21 marzo 2019
Aggiornato 14:30
Sicurezza alimentare

Glifosato, il Tribunale UE impone all'EFSA di aprire l'accesso agli studi sulla tossicità

Da anni il Glifosato, principio attivo del «Roundup» della Monsanto (oggi acquisita dalla Bayer) ma anche di molti altri erbicidi usati nell'Ue e nel mondo intero, è al centro di una furiosa polemica internazionale

Glifosato, il Tribunale UE impone all'EFSA di aprire l'accesso agli studi sulla tossicità
Glifosato, il Tribunale UE impone all'EFSA di aprire l'accesso agli studi sulla tossicità ANSA

BRUXELLES - Il Tribunale di primo grado dell'Ue ha annullato, oggi a Lussemburgo, le decisioni con cui l'Efsa, l'Autorità europea di sicurezza alimentare con sede a Parma, aveva negato l'accesso del pubblico agli studi di tossicità e di cancerogenicità della sostanza attiva del Glifosato, il pesticida più diffuso al mondo, durante il processo di rinnovo della sua autorizzazione.

Da anni il Glifosato, principio attivo del «Roundup» della Monsanto (oggi acquisita dalla Bayer) ma anche di molti altri erbicidi usati nell'Ue e nel mondo intero, è al centro di una furiosa polemica internazionale che ha diviso in due il mondo scientifico. Nel marzo 2015, i ricercatori dello Iarc (un organismo dell'Organizzazione Mondiale della Salute), hanno dichiarato il Glifosato «probabilmente cancerogeno», basandosi sulla valutazione di tutti gli studi disponibili e interamente pubblicati a livello internazionale.

Ma nell'ottobre dello stesso anno, gli esperti dell'Autorità Ue di sicurezza alimentare di Parma (Efsa) sono arrivati a conclusioni opposte, basandosi in parte su studi diversi, effettuati o finanziati dai produttori dell'erbicida, ma di cui sono stati pubblicati solo il sommario e le conclusioni per ragioni di tutela del segreto commerciale.

La clamorosa doppia sentenza di oggi rappresenta una vittoria su tutta la linea degli ambientalisti, per entrambi i ricorsi che erano stati presentati contro l'Efsa: da una parte, un cittadino, il signor Anthony C. Tweedale, che chiedeva fossero pubblicati in nome del pubblico interesse i due studi chiave di tossicità utilizzati per determinare la «dose giornaliera ammissibile» (Adi) del Glifosato,; dall'altra gli europarlamentari verdi Heidi Hautala, Michèle Rivasi, Benedek Jávor e Bart Staes, che rivendicavano la pubblicazione delle parti relative a «materiale, condizioni sperimentali e metodi» e ai «risultati e analisi» degli studi sulla cancerogenicità del Glifosato, che l'Efsa aveva deciso di non divulgare.

In entrambi i casi, i ricorrenti avevano invocato la Convenzione di Ahrus, e il Regolamento Ue che l'ha recepita, che stabilisce il diritto del pubblico di accedere alle informazioni e di partecipare nelle decisioni in materia ambientale, e un diritto di ricorso se questi diritti non vengono rispettati.

Nelle due cause, l'Efsa aveva negato l'accesso alle informazioni richieste dai ricorrenti affermando che la loro pubblicazione avrebbe potuto arrecare «serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari» delle imprese che avevano presentato gli studi, e negando l'esistenza di un «interesse pubblico prevalente» per la loro divulgazione.

Specificamente al ricorso degli eurodeputati, l'Efsa aveva sostenuto che non esiste alcun «interesse pubblico prevalente» alla divulgazione di quelle parti degli studi scientifici a cui i ricorrenti chiedevano accesso, dal momento che non si trattava di informazioni «emissioni nell'ambiente» ai sensi del regolamento di Aarhus. L'Autorità di Sicurezza alimentare, inoltre, aveva ritenuto quelle informazioni non necessarie per verificare la valutazione dei rischi effettuata in base al regolamento Ue relativo all'immissione sul mercato dei pesticidi.

Ma il Tribunale di primo grado dell'Ue ha bocciato le motivazioni dell'Efsa e ritenuto, invece, che l'interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell'ambiente non è solo sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell'ambiente, ma anche comprendere il modo in cui questo avviene, e gli effetti e i danni che le emissioni possono provocare, a termine più o meno lungo.

Il Tribunale ha concluso dunque che gli studi richiesti devono essere considerati informazioni riguardanti «emissioni nell'ambiente» ai sensi del regolamento di Aarhus, che la loro divulgazione presenta un «interesse pubblico prevalente», e che l'Efsa non poteva negarne la divulgazione.