14 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Lavoro & crisi

Vigilia elettorale segnata dalla crisi Mercatone Uno. 55 negozi chiusi nella notte

La vicenda ha riacceso una coda di campagna elettorale tra impegni annunciati dal governo e forti critiche dell'opposizione sulla gestione della crisi. Salvini: «Mi impegno personalmente». Di Maio: «Calpestata dignità»

Uno dei negozi della Mercatone Uno
Uno dei negozi della Mercatone Uno ANSA

MILANO - Vigilia elettorale segnata dalla crisi Mercatone Uno, dopo la dichiarazione di fallimento decisa dal Tribunale di Milano per la holding Shernon che aveva acquistato 55 punti vendita dalla procedura di amministrazione straordinaria l'anno scorso. La vicenda ha riacceso una coda di campagna elettorale tra impegni annunciati dal governo e forti critiche dell'opposizione sulla gestione della crisi.

La notizia del fallimento è arrivata ai 1.800 dipendenti solo questa mattina quando si sono recati al lavoro e hanno trovato gli ingressi dei negozi sbarrati. I sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs hanno organizzato immediatamente dei presidi davanti ai punti vendita e hanno chiesto un intervento urgente del governo.

La situazione si è progressivamente aggravata

Ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno, denunciano le sigle sindacali, riferendo che già nei primi mesi dell'ingresso di Shernon «buona parte dei soci che avevano costituito la società ad hoc per l'acquisizione, sono fuoriusciti dall'asset societario». La situazione si è progressivamente aggravata fino a quando la mancanza di liquidità «ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare».

Fino ad arrivare allo scorso marzo, segnalano i sindacati, quando «i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti».

Contestualmente l'azienda aveva annunciato una ricapitalizzazione da 20 milioni, giudicata «assolutamente insufficiente» dalle tre sigle confederali per poi ad aprile chiedere il concordato preventivo. Una decisione, denunciano i sindacati, presa «senza darne informazione alcuna, nemmeno al Mise».

Circostanza, quest'ultima, confermata dal verbale della riunione allo stesso ministero del 19 aprile quando il sottosegretario Davide Crippa (M5S) aveva sottolineato «l'esigenza di trasparenza» precisando che «dopo aver richiesto il posticipo dell'incontro del tavolo di confronto tra le parti già calendarizzato per il 2 aprile, la società non ha informato il Ministero dello Sviluppo Economico della decisione di presentare istanza di concordato».

L'intervento di Salvini e Di Maio

E' stato il vicepremier Matteo Salvini, nel giorno di silenzio elettorale, il primo dei big del governo ad intervenire, promettendo: «Mi impegnerò personalmente, incontrando sindacati, lavoratori, fornitori e proprietà, non si possono lasciare dipendenti a casa senza rispettare gli impegni presi. Anche su questo la nuova Europa che nascerà domani dovrà essere più forte nel difendere il lavoro».

A stretto giro è arrivato un altro impegno della Lega attraverso il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon: «Partiremo subito con la ricerca di un imprenditore italiano serio che voglia rilanciare Mercatone Uno e salvare i dipendenti che in questi anni sono stati presi in giro da millantatori stranieri, capaci solamente di trascinare l'azienda sul baratro».

Poi l'annuncio del Ministero dello Sviluppo economico dell'anticipo a lunedì del tavolo su Mercatone Uno, già convocato per il 30 maggio, in un comunicato in cui si segnala che «La priorità assoluta del Ministro Luigi Di Maio e del MiSE sono i circa 1800 lavoratori coinvolti, a cui oggi è stata calpestata la dignità». Di Maio ha poi spiegato in un post su Facebook che il tavolo «servirà prima di tutto a salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti di Mercatone Uno, ma anche a fare chiarezza sulla responsabilità della proprietà nella loro gestione».

Critiche dell'opposizione

Dure critiche dall'opposizione con il segretario del PD, Nicola Zingaretti che parla di «una vergogna, una crisi aziendale non può essere gestita in questo modo. Solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie. La vita vera demolisce la politica del Governo fatta solo di tweet. Non vi lasceremo soli».

Secondo Nicola Fratoianni (La Sinistra) «da mesi c'erano avvisaglie sulla poca serietà della cordata» e ricorda di aver «visitato due punti vendita, uno in Toscana e uno in Abruzzo, con due interrogazioni al Ministro di Maio per avvertire dei rischi che i lavoratori mi avevano illustrato. Perché non è intervenuto a quel tempo il governo? Adesso arrivano in batteria le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, ma in questi 8 mesi precisamente dov'erano?».