17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Relazione annuale Bankitalia

Draghi: le priorità sono crescita e riforme

Il Governatore: «I tagli erano inevitabili. L'evasione è macelleria sociale, corruzione diffusa. Il nodo-giovani»

ROMA - La manovra economica, con i suoi tagli alla spesa pubblica, era inevitabile ma il rigore dei conti non basta: bisogna rilanciare la crescita e avviare con urgenza le riforme strutturali. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, dà il via libera alla politica di sacrifici decisa dal governo ma lo sprona a fare di più, perchè la ripresa è ancora debole, la stretta sul bilancio pubblico avrà un impatto negativo sull'economia e il sistema produttivo soffre ancora le dure conseguenze della crisi. Non solo quindi bisogna combattere l'evasione fiscale e la corruzione, ma è necessario ridurre gli sprechi nella pubblica amministrazione e completare la riforma delle pensioni, allungando la vita lavorativa. E poi intervenire di nuovo sul mercato del lavoro, anche per sostenere i giovani, «le maggiori vittime di questa crisi».

EVASIONE - E proprio l'evasione fiscale e la corruzione sono piaghe sempre più «insopportabili» che frenano la crescita ha detto Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali, per denunciare nuovamente i due mali nazionali, usando parole dure e inconsuete per Palazzo Koch. «Macelleria sociale», ha detto il governatore della Banca d'Italia attribuendo, con «una espressione rozza ma efficace», questa responsabilità agli evasori. La corruzione, ormai «diffusa» nelle amministrazioni pubbliche, è invece un freno allo sviluppo, un fenomeno spesso collegato alla criminalità organizzata, qualcosa insomma di cui vergognarsi, anche perchè il paese arretra progressivamente nelle classifiche internazionali dedicate al problema. E durante la crisi poi, ha sottolineato Draghi, «i costi dell'evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili».

TAGLI INEVITABILI - Manovra indispensabile, ha detto quindi Draghi davanti a una platea composta dai vertici istituzionali e da figure di spicco del mondo economico. Nel 2008-2009, ha spiegato, il rapporto tra debito pubblico e Pil «è aumentato di 12 punti, al 115,8%. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell'economia italiana». Tuttavia, vista la perdita di competitività del sistema produttivo europeo, «la correzione dei conti pubblici va accompagnata con il rilancio della crescita».

DISAGIO GIOVANILE - E soprattutto non bisogna dimenticare i giovani, ha sottolineato Draghi, il cui «disagio» nel mercato del lavoro è stato «acuito» dalla crisi: nel 2009 la disoccupazione è balzata al 13%. Tanti sono disoccupati, anche perchè avevano contratti a termine, e quelli che lavorano hanno stipendi bassi: in Italia «i salari d'ingresso in termini reali ristagnano da 15 anni». È necessario perciò completare la riforma del mercato del lavoro, «superando le segmentazioni», ma anche fare gli ultimi necessari ritocchi al sistema pensionistico, a cominciare dall'allungamento della vita lavorativa.

UNITA' D'ITALIA - Il richiamo finale del governatore è dedicato ai 150 anni dell'unità d'Italia, con un accostamento tra le grandi sfide affrontate e vinte dal paese in questo secolo e mezzo, come l'alfabetizzazione di massa e la crisi di bilancio del 1992. Oggi c'è una nuova «ardua sfida collettiva», ovvero «coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita». E anche questa sfida, ha concluso Draghi, «si combatte facendo appello agli stessi valori che ci hanno permesso insieme di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità, desiderio di sapere e solidarietà».