2 giugno 2020
Aggiornato 01:00
La rappresentanza delle imprese

Carlo Bonomi è il presidente designato di Confindustria: «Far indebitare le aziende non è la strada giusta»

Con 123 voti a 60 il numero uno di Assolombarda prevale su Mattioli al termine del voto telematico a distanza dei 183 componenti del Consiglio generale. A maggio la proclamazione finale

Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria
Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria ANSA

ROMA - Ora bisogna cambiare l'Italia e, per questo, serve l'impegno di tutti. Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, lancia un appello alle imprese per affrontare la difficile fase economica che il Paese ha davanti a causa dell'emergenza Coronavirus. Di fronte ad una classe politica «smarrita», che «non ha idea della strada che deve percorrere questo Paese», tocca alle imprese indicare la via.

Il lockdown delle attività produttive provocherà una «voragine» per il Pil. E la strada giusta non è quella, secondo Bonomi, di far indebitare le aziende. Ecco perchè occorre immediatamente che Confindustria dia il suo contributo al governo. Due gli obiettivi: far ripartire le imprese ed evitare una seconda ondata di contagi. Quanto ai sindacati, Bonomi si è detto «colpito» per un atteggiamento antindustriale che circola nel Paese.

Appena designato, con 123 voti su 183 (60 sono andati alla 'rivale' Licia Mattioli) Bonomi ha detto di essere «onorato per l'indicazione espressa dal Consiglio Generale di Confindustria». Tuttavia, vista la situazione del Paese, «non è tempo di gioire. La condizione in cui versa l'impresa italiana è tale da far passare in secondo piano qualunque considerazione, auspicio e programma manifestato in precedenza. A 11 anni dalla crisi del 2008, l'Italia era ancora lontana dall'aver recuperato il livello di Pil e produzione industriale del precrisi. Ora si apre una nuova voragine. E poiché eravamo già in stagnazione, anche questa volta il colpo per l'Italia sarà peggiore di quello dei nostri competitor».

Ora Confindustria «deve essere al centro del tavolo in cui la politica decide il metodo delle prossime riaperture delle attività economiche. Non abbiamo ancora - è l'allarme lanciato da Bonomi - dispositivi di protezione distribuiti in massa, non abbiamo tamponature a tappeto, non abbiamo indagini a cluster della popolazione sulla concentrazione dei contagi, né test sierologici sugli anticorpi, né tecnologie di contact tracing».

E sulle scelte della politica Bonomi si mostra scettico «Vanno benissimo i comitati di esperti. Ma la loro proliferazione senza chiare attribuzioni non può essere uno scudo dietro cui nascondersi per rinviare decisioni che devono essere assunte su basi chiare, e con tempi rapidissimi. Senza calendari diversi da regione a regione».

Infine l'appello agli industriali: «gli anni di fronte a noi devono essere vissuti da parte nostra con la stessa dedizione e passione civile che le imprese portarono nella ricostruzione italiana. Per questo, ci sarà bisogno dell'impegno di tutti. E insieme dovremo cambiare anche noi imprese, se vogliamo che cambi l'Italia».

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