, che domenica scorsa avevano manifestato davanti alla Casa Bianca per opporsi alla sua costruzione, hanno accolto il ritardo come una vittoria.
Mentre le aziende e i sindacati dei lavoratori coinvolti nel progetto accusano l'amministrazione Obama di mettere a repentaglio migliaia di potenziali posti di lavoro. Secondo Terry O'Sullivan, presidente del Laborers' International Union of North America, sindacato che rappresenta oltre 650.000 lavoratori americani e canadesi, il rinvio deciso da Obama potrebbe «infliggere un ritardo potenzialmente fatale a un progetto che non è solo un oleodotto, ma un'ancora di salvezza per migliaia di disperati lavoratori americani».
Anche i repubblicani, che vedono nel Keystone XL una maniera di ridurre la dipendenza energetica degli Stati Uniti dal Medio Oriente, non tardano a farsi sentire. Lo speaker repubblicano alla Camera dei Rappresentanti John Boehner ha detto che «mettendo in discussione questo progetto, il presidente ha fatto capire come la campagna elettorale stia influenzando le decisioni, a discapito di posti di lavoro americani».