13 luglio 2020
Aggiornato 20:30
Banca d'Italia

«I fondi europei non potranno mai essere gratuiti»

Nelle Considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, la crisi pandemica ha un ruolo centrale: «Crollo Pil sarà minimo del 9%. Serve la riforma del fisco e un nuovo contratto sociale»

Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia
Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia ANSA

La crisi del coronavirus è di una gravità «senza precedenti» e porterà più debito e disuguaglianze, ma l'Italia può reagire e «insieme ce la faremo». È il quadro tracciato dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che nelle Considerazioni finali ha voluto indicare al governo e agli italiani una possibile via d'uscita dalla «più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente».

Con la preoccupazione di chi vede i rischi drammatici di un «disagio sociale crescente» e di una recessione durissima (il Pil potrebbe precipitare tra -9% e -13% quest'anno); ma anche con la fiducia di poter sostenere la rinascita economica di un paese stravolto dalla pandemia. Perchè quando sarà finita «potremo ritrovarci in un mondo diverso».

Diverso è stato già il contesto dell'intervento del governatore a palazzo Koch, davanti a un platea inedita di soli 30-40 invitati con la mascherina e distanziati tra loro. Presenti diversi banchieri e figure istituzionali di spicco, come l'ex presidente della Bce, Mario Draghi, e l'ex mister spending review Carlo Cottarelli. Un parterre cui Visco si è rivolto descrivendo una situazione molto difficile, segnata da una «estrema incertezza» sulla ripresa. La recessione «avrà ripercussioni significative sul mercato del lavoro», con i giovani più colpiti. E «una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica».

«Pensare alla ricostruzione»

Attenuato lo shock dei primi mesi, con le misure del governo giudicate positivamente, ora per il governatore la sfida è pensare alla ricostruzione. Partendo «dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo e affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere». Il paese può contare sulla «competività dell'export», la maggiore solidità di banche e imprese, la «ricchezza elevata» delle famiglie, il basso indebitamento del settore privato. È urgente però fare subito le riforme: dal miglioramento della produttività all'allungamento della vita lavorativa, fino a una «profondo ripensamento» del sistema fiscale, zavorrato da un'evasione ancora rilevante.

La strada da percorrere è molto difficile e per affrontarla, secondo il numero uno di Bankitalia, è necessario un nuovo «contratto sociale» tra il governo, le imprese e la società civile. Un invito accompagnato dalla citazione significativa di John Maynard Keynes, l'economista che diede agli Stati Uniti la formula per uscire dalla Grande Depressione: giustizia sociale per ridurre le disuguaglianze. «Insieme ce la faremo», ha concluso Visco nell'ultimo capoverso delle Considerazioni finali. E «se molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro», adesso «nessuno deve perdere la speranza».

«Fondi europei mai gratuiti»

Il Recovery fund proposto dalla Commissione europea sul piano di rilancio delle economie post pandemia «sarebbe il primo passo verso un'unione di bilancio e il completamento del disegno europeo».

«Abbracciare con convinzione questa idea, per disegnarla compiutamente e pianificarne l'attuazione, è una necessità non derogabile. Un impegno unitario è nell'interesse di tutti - afferma Visco -: le drammatiche circostanze di oggi rafforzano le ragioni dello stare insieme, spingono a perseguire un progetto che mobiliti risorse a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile».

Secondo il governatore «un nuovo rapporto è indispensabile anche in Europa. Ogni paese deve utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto, in maniera efficiente».

«Il debito europeo è debito di tutti»

Visco avverte: «i fondi europei non potranno mai essere 'gratuiti': il debito europeo è debito di tutti e l'Italia contribuirà sempre in misura importante al finanziamento delle iniziative comunitarie, perché è la terza economia dell'Unione. Ma un'azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e contribuire a rilanciare la capacità produttiva e l'occupazione in tutta l'economia europea».

Ma in realtà «l'importanza della recente proposta della Commissione non sta nella sostituzione di un prestito con un trasferimento, ma nell'assunzione collettiva di responsabilità per il finanziamento della ripresa». E per questo, se varata «sarebbe il primo passo verso un'unione di bilancio».

(con fonte Askanews)