25 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
Brimania

Aung San Suu Kyi è libera

Il Premio Nobel per la Pace ha trascorso 15 degli ultimi 21 anni in carcere o agli arresti domiciliari

RANGOON - Aung San Suu Kyi, icona della lotta per la democrazia in Birmania, è stata liberata dopo oltre sette anni agli arresti domiciliari. Il suo rilascio è avvenuto «senza alcuna condizione» da parte della giunta militare al potere. Apparsa al cancello della sua casa di Rangoon, dove era attesa da migliaia di persone, Suu Kyi ha chiesto di «lavorare insieme» per il futuro del Paese, rimandando a domani, nella sede del suo partito, un suo più esteso intervento.

Il Premio Nobel per la Pace è apparsa sorridente e, dopo aver messo tra i capelli un fiore lanciato dalla folla, ha pronunciato poche parole, subito soffocate dalle urla e dagli applausi dei suoi sostenitori. «Dobbiamo lavorare insieme, all'unisono» per il futuro del paese, ha dichiarato. «Se avete voglia di ascoltare, venite domani a mezzogiorno nella sede» della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito oggi sciolto, con cui Suu Kyi ha condotto la sua lotta per la democrazia in Birmania dal 1988. Figlia del padre dell'indipendenza birmana, il generale Aung San, Suu Kyi ha trascorso 15 degli ultimi 21 anni in carcere o agli arresti domiciliari.

Ieri, ad accoglierla c'erano circa 5.000 persone, tornate davanti alla sua casa e nella sede del partito dopo la vana attesa di ieri. In tanti indossavano la maglietta con stampato il volto di Suu Kyi e lo slogan «Stiamo con Aung San Suu Kyi». Quando si è sparsa la notizia del suo rilascio, attorno alle 17 locali, la folla si è riversata davanti al cancello della casa sul lago Inya, nel centro di Rangoon. Al suo arrivo, in tanti hanno intonato l'inno nazionale, ripetendo più volte il suo nome.