30 luglio 2021
Aggiornato 11:00
La fotografia dell'ISTAT

Impennata del rapporto debito pubblico-Pil: nel 2020 balza al 155,6%

Nel 2020 l'economia italiana ha registrato una contrazione di entità eccezionale per gli effetti economici delle misure di contenimento connesse all'emergenza sanitaria

L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte con l'ex Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri
L'ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte con l'ex Ministro delle Finanze, Roberto Gualtieri ANSA

Crollo eccezionale del prodotto interno lordo nel 2020. Per effetto delle misure restrittive legate alla pandemia da Coronavirus, secondo i dati Istat, il Pil è diminuito, dell'8,9% in volume. Sempre nel 2020 il deficit-Pil è salito al 9,5%, a fronte dell'1,6% del 2019, mentre il debito italiano ha raggiunto quota 2.569.258 milioni pari al 155,6% del Pil. Una crescita di circa venti punti dal 134,6% del 2019.

Dal lato della domanda interna nel 2020 si è registrato, in termini di volume, un calo del 9,1% degli investimenti fissi lordi e del 7,8% dei consumi finali nazionali. Nel 2020 la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è crollata in volume del 10,7% (+0,3% nel 2019). Sul territorio economico, la spesa per consumi di beni è calata del 6,4% e quella per servizi del 16,4%. In termini di funzioni di consumo le cadute più accentuate, in volume, riguardano le spese per alberghi e ristoranti (-40,5%), per trasporti (-24,7%), per ricreazione e cultura (-22,5%) e per vestiario e calzature (-20,9%). Le uniche componenti di spesa che segnano una crescita sono alimentari e bevande non alcoliche (+1,9%), comunicazioni (+2,3%), e abitazione, acqua, elettricità, gas ed altri combustibili (+0,6%).

Per quel che riguarda i flussi con l'estero, le esportazioni di beni e servizi sono scese del 13,8% e le importazioni del 12,6%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito negativamente alla dinamica del Pil per 7,8 punti percentuali. L'apporto della domanda estera netta è stato negativo per 0,8 punti e quello della variazione delle scorte per 0,3 punti.

Il valore aggiunto ha registrato cali in volume in tutti i settori: -6% nell'agricoltura, silvicoltura e pesca, -11,1% nell'industria in senso stretto, -6,3% nelle costruzioni e -8,1% nelle attività dei servizi.

Pressione fiscale sale al 43,1%

Sempre nel 2020 la pressione fiscale complessiva, ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil, è risultata in aumento (al 43,1%). Le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono diminuite del 6,4% rispetto all'anno precedente. Le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche sono cresciute dell'8,6% rispetto al 2019. In rapporto al Pil sono risultate pari al 57,3%. Al loro interno, le uscite correnti sono aumentate del 5,8% principalmente a causa della dinamica delle prestazioni sociali in denaro (+10,6%, +3,7% nel 2019), a loro volta guidate dal forte incremento degli assegni di integrazione salariale (Cig), passati da circa 800 milioni nel 2019 a oltre 14,5 miliardi nel 2020, dagli assegni e sussidi assistenziali (da 20,1 miliardi del 2019 a 34,6 miliardi nel 2020) e dalle pensioni e rendite (+6,6 miliardi, +2,4%).

Sul fronte dell'occupazione e dei redditi da lavoro, nel 2020, le unità di lavoro (Ula) sono diminuite del 10,3% per effetto della riduzione del 9,3% delle Ula dipendenti e del 12,8% delle Ula indipendenti. La flessione delle Ula ha interessato tutti i macrosettori: -2,3% nell'agricoltura, silvicoltura e pesca, -10,2% nell'industria in senso stretto, -8,7% nelle costruzioni e -11% nei servizi. I redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono scesi rispettivamente del 6,9% e del 7,5%.

Crolla la domanda interna

Nel 2020 «l'economia italiana - è il commento dell'Istat - ha registrato una contrazione di entità eccezionale per gli effetti economici delle misure di contenimento connesse all'emergenza sanitaria. A trascinare la caduta del Pil (-8,9%) è stata soprattutto la domanda interna, mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno fornito un contributo negativo limitato. Dal lato dell'offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato cadute marcate, particolarmente nelle attività manifatturiere e in alcuni comparti del terziario. La contrazione dell'attività produttiva si è accompagnata a una decisa riduzione dell'input di lavoro e dei redditi».

L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche «ha registrato un netto peggioramento rispetto al 2019 per la caduta delle entrate e per il consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti della crisi su famiglie e imprese».

(con fonte Askanews)