14 maggio 2021
Aggiornato 03:30
Un'associazione Usa ha Depositato al Tribunale dell'Aia

Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa

L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori. Come funziona la Corte Penale Internazionale

ROMA - Un'associazione di vittime di abusi sessuali e di atti di pedofilia da parte di sacerdoti, lo Snap, ha deciso di citare il Vaticano in giudizio davanti alla corte dell'Aia per aver coperto tali reati. Lo Snp presenta così una denuncia alla Corte Penale Internazionale per «crimini contro l'umanità». La denuncia è relativa al Papa e agli altri responsabili della chiesa cattolica.
Sul sito dell'associazione, lo Snap (Survivors network of those abused by priests) spiega di aver deciso questo «storico passo» per proteggere «tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili».
I dirigenti dello Snap, assistiti dagli avvocati dall'Ong americana Center for constitutional rights hanno presentato una «richiesta di dichiarazione , di competenza giurisdizionale» presso la Corte. Accusano il Vaticano di «aver tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di stupri e crimini sessuali contro i bambini in tutto il mondo».
Alla denuncia è allegata una documentazione di oltre 10.000 pagine con l'esposizione di vari casi di pedofilia da parte di sacerdoti in tutto il mondo.

Come funziona la Corte Penale Internazionale - Un'associazione di vittime di abusi sessuali e di atti di pedofilia da parte di sacerdoti, lo Snap, ha deciso oggi di citare il Vaticano in giudizio davanti alla Corte Penale Internazionale (Cpi) per aver coperto tali reati.

COS' E' LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE - La Cpi è nata nel 1998 con lo Statuto di Roma, ha sede all'Aia ed è entrata in vigore il primo luglio del 2002 come strumento per la difesa dei diritti umani e la lotta ai crimini di guerra e contro l'umanità. E' un tribunale permanente, varato peraltro fra molte polemiche sul principio stesso del perseguimento d'ufficio di persone che molto spesso sono, o sono stati, capi di Stato. Un principio, per esempio, non accettato dagli Stati Uniti che non sono fra i 116 paesi che hanno ratificato la Corte (gli Usa sono però fra altri 32 che hanno firmato lo Statuto ma non l'hanno ancora ratificato). Anche il Vaticano non è fra i soggetti di diritto internazionale firmatari. L'ultima iniziativa della Corte risale allo scorso giugno quando emise un mandato di cattura contro Muammar Gheddafi, il secondogenito del rais libico, Saif al Islam, e il capo dei servizi segreti libici, Abdullah al Senussi, per i crimini contro l'umanità commessi a partire dal 15 febbraio.

ALTRI TRIBUNALI INTERNAZIONALI - La Cpi è solo uno di diversi tribunali internazionali attualmente esistenti, che hanno però funzioni diverse. La Corte di Giustizia Internazionale ha anch'essa sede all'Aia, ma è il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite e arbitra le controversie di diritto internazionale non penale fra gli Stati (confini, cittadinanza, risarcimenti, trattati di estradizione ecc.); non può perseguire singoli individui per crimini internazionali, come invece fa la Cpi. Il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia (con sede all'Aia) e il Tribunale internazionale per i crimini in Rwanda (con sede a Arusha in Tanzania) nacquero per decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu prima del Cpi e ne sono stati il modello; ma hanno giurisdizioni limitate e saranno chiusi una volta esaurite le rispettive funzioni. La Cpi invece non è un organo dell'Onu ma in base allo Statuto di Roma, un tribunale internazionale indipendente che lavora però in collaborazione con le Nazioni Unite.

REATI E GIURISDIZIONE DELLA CPI - Compito della Cpi è portare in giustizia chi si sia macchiato di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, dovunque siano stati compiuti nel mondo e nel caso in cui caso la giustizia nazionale di quel paese non possa o non voglia intervenire. La Cpi non ha giurisdizione retroattiva, ovvero può perseguire solo i crimini compiuti dopo il primo luglio del 2002. Può perseguire solo i casi avvenuti sul territorio di un paese che abbia ratificato lo Statuto di Roma, o i crimini commessi da un cittadino di un paese ratificatore, o, in ultima analisi, i casi che le vengono sottoposti dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.(segue)

RICERCATI E IMPUTATI 'ECCELLENTI' DELLA CORTE - Fra le persone più note attualmente sotto processo all'Aia vi è l'ex vicepresidente della Repubblica democratica del Congo Jean-Pierre Bemba, per fatti avvenuti nel 2002 e nel 2003.
Sono sotto processo anche Thomas Lubanga, leader di una milizia armata sempre in Congo, e altri ex combattenti congolesi. Fra i ricercati della Corte, coloro cioè contro cui sono stati emessi mandati di cattura, oltre a Gheddafi troviamo i leader dei ribelli ugandesi dell'Esercito di Resistenza del Signore. Ma anche il presidente sudanese Omar al-Bashir accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità.

LA CORTE «DIPENDE» DAGLI STATI - Il procuratore capo apre un'indagine quando un caso gli viene sottoposto da uno Stato firmatario o dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, ma può anche aprirla ex officio, valutando la serietà di informazioni in suo possesso. Ma la Corte non ha una forza di polizia propria e deve fare affidamento sui servizi di polizia nazionali. Ad esempio il sudanese Omar al Bashir resta libero e diversi paesi firmatari africani rifiutano di collaborare al suo arresto, fra cui Ciad e Kenya, a illustrazione delle polemiche che circondano questo tribunale.

IL CASO DEGLI STATI UNITI - Gli Stati Uniti firmarono lo Statuto di Roma dopo lunghi negoziati (fu uno degli ultimi atti presidenziali di Bill Clinton) ma il Congresso non l'ha mai ratificato anche per la ferma opposizione dell'amministrazione Bush. In particolare Washington considera inconcepibile l'ipotesi che i suoi militari possano essere sottoposti a un processo internazionale e nel 2002 il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha dato agli Usa una sorta di esenzione permanente: 12 mesi rinnovabili annualmente. Altri paesi che non hanno firmato il trattato sono Cina, India, Pakistan, Indonesia e Turchia. Altri non hanno ratificato, fra cui Giappone, Egitto, Iran, Israele e Russia. L'Italia - che nel 1998 ospitò la conferenza diplomatica per l'adozione dello Statuto - ratificò il trattato nel 1999.