27 luglio 2021
Aggiornato 07:00
Africa

L'Egitto non sarà una nuova Tunisia

Parola di Tariq Ramadan: «L'Occidente e Mubarak non permetteranno un'altra rivoluzione»

ROMA - In Egitto avanza un'ondata di «risentimento», «un movimento di base che vuole mettere fine allo status quo», ma almeno sul breve termine «non ci sarà un'altra Tunisia». Parola di Tariq Ramadan, noto islamologo «europeo, di origini egiziane e religione musulmana» come lui stesso ama definirsi. «In Tunisia abbiamo visto una resistenza e una rivoluzione pacifiche e civili che, a forza di determinazione e sacrifici, sono riuscite a far vacillare la dittatura: tutto ciò potrebbe accadere anche in altri paesi della regione, e amerei vederlo nel mio Egitto» ammette Ramadan, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani Hassan al-Banna.

Secondo lui, tuttavia «questo non succederà, almeno non per il momento: innanzi tutto perché in Egitto c'è un sistema di caste molto chiuso, in cui i politici vengono eletti a vita, e quando decidono di ritirarsi passano il potere ai figli come intende fare il presidente Hosni Mubarak» con l'erede Gamal. Poi c'è la questione delle ingerenze esterne, in un paese dalla posizione «troppo strategica per l'Occidente» nel gioco d'incastri mediorientale, spiega Ramadan in un'intervista a TM News.

Qualcosa comunque anche in Egitto si sta muovendo: «I partiti islamici e il movimento Kifaya (che in arabo significa «Basta!», chiamato anche Movimento Egiziano per il Cambiamento, ndr) stanno cercando di coinvolgere sempre più settori della società, stanno arrivando ai sindacati, ai movimenti di base. E' un fenomeno che dovrebbe allargarsi, ho sentito di una grande manifestazione in programma per settimana prossima, la gente si dà fuoco in segno di protesta, sanno di non essere una maggioranza, ma stanno lottando» dice l'autore di 'Islam e Libertà' (Einaudi, 2008).